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Grande distribuzione, il patto tra il clan Pesce e la holding siciliana

L’inchiesta della Dda svela l’accordo per il controllo del settore e l’escalation della ditta in Calabria. Il ruolo centrale di un commercialista

Pubblicato il: 20/04/2021 – 11:22
Grande distribuzione, il patto tra il clan Pesce e la holding siciliana

REGGIO CALABRIA L’indagine Pecunia Olet (seguita dal Ros Carabinieri e dal Gico della Guardia di Finanza di Reggio Calabria in cooperazione con lo Scico), rappresenta l’altra faccia della medaglie dell’attività della Dda di Catanzaro contro la cosca Pesce di Rosarno. L’inchiesta, gemella di Handover (ne abbiamo parlato qui) ha riguardato l’infiltrazione del clan nel tessuto economico rosarnese relativo alla Grande distribuzione organizzata, con particolare riferimento alla gestione dei trasporti su gomma per il rifornimento di generi alimentari. Un’indagine in continuità con l’inchiesta “All Inside” del 2010, nel cui ambito vennero eseguite numerose misure cautelari per associazione mafiosa e vennero accertate le ingerenze del cartello ‘ndranghetista Pesce-Bellocco nella distribuzione delle merci dirette verso alcuni punti vendita del gruppo imprenditoriale Sisa (era la parte estorta) nella Piana di Gioia Tauro. 

Gli accordi del clan con il gruppo siciliano

Le nuove investigazioni hanno consentito di documentare l’esistenza di strette relazioni criminali tra la cosca Pesce ed un gruppo imprenditoriale siciliano attivo nella gestione di supermercati, il gruppo Cambria, con mire espansionistiche anche in Calabria dove, per ottenere vantaggi economici, non ha esitato a stringere accordi collusivi con la ‘ndrangheta, traendo vantaggio dal potere mafioso esercitato dalle cosche sul territorio. L’accordo prevedeva che i Pesce avrebbero gestito in maniera monopolistica lo stoccaggio e l’intero settore dei trasporti su gomma delle merci destinate a rifornire i punti vendita al dettaglio del gruppo.

Lo “scudo” per schermare i rapporti con la ‘ndrangheta

L’imprenditore colluso, conscio della mafiosità dei suoi interlocutori, ha cercato di mettersi al riparo da possibili indagini nei suoi confronti creando una sorta di schermo, stipulando formalmente accordi commerciali diretti con una sola azienda di autotrasporti pulita riferibile a soggetti incensurati la quale, a sua volta, affidava i trasporti ad ulteriori imprese di gradimento del sodalizio che,  in tal modo, si è assicurato, attraverso una gestione monopolistica del settore dei trasporti, un incremento del potere economico e del prestigio criminale sul territorio.

L’escalation della holding siciliana

L’apice dell’escalation imprenditoriale della holding siciliana [iniziata nel 2009] è stato raggiunto nel 2014, allorquando il gruppo era presente sul territorio calabrese con un centro di distribuzione e smistamento delle merci a Rosarno; tre punti vendita a gestione diretta [uno a Rosarno e due a Reggio Calabria]; quattro punti vendita a gestione indiretta, concessi in affitto [due a Reggio Calabria, uno a Catanzaro ed uno a Cosenza]; sei punti vendita legati da rapporti di affiliazione/somministrazione [uno a Gioiosa Jonica, due a Melito Porto Salvo, tre a Reggio Calabria].
Nonostante l’accordo collusivo con i Pesce, il gruppo imprenditoriale siciliano, secondo le più tradizionali regole di ‘ndrangheta, nel momento in cui ha aperto un punto vendita a Rosarno ma nel territorio sul quale la signoria mafiosa è esercitata da altra cosca, quella dei Cacciola, è stato costretto a versare regolarmente somme di denaro a titolo estorsivo a questi ultimi, al fine di mettersi al riparo da azioni ritorsive e proseguire l’attività commerciale in tranquillità.

Il commercialista regista degli affari

Il fulcro di questo complesso meccanismo collusivo è rappresentato da un commercialista di Rosarno, Tiberio Sorrenti, arrestato, considerato regista anche di attività connesse alla gestione e all’occultamento/schermatura del patrimonio illecitamente accumulato dalla cosca Pesce della quale è risultato esserne partecipe a tutti gli effetti, avendo egli messo a disposizione della ‘ndrangheta se stesso e le sue competenze in materia societaria, contabile e fiscale, andando ben oltre la funzione tipica del mandato professionale. La figura del professionista era già emersa in precedenti attività di indagine in cui egli è risultato essere in contatto con ambienti della criminalità organizzata rosarnese, oltre che il tenutario delle scritture contabili di diverse aziende riconducibili ad esponenti della cosca Pesce.

Il professionista al servizio della cosca

L’indagine Pecunia Olet ha svelato come, in realtà, il commercialista era da tempo profondamente inserito nel contesto ‘ndranghetista rosarnese nel quale si muoveva con assoluta dimestichezza e spregiudicatezza, tanto da assumere il ruolo di referente delle cosche, venendo al contempo visto da chi aveva intenzione di intraprendere iniziative sul territorio come colui che, proprio in ragione dei suoi legami con la ‘ndrangheta, era in grado di instradarle nel solco delle regole dell’asfissiante controllo ‘ndranghetista sulle iniziative economiche o imprenditoriali intraprese o proseguite. Nell’ambito dell’affare riguardante la grande distribuzione organizzata, oggetto di indagine, il professionista avrebbe assunto il ruolo di garante degli interessi della cosca curandoli da vicino, avendo egli ricoperto anche cariche societarie all’interno di aziende del gruppo siciliano. Inoltre si sarebbe adoperato per individuare i locali a Rosarno in cui la holding ha allestito il centro di smistamento merci (locali riferibili ad affiliati della cosca Pesce) ed un punto vendita al dettaglio (risultato di interesse della cosca Cacciola) e avrebbe individuato le imprese ingaggiate per l’effettuazione dei lavori di ristrutturazione da eseguire presso tali immobili. Il professionista avrebbe anche riscosso direttamente parte dei proventi estorsivi per poi destinarli agli affiliati, adottando anche le necessarie soluzioni contabili e mediato tra imprenditori e cosche in relazione alle vicende legate alle richieste estorsive ed ogni altra problematica legata al funzionamento degli accordi.
In occasione del cambio della ditta unica inizialmente incaricata di avere rapporti diretti con la holding siciliana, l’uomo si sarebbe adoperato per verificare l’idoneità di una seconda ditta subentrata (sempre riferibile a contesti di criminalità organizzata), curando anche il passaggio di consegne e avrebbe messo a disposizione il suo studio per incontri con elementi di vertice della cosca Pesce al fine di dirimere controversie sorte all’interno della cosca in relazione alla gestione delle estorsioni.

Mediatore degli equilibri interni

Il commercialista, emerso quale interlocutore privilegiato degli elementi apicali delle cosche rosarnesi, è stato da questi direttamente coinvolto nelle problematiche interne al sodalizio, svolgendo un concreto ruolo di mediatore degli equilibri interni alla cosca Pesce riferibile a divergenze tra i diversi rami familiari in merito alla spartizione delle estorsioni. Inoltre, le indagini hanno disvelato come il professionista, attraverso un collaudato modus operandi caratterizzato dalla costituzione di società cartiere, intestazioni fittizie e periodiche modifiche delle compagini societarie, ha creato soluzioni apparentemente lecite per preservare da eventuali indagini il patrimonio illecitamente acquisito dalla cosca Pesce.

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