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Giornalisti licenziati, «Arruzzolo “conferma” l’intesa diabolica tra politica e burocrazia»

I legali dei membri dell’Ufficio stampa mettono nel mirino il comportamento dell’Ufficio di presidenza. «Grottesco e sfuggente»

Pubblicato il: 05/05/2021 – 10:48
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Giornalisti licenziati, «Arruzzolo “conferma” l’intesa diabolica tra politica e burocrazia»

REGGIO CALABRIA «Sulla grave vicenda della imperiosa “espulsione” dei cinque giornalisti da sempre operanti presso l’Ufficio stampa del consiglio regionale, ormai all’interno dell’universo inespugnabile e inesplorabile dell’Ufficio di Presidenza dello stesso, non esistono né ragioni, tanto meno speranze pro-futuro. Il tutto, nonostante gli autorevoli interventi, ad adiuvandum, articolati da moltissimi esponenti politici, dai vertici della stampa sia regionali che nazionali e dalla stessa Commissione di Vigilanza e Controllo, due volte opportunamente convocata dal Presidente Domenico Giannetta». Gli avvocati Aurelio e Steve Chizzoniti, che difendono i giornalisti “licenziati”, mettono nel mirino il comportamento dell’organo politico. Ed evidenziano che, «in questo cupo proscenio, irrompe l’ineffabile presidente Arruzzolo, con un grottesco e quanto mai sfuggente comunicato per conclamare, “urbi et orbi”, che “questo ufficio di presidenza…, non ritiene (sic!) di poter esprimere alcuna valutazione tecnica e/o giuridica sul merito degli atti adottati”. Esprimendo (a Napoli dicono “ca vucca…”) rammarico agli estromessi, consigliando loro, molto magnanimamente, di rivolgersi alla Magistratura». Il tono è sarcastico: «Ovviamente – segnalano i legali –, gratitudine eterna da parte dei cinque “martiri”, per il “disinteressato” suggerimento, senza il quale gli stessi, evidentemente, mai avrebbero adito l’Autorità giudiziaria… . Si reitera, quindi, l’irresponsabile opzione politico-burocratica, tesa a galleggiare, con turpe viltà ed evidente codardia, nel mare tempestoso dell’ormai dilagante vergogna, nel cui perimetro, spicca il ruolo, non meno funesto, del “comunista da sacrestia”, supinamente ed inverecondamente allineato con la “cupola consiliare”».
Sarebbero dunque «pienamente confermate, quindi, le diaboliche “intese”, penalmente rilevanti, ex ante concordate, fra politica e burocrazia (già puntualmente denunciate), per rendere strategicamente vacanti i cinque posti presso l’ufficio stampa, che, ovviamente, restano argomenti sui quali l’Ufficio di Presidenza non intende interloquire. Ne deriva che, al cospetto del ben lubrificato asse politico-burocratico consiliare, che elude e schiva audacemente la benché minima responsabilità, la figura di Ponzio Pilato appare, a dir poco, quella di un coraggioso decisionista».
Aurelio e Steve Chizzoniti chiudono «richiamando il contenuto abbondantemente confessorio dello sconcertante ed evasivo “dispaccio” temerariamente diffuso, aggravato ed arricchito dall’eloquente, perfida e glaciale omissione di qualsivoglia procedimento disciplinare, a carico dei tre dirigenti “sabotatori suprematisti”, integreranno tempestivamente la denuncia associativa, già pendente innanzi la Procura della Repubblica di Reggio Calabria». 

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