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BASSO PROFILO | Le mani del "principino" Gallo sull'appalto del consorzio di bonifica ionio-crotonese

Attraverso l’inchiesta coordinata dalla Procura di Catanzaro, ricostruiti i contatti tra l’imprenditore e il Rup, Pino Volpe, per aggiudicarsi una gara del 2017 per la «fornitura di materiali e dis…

Pubblicato il: 23/01/2021 – 7:30
BASSO PROFILO | Le mani del "principino" Gallo sull'appalto del consorzio di bonifica ionio-crotonese

di Giorgio Curcio
CATANZARO
L’anello di congiunzione tra il mondo dell’imprenditoria e alcune delle cosche ‘ndranghetistiche più influenti del crotonese e del cirotano, ma anche molto attento alle dinamiche politiche e la gestione degli appalti. Tra le carte dell’inchiesta “Basso profilo”, coordinata dalla Procura di Catanzaro guidata da Nicola Gratteri, emergono ulteriori elementi che delineano quello che è il profilo di Antonio il “principino” Gallo, tra le persone arrestate nel corso del blitz. Di lui, scrivono gli inquirenti, ne parlano i collaboratori di giustizia ma, nel corso delle indagini, sono emersi ulteriori e importanti dettagli che ne hanno aggravato il quadro indiziario.
Dalle intercettazioni captate, sia ambientali che telefoniche, è emersa la sua capacità di penetrazione anche nel settore degli appalti pubblici, sfruttando il suo legame con alcuni esponenti di spicco della criminalità organizzata come Mario Donato Ferrazzo, boss di Mesoraca, e personaggio influente nella fascia jonica dell’alto catanzarese, in particolare – rilevano gli investigatori – dopo l’inchiesta “Borderland” che, di fatto, ha decimato la cosca Trapasso fino a quel momento particolarmente influente in quel territorio.
L’APPALTO DEL CONSORZIO IONIO-CROTONESE Dalle intercettazioni, infatti, gli inquirenti hanno ricostruito la sua grande capacità nel raggiungere gli enti statali, consorzi e cooperative anche di portata nazionale.Gallo, titolare di un’attività di antinfortunistica, aveva messo gli occhi in particolare su un bando, quello relativo alla gara d’appalto indetta presso il consorzio ionio-crotonese nell’anno 2017. È il 13 giugno 2017 quando, con determina a contrarre n. 59, il direttore unico del Consorzio di bonifica Ionio Crotonese rende nota l’esigenza di «procedere all’affidamento della fornitura di materiali e dispositivi (DPI) antinfortunistici occorrenti per la realizzazione dei lavori nei cantieri forestali del comprensorio di bonifica ionio crotonese previsti nel piano di forestazione per l’anno 2017». Il RUP (responsabile unico del procedimento) designato è Pino Volpe, finito agli arresti domiciliari nel blitz “Basso profilo”, che si sarebbe occupato dell’affidamento della fornitura per tutti i cantieri del comprensorio insistenti nei seguenti comuni: Petilia Policastro, Mesoraca, Cirò, Melissa, Cirò Marina, Cutro, Isola Capo Rizzuto, Rocca di Neto, Roccabernarda, Santa Severina, Crotone, Belvedere Spinello, Casabona, Umbriatico, Pallagorio, Carfizzi, Crucoli, San Mauro Marchesato, Scandale, Savelli, Verzino, Caccuri, Cerenzia. Per gli inquirenti, però, sono diverse irregolarità che dimostrano l’esistenza di una collusione precisa tra i pubblici ufficiali e Antonio Gallo.
L’INTERESSE PER IL BANDO E LA “CONCORRENZA” Dopo soli sette giorni dall’indizione della gara, infatti, gli inquirenti captano una prima conversazione tra Volpe e Gallo, relativa proprio al contenuto del bando, ritenuto pieno di incongruenze «errori miei e non errori tuoi… lo guardiamo punto, per punto». «Allora quando vedo che la vince lui, io gli dico gentilmente, per vedere gli articoli, visto che sono prezzi un poco strani…». Il 24 agosto 2017 la commissione aggiudicatrice trasmette al responsabile del procedimento la graduatoria, nella quale l’azienda di Gallo arriva seconda. Il giorno successivo – è ricostruito nelle carte dell’inchiesta – Gallo cerca in tutti i modi di fare ostruzione quando scopre che una società concorrente con sede a Napoli aveva applicato dei prezzi migliori dei suoi per aggiudicarsi il bando, annunciando che avrebbe fatto anche richiesta di accesso agli atti, dimostrando allo stesso tempo di conoscere già l’esito della gara nonostante l’apertura delle buste fosse prevista per il 4 settembre.
