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«Su Tallini soltanto sospetti. Non ha avuto contatti con le cosche»

Le motivazioni del Riesame sulla posizione dell’ex presidente del consiglio regionale. «Rapporti con persone formalmente insospettabili»

Pubblicato il: 18/02/2021 – 18:22
«Su Tallini soltanto sospetti. Non ha avuto contatti con le cosche»

CATANZARO «Tallini ha avuto rapporti solo con personaggi in apparenza estranei al contesto criminale e non anche con figure che potessero essere percepite come vicine alla cosca». In questo senso «è lo stesso gip a escludere contatti diretti tra Tallini e Gennaro Mellea», capo del clan dei Gaglianesi, «arrivando persino a dubitare della presenza di Domenico Grande Aracri all’incontro in assessorato». Il Tribunale del riesame di Catanzaro sviluppa in una quarantina di pagine il ragionamento che ha portato all’annullamento della misura cautelare nei confronti dell’ex presidente del consiglio regionale, che era stato posto ai domiciliari dal giudice delle indagini preliminari per il suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta “Farmabusiness”. Sul politico di Forza Italia, difeso dai legali Vincenzo Ioppoli e Valerio Zimatore, ci sarebbero sospetti non supportati dai riscontri necessari a superare la soglia della gravità indiziaria. Anche i rapporti tra l’ex assessore regionale al Personale e l’avvocato Domenico Grande Aracri «non appaiono pacifici, non essendo, sufficientemente riscontrate le circostanze degli incontri (il primo in occasione della riunione dei farmacisti, il secondo in occasione dell’appuntamento all’assessorato). Nel corso dell’indagine – continuano i giudici – non si sono mai registrati contatti diretti neppure tra l’indagato e Salvatore Grande Aracri». 

«Rapporti con persone formalmente insospettabili»

È vero che Tallini si prodigava per trovare farmacie da consorziare. Ma il suo comportamento «può trovare una giustificazione nell’ottica di un interessamento personale del politico rispetto ad una causa che era stata promossa da Scozzafava e dalla cui realizzazione poteva derivare al politico anche un possibile ritorno sotto forma di allargamento del consenso elettorale». Insomma, «non può escludersi, allo stato degli atti, l’ipotesi che l’indagato abbia riposto affidamento sulle personalità formalmente insospettabili con le quali si interfacciava nel corso del tempo e nel cui interesse egli ha agito». E, se l’approccio è questo, la frase di Domenico Scozzafava (antennista Sky legato alla cosca Grande Aracri con il quale il politico si rapportava): «Alla fine lo vedi qua LUI come ci rispetta senza che andiamo, eh quando lo chiamiamo, lo vedi subito, tac… a disposizione», può alludere «alla disponibilità di Tallini nei confronti coloro i quali risultavano ufficialmente addetti ai lavori e non anche ad una sua più ampia messa a disposizione verso la cosca». Anche per l’affare Farmaeko i giudici arrivano a conclusioni analoghe. «L’interessamento del Tallini nell’ambito di questa compagine societaria – scrivono i giudici – si giustifica alla luce del fatto che egli aveva effettuato investimenti e che il figlio risultava avere assunto un ruolo all’interno della società. Nessun contatto diretto tra Tallini e Grande Aracri Salvatore si registra anche in questo caso, né vi è prova di una condivisione tra figlio e padre dell’informazione ricevuta dal Giuseppe Tallini circa il rapporto di parentela tra Salvatore Grande Aracri e il capocosca Nicolino». 

«Mancano collegamenti diretti tra Tallini e i circuiti criminali»

