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Zanotelli testimonia per Lucano: «Ha anticipato quello che dovrebbe fare il governo»

In aula è stato il turno del missionario comboniano e di monsignor Bregantini. Rigettata la richiesta di sentire l’ex prefetto Michele di Bari

Pubblicato il: 30/03/2021 – 7:56
di Francesco Donnici
Zanotelli testimonia per Lucano: «Ha anticipato quello che dovrebbe fare il governo»

LOCRI «Mi è capitato di parlare con i migranti e soprattutto con Lucano. Ci siamo confrontati più volte. Ho intuito la profezia e la positività della sua esperienza». Quando ci fu il primo sbarco, nell’estate del 1997, monsignor Giancarlo Bregantini era vescovo della diocesi di Locri-Gerace.
La sua testimonianza (come teste della difesa) nell’aula del processo “Xenia”, che vede imputato l’ex sindaco di Riace, Mimmo Lucano, insieme ad altre 26 persone, è soprattutto il racconto di una «profezia».
Bregantini è oggi arcivescovo di Campobasso-Boiano, ma dal 1994 al 2008 la sua storia si è intrecciata con quella porzione di terra calabrese. «Io ho visto quest’ultima enciclica “Fratelli tutti”. Molte delle iniziative che Lucano ha realizzato rispecchiano quanto scritto da Papa Francesco». La storia inizia con l’approdo di quel veliero lungo le coste della Locride. Di quel racconto, Bregantini ricorda di essere stato parte: «Più volte ho accompagnato Lucano. Tante volte ho incoraggiato la realtà locale». Gli eventi sono quelli della “prima” Riace, quando il modello di accoglienza diffusa muoveva i primi passi e a poco a poco si ingrandiva fino a diventare la realtà dove l’integrazione nel tessuto socio-economico locale delle persone giunte da oltremare, si muoveva in parallelo rispetto alla necessità di rivitalizzare territori in via di spopolamento. Il vescovo ricorda le case, i laboratori: «I migranti erano diventati energia vitale per il paese». Particolare è il ricordo del laboratorio di tessitura dove «l’arte antica calabrese era stata recuperata da persone provenienti dell’Etiopia e della Siria». Proprio questa “visione” indusse Bregantini a pensare che quegli avvenimenti potessero essere forieri di una «nuova realtà mondiale».

«Questo processo è stata una botta incredibile per Riace e per Mimmo Lucano»

Dopo il vescovo è la volta dell’altro “prete di strada”, Alex Zanotelli, giunto da Napoli anche lui per partecipare al dibattimento come teste della difesa. La loro staffetta davanti alla Corte rappresenta un ideale passaggio dalla “prima” alla “seconda” Riace. L’impegno del missionario comboniano nel borgo della Locride porta fino ai giorni nostri. Al fianco dell’allora sindaco, nell’agosto del 2018, per protestare contro il blocco delle erogazioni prima da parte della prefettura di Reggio, poi del Viminale, intraprese uno sciopero della fame che portò a Riace il sostegno di diversi esponenti politici e personalità locali ed estere. La solidarietà incassata non servì però a fermare la macchina burocratica che culminò con l’esclusione del Comune dallo Sprar salvo voi l’intervento – tardivo – del Consiglio di Stato che solo sul finire dello scorso maggio definì il modello «encomiabile» riammettendolo nel programma. Nel frattempo, l’iter giudiziario che aveva travolto Lucano era già iniziato ad ottobre del 2018, quando venne ristretto, in prima istanza, agli arresti domiciliari.
«Bisogna riconoscere – dice ai giudici – che questo processo è stata una botta incredibile per Riace e per Mimmo che senza fondi ha continuato in maniera eroica a portare avanti quest’esperienza. Con tanta sofferenza. Quel “modello” non può finire».
Così come Bregantini, anche Zanotelli percorre la storia a ritroso. Rientrato da Nairobi, nel 2004, conobbe Mimmo Lucano e scoprì la realtà di Riace. «Poi nel 2008 – aggiunge – abbiamo iniziato tutta una serie di campi di lavoro come missionari comboniani. Tutte le volte che sono stato a Riace, abbiamo fatto 10 giorni di campi di lavoro».
Il missionario ricorda l’atmosfera che si respirava già allora: «I migranti erano davvero contenti di essere lì. Riace rimane uno dei modelli che dovrebbe essere fatto un po’ in tutta Italia». E aggiunge: «Lucano ha anticipato quello che dovrebbe essere fatto dal governo. Purtroppo è venuta fuori tutta questa storia, che ha provocato una grossa sofferenza».

Rimodulati alcuni capi d’imputazione. Non sarà sentito l’ex prefetto di Reggio

Nel corso dell’udienza, il pubblico ministero Michele Permumian ha chiesto che venissero rimodulati alcuni capi d’imputazione. Ne proviene che l’unico reato in concorso contestato oggi agli imputati è quello che vede coinvolto Lucano insieme ad altre 4 persone accusate di aver rendicontato costi fittizi nei progetti di accoglienza. Rigettata dal collegio la richiesta dell’accusa di sentire l’ex prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari e la scrittrice Chiara Sasso. Ci si avvia verso la conclusione della fase istruttoria alla quale seguiranno la requisitoria del pm e le conclusioni difensive.
Già durante la scorsa udienza il presidente Fulvio Accurso aveva indicato il prossimo 27 settembre come data di inizio della discussione in camera di consiglio che porterà alla pronuncia di primo grado. (redazione@corrierecal.it)

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