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Rinascita-Scott, oltre 900 testimoni al processo. Anche Spatuzza e il giudice Petrini

Sono 908 i testi che verranno ascoltati nell’aula bunker di Lamezia Terme, tra pentiti storici di Cosa Nostra, ex boss e killer delle cosche e nuovi collaboratori. Compresi i tre “protagonisti” che…

Pubblicato il: 05/01/2021 – 19:51
Rinascita-Scott, oltre 900 testimoni al processo. Anche Spatuzza e il giudice Petrini

di Alessia Truzzolillo
CATANZARO
C’è anche Gaspare Spatuzza tra i 908 testimoni che verranno sentiti nel corso del maxi-processo “Rinascita-Scott”, istruito dalla Dda di Catanzaro contro le cosche della provincia di Vibo Valentia e i loro numerosi sodali tra i quali risultano imputati colletti bianchi, esponenti delle forze dell’ordine, del mondo politico e dell’imprenditoria.
Il super pentito di Cosa Nostra, 56 anni – rapinatore e sicario della famiglia criminale di Brancaccio, autoaccusatosi di essere tra gli esecutori della strage di Via D’Amelio nella quale perse la vita il magistrato Paolo Borsellino – è un profondo conoscitore delle dinamiche relazionali tra famiglie mafiose e tra la mafia e il mondo politico e degli affari.
Sono 908, dicevamo (se si escludono 5 collaboratori di giustizia deceduti in relazione ai quali verranno acquisite le dichiarazioni rese in passato), i testimoni che verranno ascoltati nel corso del maxi-processo “Rinascita-Scott” che avrà inizio il prossimo 13 gennaio nella nuova aula bunker di Lamezia Terme.

PETRINI, SANTORO, SARACO Tra questi – nella lista dei “collaboratori di giustizia o imputati di reato connesso” – spicca anche il nome dell’ex presidente della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro Marco Petrini, condannato a 4 anni e 4 mesi per corruzione in atti giudiziari dal gup del Tribunale di Salerno, per avere accettato denaro e altre regalie in cambio di interventi (o promesse di interventi) nei processi. Un “sistema”, quello raccontato dall’ex giudice, che viene fuori in particolare nell’interrogatorio del 25 febbraio 2020. E proprio in relazione a questo interrogatorio Petrini verrà sentito nel corso del maxi-processo. Dichiarazioni forti, e in parte ritrattate, quelle del 25 febbraio nel corso delle quali Petrini chiama in causa nel sistema corruttivo il collega giudice Fabrizio Cosentino, l’avvocato Salvatore Staiano, l’avvocato Marcello Manna, l’avvocato Luigi Gullo (ne abbiamo scritto qui e anche qui).  Ma Petrini parla anche dell’avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, imputato in Rinascita-Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 25 febbraio 2020, il giudice Petrini ricorda che il processo nel quale venne coinvolto era quello su Nicholas Sia, (accusato di avere accoltellato a morte un coetaneo, Marco Gentile, per un debito di droga e per essere stato deriso in pubblico più volte dalla vittima). Petrini (come abbiamo raccontato qui) afferma «che all’imputato la Corte ridusse su mia proposta la pena da 18 a 12 anni. Ribadisco che io ero il relatore. La somma promessami da Pittelli non mi fu poi mai consegnata». Due, racconta Petrini, sono i processi che il giudice ha incontrato nei quali Pittelli è stato difensore di imputati: a carico di Nicholas Sia e Rocco Delifino. Delfino, imprenditore ritenuto vicino alle cosche di Gioia Tauro, è anch’egli imputato in Rinascita-Scott. Il 17 aprile l’ex giudice ha ritrattato, in parte, le sue dichiarazioni. Ora dovrà riaffrontare gli argomenti davanti ai pm di Catanzaro, ai difensori e al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.
Oltre a Petrini, altri imputati coinvolti nel processo sulla corruzione nella Corte d’Appello dovranno testimoniare: il medico cosentino e “faccendiere” di Petrini, Emilio Santoro, detto Mario, (condannato a 3 anni e 2 mesi) e l’avvocato Francesco Saraco (condannato a un anno e 8 mesi). Saraco, in particolare, ha reso dichiarazioni parecchio pesanti riguardo a quello che lui definisce «il sistema» vigente a Catanzaro. «Però, dottore – dice rivolgendosi alle contestazioni del procuratore aggiunto di Salerno Luca Masini – io voglio dire una cosa, io la corruzione l’ho fatta perché il sistema a monte non ha funzionato, dottore». Saraco non ha mai ritrattato la propria testimonianza in gran parte riassunta nell’interrogatorio dell’11 febbraio 2020 nel quale, tra lunghi stralci omissati ha raccontato un’intricata rete fatta da rapporti strettissimi tra un avvocato del Foro di Catanzaro, Salvatore Staiano (legale di Giancarlo Pittelli), un consulente parecchio ammanicato, Claudio Schiavone (indagato a Salerno per la corruzione nella Corte d’Appello), il giudice del Riesame Giuseppe Valea (lo abbiamo raccontato qui).

NUOVI TESTIMONI Chiamati sul banco dei testimoni ci saranno anche pezzi da novanta come i collaboratori di giustizia Andrea Mantella, Nicola Figliuzzi, Raffaele Moscato; i lametini Giuseppe Giampà, Gennaro Pulice, Domenico Giampà; i reggini Giuseppe Scriva e Cosimo Virgiglio. E nuovi pentiti del Vibonese come Gaetano Antonio Cannatà (detto Sapituttu) e i fratelli Domenico e Michele Camillò. Dal 13 gennaio partirà un processo che si preannuncia infuocato già dalla lista testi. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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