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"Pacta Sunt Servanda", dissequestrati i beni di Salvatore Pantusa

I legali hanno depositato a corredo della memoria difensiva ulteriore materiale investigativo per dimostrare l’estraneità ai fatti contestati

Pubblicato il: 21/01/2021 – 18:57
"Pacta Sunt Servanda", dissequestrati i beni di Salvatore Pantusa

COSENZA Il Collegio del Tribunale del Riesame di Cosenza – composto dai dottori De Vuono, Branda, Antico – ha annullato l’ordinanza che disponeva il sequestro per equivalente dei beni, tra gli altri indagati, del commercialista Salvatore Pantusa, difeso dagli avvocati Francesco Muscatello e Sergio Sangiovanni. I legali, in sede di discussione, hanno depositato a corredo della memoria difensiva ulteriore materiale investigativo per dimostrare l’estraneità del loro assistito ai fatti contestati. Il provvedimento segue quello del Tribunale della Libertà di Catanzaro che aveva annullato la misura della custodia cautelare a carico dello stesso indagato. Come si legge nelle motivazioni del Tribunale «la lettura e l’esame degli atti impone di operare una netta distinzione tra i soggetti destinatari della cautela reale, non ricorrendo neppure l’astratta configurabilità del reato a carico di Pantusa Salvatore». Secondo la valutazione del Tribunale del Riesame «non sono stati forniti elementi per ravvisare, ancorché a livello di fumus, la configurabilità del concorso del reato a carico dei suddetti. Nella compiuta descrizione della vicenda usuraria non emerge alcuna circostanza che veda coinvolti i medesimi in ordine alla pattuizione ed alla riscossione degli interessi usurari. Così pure le intercettazioni non rivelano alcun contributo concreto da parte di costoro allo svolgimento dello specifico rapporto usurario».
L’INCHIESTA L’attività investigativa, trae origine da una prima denuncia sporta da un imprenditore edile vittima di presunte pressioni usuraie da parte di un sodalizio con base operativa a Castrovillari. A fronte di un prestito iniziale di circa 30mila euro, l’imprenditore avrebbe dovuto restituire dal 2012 al 2018, una somma pari ad oltre 250.000 euro in denaro, beni e servizi. (f.b.)

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