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“Turbare una stella”, tra “storie” e “cammini” il racconto-viaggio di Francesco Bevilacqua

L’ultimo libro dello scrittore, edito da Rubbettino, rivela «l’amore contrastato fra spirito e materia non con la freddezza del saggio, ma con il calore della narrativa»

Pubblicato il: 02/01/2021 – 9:36
“Turbare una stella”, tra “storie” e “cammini” il racconto-viaggio di Francesco Bevilacqua

“Turbare una stella. Spirito e materia. Storie e cammini”. È il titolo dell’ultimo libro dello scrittore e divulgatore Francesco Bevilacqua, edito da Rubbettino. «“Le cose sono unite da legami invisibili: non si può cogliere un fiore senza turbare una stella”: è la frase completa, attribuita a Galileo Galilei, che dà origine al titolo di questo libro», si legge nella presentazione della Rubbettino, nella quale si parla dell’ultima fatica letteraria di Bevilacqua come di «un libro che prova a raccontare l’amore contrastato fra spirito e materia non con la freddezza del saggio, ma con il calore della narrativa: un alternarsi di “storie” (le tappe dello svolgersi di quella relazione nei secoli) e di “cammini” (i reportage dei viaggi a piedi dell’autore alla ricerca della propria interiorità, prima ancora che della bellezza della natura-materia). Il tutto intriso di lieve erotismo. Come per testimoniare dell’incontro fra due amanti, a volte avvinti l’un l’altro, più spesso crudelmente separati». In “Turbare una stella” di Bevilacqua, nel suo racconto-viaggio «compaiono altre domande: perché la Terra ha subìto tante profanazioni? Cosa spinge l’uomo a far del male ai suoi simili? Qual è la causa dell’eclissi del sacro? Perché le nostre sono divenute civiltà del panico, dell’apparenza, della competizione, della bulimia edonistica e consumistica? Davvero crediamo di poter sconfiggere la morte? Alla fine del viaggio l’autore, nel cercare la sostanza della materia ne riscopre lo statuto animico, nello scandagliare l’essenza dello spirito ritrova la sua dimensione materica». Nella presentazione della Rubbettino si evidenzia che «Francesco Bevilacqua si definisce cercatore di luoghi perduti. Quando qualcuno gli chiede cosa fa nella vita risponde: “curo una malattia epidemica in Calabria, l’amnesia dei luoghi, che produce nella gente uno stato di coma neurovegetativo topografico. Per guarire dal quale promuovo cliniche dei risvegli e prescrivo come cura l’omeopatia del brutto e l’oikofilia. Tutto con metodi naturali: cammini, libri, foto, filmati, narrazioni”. Descrive il suo modo di viaggiare come stanzialità errante, i cui mezzi sono le gambe e l’istinto, affinati dall’esperienza della natura e della montagna, dallo studio e dalla lettura. Sui temi dedicati alla riscoperta dei parchi, del viaggio, del paesaggio, delle bellezze naturali calabresi e sulla loro percezione in narratori e viaggiatori ha scritto quindici libri. Altri tre li ha dedicati al rapporto tra uomo e natura. Un altro è un compendio ragionato di commenti a 100 libri per comprendere la Calabria, tra letteratura, storia, geografia, scienze sociali».

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