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Firenze, sequestrate polizze vita per 200mila a un imprenditore calabrese

Nell’ambito dell’indagine, era stato ricostruito un sistema, volto, da un lato, a riciclare i soldi illecitamente acquisiti da due consorterie criminali calabresi e una campana e, dall’altro, a cre…

Pubblicato il: 29/12/2020 – 11:31
Firenze, sequestrate polizze vita per 200mila a un imprenditore calabrese

FIRENZE La GdF di Firenze ha eseguito una misura di prevenzione patrimoniale nei confronti di un imprenditore di origini calabresi a Empoli (Firenze) che ha portato al sequestro di alcune polizze vita per un valore di circa 200mila euro. Le indagini, svolte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria delle Fiamme Gialle, avrebbero evidenziato distrazioni dal patrimonio di un’impresa nel settore della concia delle pelli da parte dell’imprenditore Cosma Damiano Stellitano. Distrazioni, spiega sempre la Gdf, realizzate attraverso operazioni commerciali e bancarie.
Sulla base delle risultanze, la procura di Firenze, ha avanzato la richiesta della misura patrimoniale e poi il tribunale per le misure di prevenzione ha emesso il provvedimento di sequestro.
La misura, ricorda ancora la Gdf, si aggiunge ad una analoga eseguita alla fine del 2019 quando furono sequestrati beni e disponibilità finanziarie per un valore di circa 2 milioni di euro, consistenti in diversi rapporti bancari, autoveicoli, aziende, quote societarie e immobili.
L’attività del 2019 traeva origine dall’operazione ‘Vello d’Oro’ che nel 2018 aveva portato all’arresto di 14 persone tra Calabria e Toscana, per una serie di gravi reati condotti anche con l’aggravante del metodo mafioso, (associazione per delinquere, estorsione, usura, riciclaggio, attività finanziaria abusiva e altri contestati a vario titolo).
Nell’ambito dell’indagine, era stato ricostruito un sistema, volto, da un lato, a riciclare i soldi illecitamente acquisiti da due consorterie criminali calabresi e una campana e, dall’altro, a creare riserve occulte di contante presso aziende toscane. Al tempo, erano state attenzionate alcune società riconducibili all’imprenditore, che avevano veicolato i capitali in raccordo tra quelle coinvolte e un sodalizio contiguo alle famiglie ‘ndranghetiste dei Barbaro e dei Nirta, nonché soggetti collegati al clan camorristico Lo Russo.

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