Ultimo aggiornamento alle 19:36
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 9 minuti
Cambia colore:
 

operazione “platinum dia”

L’apericena per la futura senatrice e i voti alle amministrative. La “passione” politica dei clan in Piemonte

Nelle carte dell’inchiesta “Platinum Dia” gli interessi dei fratelli reggini Vazzana nel Canavese. Dall’incontro con la forzista Tiraboschi al tentativo di avvicinare un consigliere regionale dem p…

Pubblicato il: 09/05/2021 – 10:57
di Pablo Petrasso
L’apericena per la futura senatrice e i voti alle amministrative. La “passione” politica dei clan in Piemonte

TORINO L’allarme lanciato dal procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho («in Piemonte non c’è un’area libera dalla ‘ndrangheta») è una guida per interpretare le attività della cosiddetta “locale” di Volpiano. Così vaste da non poter risparmiare la ricerca (spesso corrisposta) di contatti con la politica locale. Il mirino della Dda di Torino finisce su Mario e Giuseppe Vazzana: nei loro telefoni si rincorrono i contatti per intervenire nelle elezioni comunali di Chivasso, dove le aderenze vanno al di là degli schieramenti politici, l’organizzazione di un apericena con una futura senatrice di Forza Italia e, infine, il tentativo di influenzare la Regione Piemonte per l’acquisto di un santuario che ai presunti membri del clan interessa non certo per ragioni spirituali.

I due «vecchi» affiliati alla locale

Gli investigatori considerano Giuseppe e Mario Vazzana (nati rispettivamente a Santo Stefano in Aspromonte e Reggio Calabria) «affiliati in epoca antecedente al 27 febbraio 1991». Entrambi avrebbero messo «a disposizione di altri affiliati le strutture ricettive gestite al fine di garantire ospitalità riservata e non registrata» a soggetti gravitanti nell’orbita della ‘ndrangheta. Avrebbero anche assunto nelle loro imprese «appartenenti alla “locale” (di Volpiano, ndr) o ad altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta, anche al fine di consentire la fruizione di misure alternative alla detenzione». I due, stando alle accuse contenute nell’inchiesta “Platinum Dia” sarebbero «tra i più vecchi affiliati alla “locale”». Da piemontesi acquisiti hanno sviluppato contatto e stretto amicizie che consentirebbero loro di muovere leve anche nelle istituzioni.

L’apericena elettorale per la futura senatrice Tiraboschi

A proposito della capacità di interesse relazioni, i magistrati antimafia si soffermano sul ruolo di Mario Vazzana nell’organizzazione di un incontro elettorale, il 1° marzo 2018, nell’hotel Green di Settimo Torinese. Vazzana, il 5 febbraio, riceve la telefonata di un amico che ha bisogno di aiuto per «organizzare un incontro all’hotel Green di Settimo Torinese tra una candidata alle elezioni politiche e alcuni imprenditori del Canavese, zona rientrante nel collegio elettorale d’interesse della candidata stessa». Gli investigatori identificheranno il politico: si tratta di Maria Virginia Tiraboschi, che diventerà senatrice di Forza Italia proprio dopo quella tornata elettorale. Tiraboschi non è coinvolta nell’inchiesta “Platinum Dia”. Quell’incontro sembra interessare molto il proprietario dell’albergo, Michele Troia; è lui a contattare Vazzana, fornendo qualche informazione sulla candidata e «precisando che, nel periodo di svolgimento dei Giochi olimpici invernali di Torino 2006», Tiraboschi «aveva ricoperto l’incarico di responsabile dello Sport alla Regione». Vazzana non si trattiene e commenta: «E beh, minchia! Quindi non è l’ultima arrivata». Da quel momento inizia una serie di chiamate per radunare un gruppetto di imprenditori che non facciano sfigurare il padrone della struttura ricettiva e lo stesso Vazzana. Ai magistrati, le intercettazioni mostrano il reticolo dei rapporti di un uomo che considerano a tutti gli effetti un affiliato al clan.