LA CENA E LE BUSTE APERTE È proprio il 4 settembre 2017 quando, in occasione dell’apertura delle buste, il “principino” Antonio Gallo si reca a cena a Cotronei in compagnia del membro della commissione, Giuseppe Selvino (finito agli arresti domiciliari), il boss Mario Donato Ferrazzo, Rodolfo La Bernarda (anche lui agli arresti domiciliari) e altri soggetti. I tre, Gallo, Selvino e Volpe – si legge fra le carte dell’inchiesta – in quell’occasione discutono sulle offerte formulate dai concorrenti e sulle possibili difformità di alcuni suoi prodotti.
«Se tutte e tre, il responsabile del procedimento (RUP, Pino Volpe detto Sergio, ndr) verifica che c’è un articolo difforme, dichiara deserta la gara, perché venite esclusi tutti e tre e siccome c’è l’urgenza si procede a fare gli affidamenti… nel momento in cui si fa gli affidamenti, lui vede il materiale che gli serve e può anche prendere gli articoli che erano conformi nella gara hai capito».
Dopo aver appreso di aver perso la gara d’appalto, la preoccupazione di Gallo è quella di posticipare quanto più possibile il provvedimento di aggiudicazione, chiedendolo direttamente al membro della commissione Selvino «ma io la, la proposta di aggiudicazione la devo pubblicare, forse non hai capito, cioè oggi si chiude il procedimento».
«LO FACCIO A PEZZI» Nel corso della cena, inoltre, gli inquirenti captano altre conversazioni significative. In una di queste lo stesso “principino” minaccia di «fare a pezzi» Rodolfo La Bernarda impiegato proprio presso il consorzio di bonifica. Secondo gli inquirenti, l’uomo non avrebbe fatto quello che Gallo si aspettava, nonostante secondo lo stesso «avesse assunto il figlio all’aeroporto di Crotone grazie a lui». È chiaro, secondo gli inquirenti, che i rapporti di Gallo negli enti pubblici erano agevolati sia dal contatto con Volpe, sia da quelli con La Bernarda. In un successivo incontro avvenuto il 14 settembre 2017, lo stesso Selvino si sarebbe reso disponibile nei confronti di Gallo a redigere insieme una nota di segnalazione contro le altre imprese, consigliandogli comunque di non esporsi troppo lasciando che a muoversi fossero le altre due imprese per invalidare la gara. E infatti, rilevano gli inquirenti, con la determina n. 12 del 19 febbraio del 2018, Pino Volpe firma la l’”Esclusione delle ditte partecipanti – Dichiarazione di gara deserta” dopo che le due impresi concorrenti avevano segnalato quella dello stesso Gallo sulla non conformità dei suoi prodotti.
GLI AFFIDAMENTI DIRETTI L’obiettivo del Gallo era chiaro: ottenere l’annullamento della gara e beneficiare di affidamenti diretti per potere erogare i prodotti antiinfortunistici necessari all’ente pubblico. E la polizia giudiziaria – si legge nelle carte dell’inchiesta – ha acquisito tutti gli affidamenti diretti effettuati, fino al 2018 dal consorzio di Crotone e di Catanzaro, firmati da Giuseppe Truglia, anche lui arrestato nel blitz, consigliere comunale di Vallefiorita e dipendente del consorzio di bonifica ionio crotonese a favore della “Antinfortunistica GALLO srl”. Affidamenti diretti da parte dei due consorzi che avrebbero permesso, per anni, al “principino” Gallo di poter contare su un piano cadenzato di bonifici a fronte di forniture di prodotti per l’antinfortunistica e non solo, per diverse migliaia di euro. In totale ammonta a 364.809,64 euro i versamenti ricevuti dal consorzio di bonifica crotonese, 31.175,1 euro da quello catanzarese. (redazione@corrierecal.it)

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