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«La lectio divina di Letizia Moratti»

di Romano Pitaro*

Pubblicato il: 19/01/2021 – 16:29
«La lectio divina di Letizia Moratti»

“Beati voi ricchi, perché vostro è il regno di Dio… e i vaccini”. La richiesta dell’assessora Letizia Moratti al commissario Arcuri di vaccinare prima i lombardi perché hanno i danè, pare un completamento delle “Beatitudini” di Luca che, scrivendo il suo canonico Vangelo, più o meno sette decenni dopo la crocifissione di Gesù, non era al corrente dell’epopea lombarda aggiornata da donna Letizia Maria Brichetto Arnaboldi vedova Moratti e, pertanto, aveva omesso di includere nello straordinario “Discorso della Montagna” sia i benestanti che le contromisure pandemiche. Ora, mala tempora currunt, appresa la sorprendente istanza, in tanti, specie nel tapino Mezzogiorno, che avrà pure l’aria buona e il mare bello ma a “Pil” è messo maluccio, hanno urlato allo scandalo e all’ingiustizia. C’è dunque da decidersi: trattasi di una colta intuizione nordica per la cui bontà, da valutare “sine ira et studio”, occorre scomodare i Padri della Chiesa e, per gli effetti sociali che ne deriverebbero, le Autorità della Repubblica o, più semplicemente, di una cazzata sesquipedale? Forse, né l’una né l’altra. Tralasciando, anche in ossequio alla celeste ingiunzione di non nominare invano il Nuovo Testamento di cui si consiglia un accorto ripasso, non c’è dubbio che se donna Letizia si appellasse al “Pil” in una chiacchierata con le amiche a nessuno verrebbe voglia d’interferire. Dato, però, che la Signora firma la suddetta richiesta da Assessora di una Regione del Belpaese e che, considerati i suoi trascorsi politici e le mire a scranni più elevati della Repubblica che le attribuiscono, c’è di che stare allerta. La Signora, infatti, ignora tutto. E con leggerezza cacofonica tutto offende. Non solo le “Beatitudini”, ma soprattutto la Costituzione: i suoi valori basilari e l’innegoziabile prescrizione dell’articolo 3. Quel testo, per dire, costato lacrime e sangue che spiega perché siamo italiani e (punto affatto marginale) impone a chi svolge funzioni pubbliche di agire con “disciplina e onore” (art. 54). Il che, visto il successo d’ogni scorciatoia populista nonché l’approssimazione culturale che tinge il pubblico dibattito italico, induce a stare all’erta. Perché è possibile che questo tipo di messaggio non sia frutto di crasse sottovalutazioni sacre e costituzionali “dal sen fuggite”, ma il portato di un pregiudizio antimeridionale di cui non s’è trovato, pur occupandosene da ben 160 anni, il vaccino. Uno sgradevole sentimento che oggigiorno, profittando della crisi e del disordine politico generale, rischia di galoppare e a cui la Signora, da ambasciatrice che porta pena, strizza l’occhio.
*giornalista

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