tiraboschi-vazzana-platinum-dia
Maria Virginia Tiraboschi

In effetti, Vazzana, contando sulla prospettiva che «la conoscenza dell’esponente politica avrebbe potuto sortire effetti positivi per tutti», riesce a contattare e convincere qualche imprenditore “amico” a partecipare all’apericena. Soltanto uno si propone e riceve un “no” come risposta: suo fratello Giuseppe. Anche a lui, Mario chiede qualche segnalazione: «Domani, sei e mezza, mi serve una, due persone di Chivasso, un poco in vista, per l’aperitivo del Green». «In vista chi? Io posso venire, poi?», risponde il familiare. «Tu non puoi venire, Pino», è la replica secca. Le chiamate si intensificano subito prima dell’appuntamento con Tiraboschi. Per convincere uno degli imprenditori amici, Vazzana assicura che alla candidata porterà il curriculum vitae di una donna. Il tentativo riesce, l’apericena avviene come previsto e Vazzana spiega – sempre allo stesso imprenditore – che non ama questi incontri ma gli è necessario organizzarne qualcuno: «A me non me ne fotte un c… io… ho solo per queste cose qua, perché… per tenere i rapporti un po’ con tutti». «Sai perché mi attizzava, ‘sta tizia? Perché siccome questa è anche nel settore alberghiero… sai, ci fosse mai una che ti fa qualche bella riforma sull’alberghiero, per il discorso hotel», spiega ancora Vazzana. Che, però, non si fida troppo: «Appena questa gente viene eletta, dopo due ore la chiami al telefono e non ti risponde neanche più».

I contatti con il consigliere dem per il Sacro Monte di Belmonte

sacro-monte-belmonte

Vazzana prova presto a farsi vivo con la neoeletta senatrice. È il 30 aprile 2018 quando chiede a Michele Troia di stabilire un contatto. Il motivo è l’abbandono in cui è caduto negli ultimi mesi il complesso monumentale “Sacro Monte di Belmonte”. L’area, che era sempre stata una importante attrattiva turistica, rischiava di sparire dalle mappe dei viaggiatori, anche per la riduzione del numero di funzioni religiose. Proprio in quella zona, però, Vazzana aveva investito 200mila euro («secondo quanto da lui stesso dichiarato») in un’attività di ristorazione. E rischiava di aver buttato via il proprio denaro. Così decide di far fruttare (o, almeno, ci prova) l’apericena a Settimo Torinese e manifesta «la necessità di parlare con la senatrice». Non ci sono, nelle carte dell’operazione, ulteriori informazioni su quell’incontro che probabilmente non è mai avvanuto. Vazzana, però, cerca altre «interlocuzioni a livello politico» per provare ad accrescere il numero di pellegrini e, di conseguenza, l’«affluenza di avventori al proprio ristorante». «Ancora una volta – appuntano gli inquirenti – il ruolo di facilitatore delle relazioni tra Franco (così viene appellato Mario, ndr) Vazzana ed esponenti politici di primo piano era stato svolto da Michele Troia». Quest’ultimo sarebbe stato «in stretti rapporti con Raffaele Gallo e il padre di quest’ultimo, Salvatore Gallo». Nessuno dei due risulta nell’elenco degli indagati. Raffaele Gallo «dal 2014, riconfermato all’esito delle elezioni del 2019, è consigliere regionale per il Partito Democratico, del quale è capogruppo dal giugno 2020» e «nella scorsa consiliatura è stato presidente della commissione regionale Attività produttive, nella attuale è invece vice-presidente della commissione Economia». La passione politica accomuna Raffaele Gallo al padre Salvatore, detto Sasà, «già consigliere comunale del Partito socialista italiano dal 1985 al 1992, uomo di fiducia di Bettino Craxi a Torino, ex direttore del personale di Sitaf spa (Società Italiana per il Traforo Autostradale del Frejus, concessionaria anche dell’autostrada Torino – Bardonecchia), già presidente di Sjtalfa spa». Gli investigatori sottolineano che Salvatore Gallo è stato «spesso oggetto di attacchi politici – anche da parte di compagni di partito – per i suoi trascorsi».
Poi sintetizzano la questione del Sacro Monte di Belmonte. La necessità di rilanciarlo è stata «sottolineata da più parti e in particolare dall’associazione “Amici di Belmonte Onlus”, presieduta dall’ingegnere Carlo Frigerio». Presto era nato «un interesse anche da parte del consiglio regionale del Piemonte, che aveva iniziato un dibattito politico in merito alla possibilità di acquistare l’intera struttura dall’attuale proprietaria, contessa Irene Bisiach, al prezzo di un milione di euro». Ipotesi di non facile realizzazione, visto che, «nel corso dei mesi, la questione aveva registrato posizioni contrastanti tra i vari gruppi politici». Nella scorsa consiliatura «le forze di maggioranza sembravano avere faticosamente superato i vari intoppi burocratici e finanziari, fino ad arrivare allo stanziamento della cifra richiesta per l’acquisto», poi «l’avvicendamento seguito alle elezioni del 2019 ha determinato uno stallo nelle trattative».
L’interesse di Vazzana per la pratica è costante. Ostenta ottimismo anche quando Frigerio gli spiega che le possibilità di acquisto da parte della Regione rischiano di sfumare. All’amico Troia chiede notizie di «Raffaele». Dopo qualche mese l’iter sembra sbloccarsi. Troia sintetizza così: «Raffaele mi ha detto “di’ a Franco che i dirigenti funzionari hanno dato parere favorevole (…) non è ancora fatta la delibera ma si è in dirittura d’arrivo». Gallo (che non compare direttamente nelle intercettazioni e non ha contatti con Vazzana), a detta del tramite Troia vorrebbe – una volta che la questione sarà conclusa – «far vedere che comunque l’attore è stato lui». Si pensa così a un piccolo party per festeggiare l’acquisto dell’area. E si pensa anche a «portare a casa» qualche centinaio di voti in virtù dell’impegno speso.