Le motivazioni indagano anche il fronte elettorale dell’inchiesta. Per l’accusa, Tallini avrebbe cercato di ottenere vantaggi attraverso l’azione della cosca, per il collegio «va ribadita la mancanza di collegamenti diretti tra l’indagato e personaggi attivi in circuiti criminali». Ad attivarsi per procacciare voti sono il solito Scozzafava e Macheda. «Nel primo caso – osservano i giudici – non è provato che Scozzafava abbia rappresentato a Tallini la possibilità di un appoggio elettorale tramite canali illeciti». Allo stesso modo, «rimangono non sufficientemente chiariti i rapporti tra Tallini e Macheda (Roberto, commercialista di Cutro che sarebbe andato dal politico per assicurargli un appoggio elettorale, ndr), sicché anche in questo caso non è dato sapere di quali informazioni disponeva l’indagato sul conto di quest’ultimo né è certo che Tallini fosse consapevole che Macheda si era presentato dietro suggerimento dell’avvocato Domenico Grande Aracri». La conclusione è che «il quadro che si delinea all’esito di una rilettura del compendio indiziario porta a ravvisare un filtro tra la cosca e il politico, rappresentato con ogni evidenza da personaggi del calibro di Scozzafava il quale in alcune intercettazioni – va ribadito – vantava il rapporto fiduciario con l’assessore (“Siamo ormai in rapporti…però di me si fida non tipreoccupare ”) in forza del quale ha potuto coinvolgerlo in un progetto economico mascherando al contempo gli interessi criminali a esso sottesi». Tallini – è il quadro che se ne ricava – sarebbe stato all’oscuro di ciò che si muoveva dietro al consorzio di farmacie. Il collegio, continuano le argomentazioni, «non ignora di certo che la stretta e prolungata vicinanza, per alcuni anni, dell’indagato a personaggi ambigui come Scozzafava e De Sole nonché il prolungato interessamento e l’attivismo dello stesso Tallini rispettivamente nell’affare del consorzio prima e della società farmaceutica poi, quantomeno possono alimentare il sospetto che il ricorrente abbia orbitato per lungo tempo in una zona grigia». Ma «gli elementi propendono per un sospetto che non supera la soglia della gravità indiziaria necessaria a giustificare il mantenimento di un vincolo cautelare». Impossibile «confermare la prima ipotesi di concorso esterno», vista «l’incertezza sulla consapevolezza dell’indagato di agire in un contesto illecito e di operare nella cornice di un sinallagma con la consorteria cutrese». 

«Nel 2013 Scozzafava formalmente estraneo a contesti criminali»

E se è vero che Tallini e Scozzafava hanno continuano ad avere rapporti anche dopo la fine delle vicende imprenditoriali, questo «conferma tuttavia solo che Scozzafava era ed ha continuato ad essere negli anni successivi un “grande elettore” del Tallini». Al termine degli affari del Consorzio e di Famaeko, invece, «non si è registrato più alcun coinvolgimento dell’indagato in altri affari direttamente o indirettamente geriti dai Grande Aracri; ciò non consente pertanto di interpretare la conferma del sostegno elettorale negli anni da parte di Scozzafava nel senso univoco di una continuità del pactum sceleris con la cosca da cui l’indagato fino ad oggi avrebbe continuato a trarre beneficio accrescendo il proprio consenso elettorale». Scozzafava sarebbe stato il «cavallo di Troia per ottenere un aggancio istituzionale senza rilevare l’ingerenza criminale». Una figura necessaria per avvicinare un personaggio politico mantenendo nell’ombra gli interessi del clan del Crotonese. L’analisi dei suoi rapporti con Tallini non può prescindere, secondo il Collegio, dalla considerazione che «nel 2013 Scozzafava risultava un personaggio ancora formalmente estraneo a contesti criminali e con il quale Tallini era solito interfacciarsi soprattutto per le ricevere prestazioni di tecnico antennista». 

«Dubbia la partecipazione all’incontro con Domenico Grande Aracri»

Una delle accuse mosse a Tallini riguarda la sua presunta partecipazione, il 29 settembre 2014, a una riunione con alcuni farmacisti alla quale era presente anche l’avvocato Domenico Grande Aracri. Ciò che per il gip appare probabile, non lo è per il Tribunale del Riesame. Dagli atti, infatti, «emerge solo che Scozzafava si proponeva di andare a prendere Tallini con la sua macchina e che dopo il pranzo si sarebbe svolto rincontro con i farmacisti. Il successivo servizio di osservazione conferma solo che all’interno del cortile ove si trovava ubicato il capannone era parcheggiata la vettura di Scozzafava. Tallini tuttavia non è stato visto scendere da quel veicolo né vi sono elementi ulteriori in grado di corroborare l’entrata o l’uscita del politico dal capannone in cui si è svolta la riunione in presenza anche di Grande Aracri Domenico, ragion per cui la sua partecipazione all’incontro rimane allo stato dubbia». 

