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La relazione

Mafie e pandemia, il welfare parallelo e la (falsa) filantropia della ‘ndrangheta

In Bicamerale l’analisi del capo della polizia Giannini, per il quale quella calabrese «continua ad essere l’organizzazione criminale più pericolosa»

Pubblicato il: 29/04/2021 – 20:50
Mafie e pandemia, il welfare parallelo e la (falsa) filantropia della ‘ndrangheta

ROMA Il welfare “parallelo” e la (falsa) filantropia della ‘ndrangheta: sono questi due dei principali spunti offerti dal capo della polizia, Lamberto Giannini, nel corso della sua audizione in commissione parlamentare antimafia. Nella sua lunga relazione Giannini ha messo al primo posto la ‘ndrangheta, che – ha detto – «continua ad essere l’organizzazione criminale più pericolosa per la sua vocazione transnazionale e la capacità di rapportarsi con esponenti del mondo della finanza, dell’economia e della politica».

Il macroscenario della pandemia

Nella sua disamina Giannini analizza le dinamiche criminali nell’attuale contesto di crisi economia. «Per le mafie – osserva il capo della polizia in Antimafia – assume un ruolo fondamentale il cosiddetto capitale relazionale che si sono costruite nel tempo, stringendo rapporti con l’area grigia dei soggetti compiacenti appartenenti al mondo della finanza e dell’imprenditoria. A tali fattori si associa una ingente disponibilità economica proveniente dai traffici illeciti, a partire dal traffico degli stupefacenti, che le organizzazioni immettono nel circuito dell’economica legale attraverso tecniche di riciclaggio sempre più raffinate. E’ facendo leva su queste caratteristiche che i sodalizi criminali hanno sviluppato una capacità di adeguamento alle trasformazioni geopolitiche, economiche e finanziarie degli ultimi decenni. Il monitoraggio della polizia evidenzia come l’infiltrazione sia preordinata a sfruttare le fragilità generate dalla crisi economica: le manifestazioni di questa strategia puntano a creare una sorta di welfare parallelo, nell’intento di costruire un nuovo consenso sociale e di insinuarsi nel mondo produttivo, sfruttando, attraverso l’usura, le situazioni di difficoltà di imprenditori e commercianti a causa della mancanza di liquidità. All’interno di questo macroscenario – spiega Giannini – si sviluppano le dinamiche delle diverse consorterie, a cominciare dalle mafie storiche: tra queste ultime la ‘ndrangheta continua a essere l’organizzazione connotata dai maggiori tratti di pericolosità per la vocazione transnazionale e la sua capacità di allacciare rapporti con esponenti della finanza, dell’economia e delle istituzioni politico-amministrative» .

«Le azioni apparentemente filantropiche della ‘ndrangheta»

Per Giannini «l’analisi dei dati investigativi confermano la struttura unitaria della ‘ndrangheta, centrata su un organismo di vertice, il “Crimine”, e una pluralità di articolazioni territoriali, vere e proprie confederazioni di cosche, i “Locali”, legate tra loro mediante strutture di coordinamento intermedio, il “mandamento”. Nella regione di radicamento storico, questa organizzazione è funzionale al mantenimento di forme di controllo non solo militare del territorio. Mi sembrano assolutamente indicative del metodo subdolo utilizzato dalle ‘ndrine le risultanze di alcune investigazioni che hanno evidenziato come la criminalità organizzata calabrese ponga in essere azioni apparentemente filantropiche nei confronti di famiglie in difficoltà, a cui offre sostegno economico, al fine di innescare meccanismi di dipendenza che poi potranno essere azionati all’occorrenza».

Le proiezioni internazionali delle cosche

Nell’analisi di Giannini risalta la dimensione transnazionale, praticamente globale, delle cosche calabresi. «La ‘ndrangheta tende a replicare l’assetto organizzativo attuato nell’area di radicamento storico anche nelle proiezioni sviluppate sia in Italia che all’estero. Sono numerose le iniziative di indagini e hanno dimostrato la presenza delle cosche in diverse regioni e in altri paesi. L’analisi delle evidenze acquisite conferma le presenze storiche delle ‘ndrine in Germania, Australia e Canada. In particolare, la Corte superiore di giustizia nell’Ontario ha messo nel 2019 una sentenza nei confronti di un appartenente al clan Ursino, riconoscendo anche dal punto di vista giudiziario l’esistenza della ‘ndrangheta in Canada. La presenza dldl mafia calabrese in quel paese – evidenzia il capo della polizia nell’audizione in commissione antimafia – trova del resto ulteriore conferma nell’omicidio, avvenuto a Hamilton nel luglio 2020, di un boss ‘ndranghetista. Proprio in Canada, del resto, sono state portate a termine dalla Polizia di Stato due operazioni che hanno permesso di eseguire provvedimenti restrittivi della libertà personale nei confronti di 42 appartenenti alla cosca dei Commisso. Tali iniziative hanno documentato come per la prima volta il sodalizio operante nel paese nordamericano fosse governato da un organismo autorizzato a riunirsi in territorio estero e dotato quindi di una maggiore autonomia rispetto alla cosca madre. Nuovi insediamenti delle cosche sono stati individuati nella fascia compresa tra la Liguria e la Costa Azzurra, ove è stata registrata la presenza di strutture di strutture ad hoc denominate “camera di controllo” e “camera di passaggio”. Il radicamento all’estero delle ‘ndrine è del resto funzionale ad assicurare un santuario ai latitanti e a costituire le basi per lo sviluppo del narcotraffico, nel quale le cosche si pongono come un vero e proprio broker rispetto alle altre organizzazioni criminali».

I molteplici interessi delle ‘ndrine

«Gli stupefacenti non sono naturalmente l’unico centro di interesse della ‘ndrangheta», specifica poi Giannini, secondo il quale «infatti le ‘ndrine continuano a essere protagonsite di altre attività illegali: le estorsioni, il contrabbando, il traffico di rifiuti e la gestione del gioco illegale, nonché le ingerenze nel sistema degli appalti pubblici e dei finanziamenti erogati anche dall’Unione europea. Il complesso di tali attività garantisce la disponibilità di ingenti risorse finanziarie che la ‘ndrangheta punta a investire in attività economiche. Da questo punto di vista le indagini dimostrano che l’organizzazione agisce come una holding capace di controllare gli affari attraverso il ricorso a sofisticati strumenti economici e finanziari e infiltrarsi nella cosa pubblica. Essenziale per lo sviluppo di questo modus operandi – rileva il capo della polizia – è la possibilità per le ‘ndrine di disporre di un network di imprenditori e professionisti compiacenti in grado di assicurare le necessarie coperture e mimetizzazioni. L’analisi trova anche qui conferma – conclude Giannini – in una serie di operazioni, mi riferisco tra l’altro all’operazione “Rinascita Scott” coordinata dalla Dda di Catanzaro contro la cosca Mancuso di Limbadi coinvolgendo 416 soggetti, e all’operazione “Basso Profilo”, che ha accertato le attività illecite poste in essere da alcune cosche per aggiudicarsi appalti per la fornitura di prodotti antinfortunistici e dispositivi di protezione individuale connessi all’attuale emergenza sanitaria». (c.a.)

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