Amici a destra e sinistra per le amministrative a Chivasso

chivasso-vazzana-platinum-dia
Il Comune di Chivasso

Ai voti pensa anche Giuseppe Vazzana, fratello di Mario, quando Chivasso deve scegliere il nuovo sindaco, nel 2017. La città sa già quanto la ‘ndrangheta possa essere pervasiva. Nel 2021 (l’operazione era “Colpo di Coda”) 22 ordinanze di custodia cautelare servono a scoprire l’esistenza di due nuove “locali” di ‘ndrangheta (sia a Chivasso che a Livorno Ferraris, nel Vercellese) ed evidenziano che «i voti procacciati dal gruppo criminale facente capo alla famiglia Trunfio» avevano, «di fatto» condizionato le elezioni amministrative del maggio 2011. Sei anni dopo, la Dda di Torino rileva «in concomitanza con le elezioni amministrative svoltesi a Chivasso nel mese di giugno 2017, un certo attivismo politico da parte di Giuseppe Vazzana». Sono molti i contatti telefonici registrati tra l’indagato e «alcuni candidati, anche di estrazione politica opposta». Le chiamate, «seppure non possano dirsi chiaramente suggestive di un vero e proprio scambio elettorale politico-mafioso, comprovano la sussistenza di un interesse di Vazzana alla realizzazione di proprie aspettative personali». L’imprenditore di origini reggini aspira a ottenere la concessione di un campo da calcetto adiacente al proprio bar. E cerca di scegliere il candidato che possa aiutarlo a realizzare i propri intenti. Vazzana si lamenta per l’atteggiamento dell’amministrazione comunale: a suo dire, la sua richiesta di assegnazione sarebbe stata respinta con motivazioni «assolutamente inconsistenti e riconducibili a una sorta di discriminazione dovuta alle proprie origini calabresi». L’uomo avrebbe dunque scelto di appoggiare «concretamente la coalizione di centrodestra, capeggiata dal candidato sindaco Matteo Doria». I contatti con la candidata consigliera di centrodestra Linda Usai sarebbero stati «assidui» e dovuti a «un’amicizia di vecchia data». Ma Vazzana avrebbe «mantenuto rapporti anche con il candidato sindaco di estrazione politica opposta, Claudio Castello, lasciandogli intendere – prima e dopo la consultazione – di essersi fattivamente adoperato per la sua vittoria».
Nessuno dei politici intercettati è indagato ma sono molte, in questi dialoghi, le affermazioni di Vazzana che gli inquirenti considerano significative. In una chiacchierata con Usai, il presunto affiliato alla “locale“ di Volpiano spiega che vorrebbe partecipare direttamente alla contesa («perché la politica è una bellissima cosa») ma non può: «Mia figlia non poteva candidarsi lo stesso perché comunque ha un cognome che gli potevano rompere i coglioni gli facevano delle domande trabocchetto».
Per i magistrati è chiaro Vazzana sa bene quali sarebbero le implicazioni di una candidatura diretta: «Io ti giuro – dice a Usai – mi sarei candidato… non posso farlo perché andrei a finire in galera il giorno dopo e non so il perché, credimi… perché, ti ripeto, io non ho avuto problemi con nulla, però non posso farlo e boh… però mi piacerebbe… io… a me piace la politica, mi piace tanto». L’amica non si scompone: «Allora ci prepariamo per le prossime, ci candidiamo alla Camera». (p.petrasso@corrierecal.it)

Argomenti
Categorie collegate

Corriere della Calabria - Notizie calabresi
Corriere delle Calabria è una testata giornalistica di News&Com S.c.a.r.l. ©2012-. Tutti i diritti riservati.
P.IVA. 03199620794, Via del Mare, 65/3 S.Eufemia, Lamezia Terme (CZ)
Iscrizione tribunale di Lamezia Terme 5/2011 - Direttore responsabile Paola Militano
Design: cfweb