«Intervento sottobanco per la nomina? Non ci sono elementi»

Il 20 gennaio 2014, poco dopo la costituzione del consorzio Farmaitalia (avvenuto il 17 gennaio 2014), si incontrano all’attuale Benny Hotel (ex Motel Agip), l’allora assessore Domenico Tallini, Domenico Scozzafava, il commercialista romano Paolo De Sole e il faccendiere Walter Manfredi. Dopo l’incontro Tallini chiama De Sole.
L’assessore rivelava che il nome del dirigente delegato al rilascio dell’autorizzazione era tale Giacomino Brancati, «sottolineando di essere molto contento che fosse lui il responsabile dell’ufficio che avrebbe dovuto rilasciare loro le previste autorizzazioni». «… e sono molto, ma molto, diciamo… contento che sia lui… -… sono molto, ma molto contento che sia così… perché è…. diciamo è una circostanza questa che… insomma…eh… io la giudico positiva!», dice Tallini.
Secondo il gip emergerebbe che Brancati era già al corrente del “favore” che doveva fare a Tallini, dandogli un messaggio preciso, subito raccolto da Tallini: «… in assessorato stamattina e mi diceva: assessore… devo venire a parlare con voi… eh… io gli ho dato la disponibilità». Il 16 gennaio 2014 Tallini nel ruolo di assessore al Personale della Regione Calabria, aveva avanzato la proposta di conferire Brancati il ruolo di dirigente del settore area Lea del dipartimento regionale Tutela della Salute. Una «sponsorizzazione» che, secondo il gip avvalora la tesi del «favore» che Brancati sapeva di dover fare all’assessore.
Ma il Tribunale del Riesame – Giuseppe Valea presidente, a latere Giuseppe De Salvatore (giudice estensore) e Sara Mazzotta – non abbraccia questa tesi e prende in considerazione la delibera del 16 gennaio 2014 dalla quale «risulta che la nomina del Brancati è avvenuta a seguito di regolare procedura di avviso pubblico di selezione». «Dunque – scrivono i giudici –, stando alla ricostruzione documentale dell’iter amministrativo, Tallini figura come proponente della delibera della Giunta regionale attraverso cui si prendeva solo atto dell’istruttoria svolta e dell’indicazione contenuta nel parere espresso dal Dirigente Generale Reggente del Dipartimento “Tutela della salute. Questo dato non permette di riconoscere formalmente a Tallini la piena paternità della nomina di Brancati poiché l’odierno indagato, agendo in qualità di assessore al Personale, era proponente di tutte le deliberazioni che riguardano i dipendenti regionali e non solo di quella in questione». Dunque, «a fronte di quanto rilevato non vi sono elementi ulteriori in grado di corroborare la tesi di un intervento “sottobanco” da parte del ricorrente volto ad ingerire nella nomina del dirigente». Va considerato infatti «che la nomina del Brancati è stata deliberata il 16.1.2014 mentre l’intercettazione valorizzata nell’ordinanza è di quattro giorni più tardi, in data 20.1.2014. In essa, peraltro, Tallini si mostra addirittura perplesso sull’identità del dirigente incaricato ammettendo al suo interlocutore in un primo momento di non essere neppure in grado di associare il nome alla persona». Non si può dire che il politico abbia «non non solo condizionato la formazione del parere del dirigente del dipartimento “Tutela della Salute” ma anche che Brancati sia stato preventivamente raggiunto da qualcuno non meglio specificato diverso da Tallini e che poi abbia in effetti con quest’ultimo avuto un incontro riservato per parlare di vicende afferenti all’iter amministrativo legato al Consorzio». 

«”Lei” diventa “lui”»

C’è un aspetto in particolare, riferito all’ipotizzato sostegno elettorale ricevuto da Tallini, che il Collegio analizza nel dettaglio. È quello di una intercettazione che dimostrerebbe «la volontà» di Domenico Grande Aracri «di ottenere un appuntamento con Tallini attraverso Scozzafava». «Quando vogliamo possiamo andare», dice Scozzafava. Che aggiunge: «Quando vuoi… che lui (ndr, Domenico Tallini) mi ha detto che non ci sono problemi… andiamo direttamente… ci vediamo qui e andiamo direttamente da lui». In questo caso, ragionano i giudici, «lo stesso Gip ha riconosciuto che la mozione cautelare in merito a tale episodio contiene un errore, perché l’appuntamento al quale si riferisce inizialmente Scozzafava per la mattina dopo le 9 non è con un “lui” ma con una “lei” per cui si tratta di un appuntamento diverso da quello con il Tallini, che era in attesa di conferma (“rifaccio sapere… e per quell’altro discorso”). Ad ogni modo il dato che appare inconfutabile sulla base delle captazioni è che l’appuntamento che Grande Aracri Domenico cercava di ottenere non era per sé, ma per tale Roberto Macheda, commercialista di Cutro, che sarebbe andato da Tallini per assicurargli un appoggio elettorale». E «non è certo» che Tallini sapesse chi lo aveva mandato. 

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