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La ricetta della Cgil per il rilancio: «Ventimila posti di lavoro dall’ambiente, 5mila dall’archeologia»

Il segretario Sposato: «Non serve una rivoluzione, la Calabria ha donne e uomini che possono cambiare la situazione». Le 11 proposte sul tavolo della Regione e un’idea per Gioia Tauro: «Fca utilizz…

Pubblicato il: 10/01/2021 – 7:29
La ricetta della Cgil per il rilancio: «Ventimila posti di lavoro dall’ambiente, 5mila dall’archeologia»

CATANZARO L’emergenza sanitaria ha aggravato la crisi economica della Calabria, già afflitta da ritardi e problemi antichi, ma la ripartenza non è impossibile se istituzioni, politica, forze sociali e cittadini si rimboccheranno le maniche, a partire dalle prossime elezioni di primavera per la scelta del nuovo presidente della Regione. Ne è convinto il segretario generale della Cgil calabrese, Angelo Sposato. Conversando con l’Agi sulle prospettive del nuovo anno, Sposato sottolinea il calo del Pil e dell’occupazione determinato dalla pandemia, ma lancia anche un segnale di ottimismo perché, spiega, «la Calabria ha donne e uomini e risorse che possono cambiare la situazione senza grandi rivoluzioni, ma semplicemente puntando su una regione normale e sui giovani. I dati sulla crisi – spiega – sono da verificare. Ci stiamo lavorando con l’aiuto della Svimez e in collaborazione con le banche dati di diversi istituti, a partire dall’Istat. La crisi di sistema risulterà aggravata certamente. Se non ci saranno investimenti pubblici e un piano di riqualificazione del lavoro puntando sulle nuove tecnologie, la Calabria non sarà in grado di spendere le risorse del Recovery Fund. Occorre anche rivedere la governance dei fondi comunitari, con una gestione aperta al partenariato. La Regione ha rimodulato 500 milioni di euro del Por senza che nessuno lo sapesse. Occorre, quindi, aprire un tavolo finora chiuso e ristretto all’interno dei comitati di sorveglianza, consentendo alle forze sociali di dare il contributo. La politica non può procedere senza rendere conto a nessuno».
La Cgil rivendica scelte strategiche: «Non interventi a pioggia, come è stato sempre fatto disperdendo i fondi in mille rivoli, che spesso hanno richiamato l’attenzione della magistratura, ma interventi mirati. Noi abbiamo avanzato 11 proposte nell’ambito dei punti strategici del Recovery Fund». Transizione energetica, valorizzazione del patrimonio ecologico, rilancio della portualità, grandi infrastrutture, riforma istituzionale attraverso l’accorpamento dei Comuni («Quattrocento sono troppi e non riescono neanche a garantire iservizi – dice Spostato – mentre una regione più popolosa come la Puglia ne ha 300») sono alcuni dei capitoli suggeriti dalla Cgil calabrese come contributo al dibattito. «L’economia verde e le risorse dell’ambiente, attraverso il fotovoltaico e il ciclo dei rifiuti – fa rilevare ils egretario della Cgil Calabria – possono dare risposte importanti, così come la valorizzazione della forestazione riconvertendo la figura dell’operaio forestale che possono diventare figure innovative». Il modello è la Toscana, dove la Regione e l’impresa privata hanno dato vita ad un consorzio. «Dobbiamo coinvolgere i giovani orientandoli sul turismo, la forestazione e la zootecnia innovativi». I beni archeologici costituiscono l’altra risorsa che il segretario della Cgil vorrebbe vedere valorizzati. «Pensiamo a Pompei – dice – e guardiamo alla storia di questa regione con il suo passato magnogreco, dall’antica Kroton a Skilletion o alla stessa Reggio. Potremmo ricavare 20.000 posti investendo sull’ambiente e altri 4-5.000 puntando sull’archeologia che potrebbe impegnare giovani ingegneri e archeologi nel recupero delle testimonianze del passato».
C’è poi la partita delle infrastrutture, delle zone economiche speciali, dei porti. «Il porto Gioia Tauro – afferma il segretario della Cgil calabrese – funziona oggi solo come polo del transhipment. se i containers che vi approdano fossero anche aperti e lavorati, da solo lo scalo calabrese garantirebbe un punto di Pil nazionale». Come? «Sarebbe sufficiente – dice Sposato – che la Fca, che oggi vi smista le auto verso diverse destinazioni, utilizzasse la grande area retroportuale per assemblarle. Ma è solo un esempio. Altre iniziative potrebbero coinvolgere porti importanti come quelli di Corigliano, Crotone e Vibo. Reggio Calabria ospita lo stabilimento Hitachi che produce treni per tutto il mondo. Potrebbe farlo anche per l’Italia. Fs italiane, Fincaantieri e tutti i grandi gruppi delle partecipazioni statali potrebbero investire in Calabria».
Il discorso scivola sulle grandi infrastrutture. Si riparla del ponte sullo Stretto di Messina. Il segretario della Cgil al riguardo, risponde: «Prima di fare il ponte, bisognerebbe trovare il modo di arrivarci attraverso l’alta velocità ferroviaria che esclude la Calabria, l’elettrificazione della linea ionica coinvolgendola nel corridoio Berlino-Palermo e utilizzando treni elettrici veloci, e naturalmente completare la statale 106 ionica”. Progetti ambiziosi che passano per l’impegno delle istituzioni. “La politica calabrese – rimarca Sposato – è impegnata nella ricerca di alleanze e candidati. Si punta sui nomi altisonanti, spesso persone che con la calabria non ha niente da spartire. Invece bisognerebbe coinvolgere uomini e donne di valore che in questa regione non mancano per mettere a punto iniziative concrete. Quelle iniziative che permetterebbero ai tanti cache si affermano all’estero di rientrare nella loro regione». Poi bisogna fare i conti con la mafia più potente del mondo. «La ‘ndrangheta – sottolinea Sposato – ha una liquidità di denaro impressionante, rischia di soppiantare l’economia legale. Occorre che i partiti selezionino il personale politico facendo una scelta etica e legalitaria. Sono le persone migliori che devono fare politica».
Resta sempre dolente il tasto della sanità: «Occorre un reset totale, è il tema dei temi. Bisogna mettere al centro non le nomine ma il diritto alla salute. La politica deve concentrarsi su questi temi».
Ma intanto, dopo la scomparsa prematura di Jole Santelli, la Calabria non ha un presidente. La Giunta in carica può gestire l’ordinaria amministrazione. «In questa fase – dichiara Sposato – è il governo nazionale che deve intervenire. Chiederemo un incontro sui temi dello sviluppo ma anche sulla sanità. La politica deve impegnarsi su questi temi, cosa che finora non è stata fatta. Parlo delle forze di maggioranza – precisa e di quelle d’opposizione».

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