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«A Calabria Verde Gallo trovò pane per i suoi denti»

di Aloisio Mariggiò*

Pubblicato il: 25/01/2021 – 12:11
«A Calabria Verde Gallo trovò pane per i suoi denti»

Con il trascorrere degli anni, ho imparato che la verità, anche se negata o nascosta, prima o poi, emerge. Bisogna solo avere pazienza. Se si ha pazienza, con il tempo si registrano improvvisi ed inaspettati episodi sincronici che ti ridanno fiducia e carica emotiva, ti danno conferma sulla bontà delle tue scelte, ti fanno credere nell’esistenza di una “manina” che, utilizzando persino gli stessi soggetti che ti hanno procurato del male, riassembla i pezzi di quello che io chiamo “il coccio della vita”. Una “manina” che allontana da te il pensiero che la giustizia terrena sia sempre “sorda, muta e ceca”.
Se si è agito con coscienza e nel rispetto delle regole, arriva anche il riscatto morale. Ciò premesso, vengo al punto.
Nella mattinata del 21 gennaio u. s., si è avuta notizia dell’operazione “basso profilo” che vede più di 80 indagati dalla Dda di Catanzaro. Tra i destinatari di misure cautelari vi sono Franco Talarico, sino al 20 gennaio, assessore al bilancio della Regione Calabria, e tale Antonio Gallo, imprenditore catanzarese detto “il principino”, “…in grado di rapportarsi con i membri apicali di… gruppi mafiosi, … in senso organico e continuo”.
L’operazione è stata ampiamente ripresa dagli organi di informazione. Siccome curioso, ho voluto approfondire le cronache, andandomi a leggere l’ordinanza cautelare emessa dal Gip. Un’ordinanza di facile lettura. Non entrerò nel merito dei singoli addebiti. Nella mia veste di ex commissario straordinario dell’Azienda Calabria Verde, mi limiterò a richiamare, a prescindere dal successivo riscontro processuale dei singoli reati contestati, due inconfutabili dati di fatto che ho rilevato.
Il primo, riguarda la “centralità del ruolo” assunto nell’indagine dall’imprenditore Antonio Gallo, cui sono, tra gli altri, attribuiti una “capacità, diretta e/o indiretta, di penetrare qualsiasi tipo di tessuto sociale e istituzionale” e il ruolo di “procacciare appalti con enti pubblici…”, nonché di “interfacciarsi… con personaggi politici…” al punto da strappare loro, in cambio di sostegno elettorale, la promessa di “appoggi… per l’ottenimento… da parte della sua impresa di appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici…” a “enti pubblici economici e società in house…”.
Il secondo afferisce all’esistenza di evidenti contatti tra l’imprenditore Gallo ed il politico regionale Franco Talarico, al quale, nonostante “un mio personale risentimento”, auguro, per carità cristiana, ogni bene e, più in particolare, di dimostrare di non aver mai fornito “appoggi” ad aziende del “principino” nelle forniture di prodotti antinfortunistici a “enti pubblici economici e società in house…” della Calabria. Per i non addetti ai lavori, è bene chiarire che in Calabria quel tipo di forniture necessitano principalmente ai Consorzi di Bonifica, che sono “enti pubblici economici”, e a Calabria Verde, ente pubblico non economico, considerata “società in house” della Regione Calabria.
Nella seconda parte della misura cautelare, sono, comunque, evidenziati due episodi di possibili turbative per forniture di dispositivi antinfortunistici connessi a gare di un Consorzio di Bonifica che vede coinvolto, da una parte, il “principino”, titolare della ditta Gallo Antinfortunistica Srl, dall’altra, almeno, un dirigente dello stesso Consorzio. Poiché nel mese di dicembre 2018, nel pieno delle investigazioni, anche Calabria Verde aveva avviato una procedura di gara per l’acquisto di circa 500 mila euro di scarponi antinfortunistici, gara aggiudicata nel mese di dicembre 2019, mi sono non poco meravigliato nel non veder in alcun modo citati in ordinanza vertici e funzionari della mia ex Azienda.
