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«Mamme equilibriste, Calabria ultima per servizi»

Nell’anno della pandemia 249 mila donne hanno perso il lavoro e 96 mila erano mamme. Tra queste 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Sono quelle mamme che hanno dovuto rinunciare al lavoro per s…

Pubblicato il: 09/05/2021 – 18:43
di Giusy Raffaele
«Mamme equilibriste, Calabria ultima per servizi»

Nell’anno della pandemia 249 mila donne hanno perso il lavoro e 96 mila erano mamme. Tra queste 4 su 5 hanno figli con meno di 5 anni. Sono quelle mamme che hanno dovuto rinunciare al lavoro per seguire i figli più piccoli e che nella quasi totalità dei casi (90 su 96 mila) erano già occupate part-time prima della pandemia. E al Sud le mamme sono ancora più in difficoltà nel crescere un figlio, con la Calabria al ventesimo e penultimo posto nell’indice regionale delle madri (che identifica le regioni che si impegnano di più o di meno a sostenere la maternità) ed all’ultimo posto nell’area servizi, mentre al Nord la situazione va molto meglio con Trento, Bolzano e Valle d’Aosta ai primi posti della classifica. Fanalino di coda risultano Campania, Calabria, che scivola di una posizione rispetto all’anno precedente, e Sicilia. Nell’area della “cura” la Calabria si conferma al quindicesimo posto e nell’ambito “lavoro” si conferma al diciannovesimo e terzultimo posto, esattamente come nell’anno precedente, seguita soltanto da Sicilia e Campania. Tutte le regioni del Mezzogiorno inoltre (fatta eccezione per l’Abruzzo del 2008), presentano per le sette annualità di confronto, valori largamente inferiori al 100 di riferimento. I dati dell’area servizi, infine, vedono scivolare la Calabria all’ultimo posto, rispetto al ventesimo dell’anno precedente, occupato ora dalla Campania.
“Equilibriste” le ha definite Save the Children nel rapporto annuale sulla maternità in Italia nel 2021, donne costrette a mettere in discussione e sacrificare la loro posizione lavorativa per seguire i figli. La situazione già prima della pandemia non era semplice considerato che molto spesso la scelta della genitorialità è correlata alla carriera lavorativa, soprattutto per le donne. I dati parlano chiaro: nel 2019 le dimissioni o risoluzioni consensuali del rapporto di lavoro di lavoratori padri e lavoratrici madri hanno riguardato 51.558 persone, ma oltre 7 provvedimenti su 10 (37.611, il 72,9%) riguardavano lavoratrici madri e nella maggior parte dei casi la motivazione alla base di questa scelta era la difficoltà di conciliare figli e lavoro. Anche per questo motivo l’Italia ha il primato delle donne più anziane d’Europa alla nascita del primo figlio, così come è sceso il tasso di natalità durante la pandemia, registrando un decremento del 3,8% rispetto all’anno precedente per un totale di 16 mila nascite in meno. Di fatto si è accentuata una condizione che già prima presentava diverse criticità lasciando fuori dal mercato del lavoro molte donne che non potevano conciliare vita lavorativa e familiare e realizzazione personale. Su 456 mila i posti di lavoro evaporati (-2% rispetto al 2019) le più colpite sono le donne che rappresentano 249 mila unità (-2,5%) rispetto ai 207 mila uomini (-1,5%). In particolare, guardando al versante delle madri, il saldo delle occupate fa segnare un calo di -96 mila donne tra il 2019 e il 2020, di cui in particolare 77 mila in meno tra coloro che hanno un bambino in età prescolare, -46 mila tra chi ha un figlio alla primaria (6-10 anni), mentre risultano aumentate le madri occupate con figli da 11 a 17 anni (+27 mila). I tassi di occupazione dei 15-64enni decrescono per entrambi i generi, passando al 67,2% per gli uomini (- 0,8%) e al 49% per le donne (- 1,1%). In questo modo, i divari di genere, già consistenti in precedenza, si esasperano e nel 2020 raggiungono la soglia del 18,2%, penalizzando come sempre, alcune aree. Se al Nord e al Centro, infatti, si mantengono intorno al 15%, il gap si allarga fino a 23,8% nel Mezzogiorno.
Lo “shock organizzativo familiare” causato dal lockdown, secondo le stime, avrebbe travolto un totale di circa 2,9 milioni di nuclei con figli minori di 15 anni in cui entrambi i genitori (2 milioni 460 mila) o l’unico presente (440 mila) erano occupati. Lo “stress da conciliazione”, in particolare, è stato massimo tra i genitori che non hanno potuto lavorare da casa, né fruire dei servizi (formali o informali) per la cura dei figli: si tratta di 853 mila nuclei con figli 0-14enni, nello specifico 583 mila coppie e 270 mila monogenitori, questi ultimi in gran parte (l’84,8%) donne. Questi dati mostrano l’urgenza del problema e il bisogno di incentivare mirate politiche di sostegno a favore della genitorialità: Save the children invoca misure urgenti per creare un sistema integrato da zero a sei anni, che offra un servizio di qualità e gratuito in cui i bambini abbiano la possibilità di apprendere e di vivere contesti educativi necessari al loro sviluppo. Nonostante gli asili nido dal 2017 siano entrati a pieno titolo nel sistema di istruzione, ancora oggi questa rete educativa è molto fragile e, in alcune regioni, quasi inesistente. Una misura necessaria a dare ai bambini maggiori opportunità educative sin dalla primissima infanzia, che contribuirebbe a colmare i rischi di povertà educativa per le famiglie più fragili, ma anche a riportare le donne e in particolare le madri nel mondo del lavoro.

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