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il pentito

Autobomba a Limbadi, spunta un nuovo collaboratore di giustizia

Walter Loielo ha riferito circostanze relative all’attentato a Vinci. Sarebbe stato lui a far ritrovare il corpo del proprio padre nel novembre 2020

Pubblicato il: 23/03/2021 – 14:30
di Alessia Truzzolillo
Autobomba a Limbadi, spunta un nuovo collaboratore di giustizia

CATANZARO Nel corso del processo sull’autobomba che il 9 aprile 2018 ha ucciso a Limbadi il 42enne Matteo Vinci, spunta il nome di un nuovo collaboratore di giustizia. Si tratta di Walter Loielo, 26 anni, di Gerocarne, il quale in un verbale reso il 20 marzo scorso ha parlato con i magistrati della Dda di Catanzaro, guidata da Nicola Gratteri, di circostanze relative alla posizione di Antonio Criniti e Filippo De Marco (indagati in un separato procedimento denominato “Demetra 2”), accusati di essere gli esecutori materiali dell’omicidio di Vinci. Il pentito, si è appreso oggi in udienza, avrebbe riferito circostanze relative a un attentato con un ordigno esplosivo che Loielo collega all’agguato a Matteo Vinci. Il verbale è stato oggi esibito in aula dal pm Andrea Mancuso. La Corte d’Assise, presieduta da Alessandro Bravin, ha inoltre dato mandato al perito Maria Tucci di trascrivere nuove intercettazioni ambientali e telefoniche relative all’attentato.
Nel corso della prossima udienza, il 27 aprile, verranno ascoltati il collaboratore e gli imputati, ovvero Domenico Di Grillo, la moglie Rosaria Mancuso (detta ‘Mbrogghia), il genero Vito Barbara e la figlia Lucia Di Grillo. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Fabrizio Costarella, Giovanni Vecchio, Mario Santambrogio, Francesco Capria. Parte civile nel processo sono i genitori di Matteo Vinci, il padre Francesco e la madre Rosaria Scarpulla, assistiti dall’avvocato Giuseppe Antonio De Pace.

Walter Loielo e l’occultamento del cadavere del padre

Walter Loielo è indagato perché accusato dell’occultamento del cadavere del padre Antonino, seppellito tra i boschi di Ariola alla periferia di Gerocarne. E non restano molti dubbi, a questo punto, sul fatto che sia stato lui a far ritrovare il corpo del genitore. Il cadavere dell’uomo, che era scomparso nel 2017, è stato trovato novembre 2020 nei boschi di Ariola, alla periferia di Gerocarne. Sarebbe stato proprio Walter Loielo a guidare gli investigatori, coordinati dal procuratore di Vibo, Camillo Falvo, negli intricati sentieri del bosco Ariola fino al luogo in cui era stato seppellito il padre. Per l’omicidio di Antonino Loielo è accusato il fratello del nuovo collaboratore di giustizia, Ivan Loielo.

La faida delle Preserre


Benché l’omicidio di Antonino Loielo non si inserisca in dinamiche legate a fatti di ‘ndrangheta, la figura della vittima non era estranea a contesti criminali. Tra ottobre e novembre del 2015 si sono consumati due agguati falliti contro la famiglia Loielo, con bersagli Antonino Loielo e il figlio Alex prima, e Valerio, Walter e Rinaldo Loielo poi. Nel primo caso, i due bersagli dei killer viaggiavano nella loro Panda assieme alla compagna di Antonino, una 34enne incinta di sette mesi, e ad altre due figlie di 13 e 5 anni, tutti rimasti illesi o feriti lievemente. Il contesto, a quelle latitudini, è quello della faida tra i Loielo e gli Emanuele. Una faida non da poco, quella delle Preserre, che ha lasciato morti e feriti. Una traccia, questa guerra, l’ha lasciata anche sul corpo di Walter Loielo, sul collo, quando fu oggetto di un agguato a novembre 2015. Il sangue lo hanno versato anche vittime innocenti come Filippo Ceravolo, finito per pura disgrazia in mezzo a una pioggia di fuoco a ottobre del 2012, a soli 19 anni. La sua unica colpa è stata quella di avere accettato un passaggio in macchina dalla persona sbagliata e, in quella stessa auto, poco dopo, è diventato bersaglio di una pioggia di fuoco. Di cose da raccontare Walter Loielo ne ha davvero tante. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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