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I veri precari e quelli falsi presi con le mani nella marmellata

La lettera di Bianca Maria Vitalone sul caso degli elenchi della Legge 12. Quella che i magistrati definiscono la «compagna di Ruberto» si autoincensa ma dimentica i contenuti dell’inchiesta “Calab…

Pubblicato il: 29/12/2020 – 21:55
I veri precari e quelli falsi presi con le mani nella marmellata

Riceviamo e pubblichiamo, epurata dalle offese gratuite per renderla comprensibile, la lettera che Bianca Maria Vitalone ci ha inviato in merito al servizio “Nell’elenco dei precari da stabilizzare anche le “assunzioni” «clientelari» volute da Ruberto e Galati.
I contratti “annullati” non sono i contratti che hanno permesso ai lavoratori di iscriversi all’elenco in questione. Si poteva iscrivere all’elenco della Legge12 chi era in servizio, con contratti di lavoro a termine, al 08/07/2014, mentre i contratti erroneamente “incriminati” erano contratti con decorrenza ottobre/novembre 2014. Io non sono solo la campagna di qualcuno ma sono soprattutto una donna istruita e acculturata con una laurea presa a 24 anni, un master e due corsi di perfezionamento post-universitari, nonché una lavoratrice preparata e competente con le seguenti esperienze in 25 anni di carriera professionale nel settore privato come in quello pubblico (si sieda perché ci vorrà tempo per leggere):
– Docente di Economia azienda e Matematica finanziaria, dal 1999 e con anni di insegnamento e regolarmente iscritta nelle graduatorie provinciali e di istituto e, si tenga forte, non ero la compagna di nessun politico in quel momento.
– Dirigente per conto della Pro Loco di LT, nel 2005 e per sette anni dell’Ufficio IAT, Aeroporto Internazionale di Lamezia Terme, la cui titolarità è dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro e con la quale abbiamo lavorato in sinergia nel settore turistico e dell’accoglienza, nonché della promozione del territorio della regione Calabria; io personalmente, per il lavoro svolto da me e dal mio competente staff di persone laureate, sono stata intervistata su Rai 3, sulle tv locali e sulle principali testate giornalistiche locali per anni, ho organizzato e fatto il moderatore a convegni e conferenze regionali al fianco dei vertici comunali, provinciali e regionali; sempre io, dato che ci tiene molto a parlare di me, sono stata incaricata dalla Provincia di Catanzaro, Assessorato al Turismo, ad affiancare, quale esperto, la regia di due puntate della famosa e seguita trasmissione Geo&Geo sull’istmo catanzarese e, si tenga forte, non ero la compagna di nessun politico in quel momento.
– Proprietaria e amministratore unico della società Vitalone Srl, azienda di famiglia condotta con successo da mio padre fin dal 1958 e mandata avanti dai figli con studio, dedizione e grandissimo impegno e, si tenga forte, non ero la compagna di nessun politico in quel momento. – Imprenditore dal 1996 e con anni di esperienza nel settore turistico e Direttore tecnico di ben due agenzie di viaggio, titolo conseguito con concorso pubblico e conseguente iscrizione presso l’albo professionale regionale e, si tenga forte, non ero la compagna di nessun politico in quel momento.
– Ricercatrice presso Fondazione Field nel 2005 per un anno e, si tenga forte, non ero la compagna di nessun politico in quel momento.
– Capo progetto presso Fondazione Calabria Etica nel 2011 e per 4 anni e, si tenga forte, non ero la compagna di nessun politico in quel momento.
Per entrare ho partecipato, come tutti i lavoratori e come era di norma, presentando il mio brillante CV ad una short list regionale e sostenendo il mio altrettanto brillante colloquio di lavoro con una commissione regionale e il Presidente Ruberto non era il mio compagno anzi, entrambi, eravamo legati ad altre persone in matrimonio e solo in seguito il nostro rapporto è mutato in qualcosa di diverso che dura ancora oggi. E le chiedo, da donna a donna, crede fermamente che le donne, siano esse mogli, sorelle, figlie, vicine a coloro che ricoprono ruoli istituzionali importanti, possano essere solo aspiranti casalinghe di professione? Forse, con il suo sudicio articolo avrà dato un ulteriore blocco all’assunzione dei precari della Legge 12, regalando un triste 2021 a tanti padri e madri di famiglie, a lavoratori che aspettano da anni questa doverosa e giusta stabilizzazione perché guadagnata sul campo ma, non è riuscita e non riuscirà mai nell’intento che il giornale per cui scrive persegue da anni: distruggere persone oneste come il Signor Ruberto e la sottoscritta, le cui dignità, professionalità e serietà rimangono intatti.
Distinti saluti
Dott.ssa Bianca Maria Vitalone

Prendiamo atto della replica della dottoressa Vitalone. E del fatto che, quando si viene presi con le mani nella marmellata, ci si resta male. E ci si insudicia, a volte; perché sudicie sono certe manovre, non gli articoli che le raccontano. Prendiamo altresì atto anche del corposo curriculum – si può leggere anche in piedi, per la verità, ma va bene così – e della contestuale umiltà di Vitalone nell’aver atteso per anni di venire stabilizzata in Regione Calabria piuttosto che sedere nel cda di una prestigiosa azienda (era quella del papà, certo, ma va bene anche questo). Precisiamo, per dovere di cronaca, che il ruolo di “compagna di” non glielo abbiamo cucito addosso noi ma viene riportato nei faldoni dell’inchiesta “Calabria Etica” che, guarda caso, è stata redatta e viene condotta oggi in aula da un pubblico ministero donna (e con questo possiamo considerare chiuso l’argomento sul sessismo). Un’inchiesta, prima giornalistica che investigativa, che spinse la dottoressa Vitalone alle dimissioni, rescindendo un contratto considerato dagli inquirenti «quello con il corrispettivo più elevato tra le centinaia di contratti acquisiti». Ma siamo noi a pensar male, certamente. Non ce ne voglia la dottoressa Vitalone ma la sua replica, nella quale autoincensa il proprio «brillante curriculum vitae» e sostiene di fare «maledettamente alla grande» il proprio lavoro – tra una docenza di economia a scuola, un contratto alla Pro loco, la moderazione di convegno e una comparsata in tv – appare più come incoraggiamento a se stessa che non un attacco a noi. L’importante, come si dice, è crederci.
Più grave è voler far credere che il nostro intento sia persecutorio – addirittura «distruggere» qualcuno: abbiamo ben altro a cui pensare. E legare il destino dei precari “imbucati” a coloro i quali, invece, avrebbero effettivamente maturato il diritto di essere assunti è pericoloso e ripropone una pratica che, in Calabria come altrove, si spera sia superata: quella di confondere il diritto dei giusti con il favore dei raccomandati di turno.

Il direttore

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