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Dalla Dad agli assembramenti, un nuovo Dpcm per frenare la “movida”

Le modifiche già sul tavolo del governo. Preoccupano le folle di giovani davanti ai locali. Nuova soglia critica per la zona rossa

Pubblicato il: 07/03/2021 – 13:23
Dalla Dad agli assembramenti, un nuovo Dpcm per frenare la “movida”

«Con una mano si chiudono le scuole e con l’altra si elimina il divieto di asporto dopo le 18 per certi esercizi commerciali, favorendo così di fatto gli assembramenti nei pressi dei locali che possono essere frequentati anche dai ragazzi. Sinceramente sono preoccupato».
Il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro, in un’intervista a QN ribadisce le critiche al Dpcm. L’osservazione di Decaro è confermata dalle foto e dall’evidenza. Anche in Calabria, dove i corsi nel week si popolano di gente alla ricerca di un po’ di normalità, mentre attorno ai luoghi in cui è attivo l’asporto di alcolici si fatica a rispettare il distanziamento sociale,
«Fortunatamente – osserva il sindaco di Bari – l’asporto dopo le 18 non vale per tutti, ma solo per enoteche ed esercizi di commercio al dettaglio di bevande. Certo è che, con le giornate che si allungano e con l’imminente arrivo della bella stagione, i ragazzi già costretti in casa con la didattica a distanza, non ci penseranno due volte ad affollare i luoghi laddove è consentito». «Qualcuno – spiega – potrebbe adottare l’arma delle ordinanze locali per vietare l’asporto di bevande dopo le 18, soprattutto in quei luoghi dove il contagio preoccupa. Siamo tutti stanchi, la situazione è pesante, ma non possiamo vanificare gli sforzi».

Modifiche al Dpcm

Alla luce dei timori per la terza ondata, il nuovo Dpcm entrato in vigore sabato 6 marzo potrebbe subire modifiche già la prossima settimana. Se dopo sette giorni dall’applicazione delle regole la curva epidemiologica continuerà a salire dimostrando che le misure di contenimento non sono sufficienti a fermare l’avanzata del Covid-19 determinata dalle varianti, il governo valuterà se inserire ulteriori restrizioni come suggerito dagli scienziati. In particolare il passaggio automatico in zona rossa a fronte di un contagio settimanale di 250 persone ogni 100 mila abitanti. È il parametro che i governatori possono adesso utilizzare per chiudere le scuole. Una soglia critica che diventerebbe invece l’indicatore primario per rendere obbligatorio il lockdown locale.

La soglia critica

Gli esperti del Comitato tecnico scientifico sono tornati a sottolineare che le misure previste adesso non sono sufficienti, soprattutto guardando la progressione dei contagi: l’ultimo bollettino registra 23.641 nuovi casi e 307 morti. I report consegnati al governo parlano di «terza ondata già in atto», segnalano che la prossima settimana le varianti estere del virus potrebbero essere prevalenti al 70% e dunque «difficilmente gestibili». Nel verbale consegnato al governo prima della firma del Dpcm il Comitato tecnico scientifico aveva evidenziato la necessità, di fronte alla soglia critica dei 250 su 100 mila abitanti, di rendere obbligatoria e non facoltativa la chiusura delle scuole. Al momento il provvedimento firmato dal premier Draghi lascia questa scelta ai governatori, ma non è escluso — qualora l’andamento dei contagi dovesse ulteriormente peggiorare — che si arrivi a una modifica. Non è l’unica.

Assembramenti tra giovani

Riguardo ai possibili assembramenti tra giovani nelle aree dove le scuole sono chiuse, la linea degli scienziati è impedire gli accessi ai possibili luoghi di ritrovo — compresi i centri commerciali che nei giorni feriali sono aperti per consentire l’accesso ai negozi — e limitare gli spostamenti delle persone. Nelle raccomandazioni al governo dopo la riunione per l’analisi del monitoraggio di venerdì è stata evidenziata dai componenti del Cts la necessità di «mantenere la drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e della mobilità».

L’ipotesi del coprifuoco anticipato

Se tutto questo non dovesse bastare, potrebbero essere inserite nuove restrizioni nel Dpcm. Tra le ipotesi già esplorate nelle riunioni dei giorni scorsi c’è il coprifuoco anticipato, la chiusura per alcune attività commerciali nelle aree maggiormente colpite dalle varianti e addirittura il lockdown nei fine settimana, proprio per impedire gli affollamenti. Misure drastiche che — questo chiedono gli scienziati — devono essere prese appena i numeri aumentano, senza esitazioni. L’ultimo passo per evitare la chiusura totale in tutta Italia.

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