Eppure la ditta di Gallo Antonio era una delle due ditte che avevano partecipato alla nostra gara. Ad avvenuta aggiudicazione in favore di altra azienda del salernitano, la ditta del Gallo aveva, altresì, provato ad ottenerne l’annullamento della gara come fatto con il Consorzio citato in ordinanza. Infatti, aveva proposto ricorso avverso il provvedimento, lamentando la non conformità del prodotto offerto dall’impresa vincitrice alle specifiche tecniche indicate negli atti di gara. Ritenendo tali affermazioni infondate e pretestuose, l’Azienda Calabria Verde ha resistito ottenendo piena soddisfazione dal Tar (sentenza n. 245/2020) e dal Consiglio di Stato (sentenza sez. V, n. 424/20219).
La correttezza e la legittimità dell’operato dell’Azienda Calabria Verde attestati dalle sentenze, non sono, ripeto non sono, merito mio. I meriti vanno al dirigente del Settore Forestazione, al responsabile del procedimento, ai componenti della commissione di gara (cercata, non a caso, fuori provincia), composta da giovani ingegneri del Cosentino, al giovane legale (anche questi cercato, non a caso, nel mondo universitario), alla stessa avvocatura aziendale. Grazie a tutti loro le operazioni di gara si sono svolte con il massimo rigore traducendosi nella scelta del migliore offerente, a vantaggio dell’efficienza della spesa dell’Ente, motivo per il quale, lo ammetto, nel leggere la misura cautelare, ho tanto sperato che tra le intercettazioni d’interesse vi fosse qualche commento diretto o indiretto sulla gara di Calabria Verde che, una volta tanto, non avrebbe potuto essere che positivo.
In attesa che l’inchiesta riesca a fare ulteriore chiarezza sul sistema di conduzione delle gare monitorate, posso affermare con orgoglio che l’imprenditore Gallo Antonio, in Calabria Verde, ha trovato pane per i suoi denti. La resistenza opposta dall’Azienda mi ha, persino, fatto pensare che l’impegno da me profuso in questi anni nel tentativo di dare discontinuità a precedenti opache logiche di gestione, “nonostante i miei limiti”, abbia forse sortito effetto.
Dottor Talarico, in chiusura, vorrei chiarirle il perché di quel “…mio personale risentimento”, cui ho sopra fatto cenno. Il risentimento scaturisce dal contenuto della delibera di Giunta Regionale con la quale sono stato sostituito.
Tutti i presenti, lei compreso (cui ritengo di non aver mai fatto mancare il dovuto rispetto, dimostrando persino non poca sensibilità nell’accogliere istanze volte a soddisfare, nell’ambito delle competenze di Calabria Verde, esigenze che le giungevano dal territorio), in quell’atto di Giunta hanno affermato che alla base della mia sostituzione vi sarebbe stato il “venir meno del rapporto fiduciario”. Per quello che è accaduto ed accade, mi chiedo oggi: “di quale rapporto fiduciario parlavate, del vostro verso il mio o del mio verso il vostro?”
Onorevole Talarico, sappia che non sono risentito per la sostituzione (che mi ha risolto non pochi problemi), ma per quella frase che ha messo in discussione il mio operato e ha offeso la mia dignità. Sappia che a quella frase, che non dimenticherò facilmente, non ho subito replicato a causa di un contesto temporale non troppo favorevole alle figure dei commissari straordinari. Sappia, però, che allo stato sono sempre più pervaso dalla speranza che, pezzo dopo pezzo, lontano dalle insidie quotidiane (non soltanto in tema di gare) che si incontrano all’interno di quell’Azienda, possa far finalmente sentire la mia voce.
*ex direttore generale di Calabria Verde

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