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Destinati al Veneto i vaccini AstraZeneca inutilizzati in Calabria

Circa 135mila le dosi rifiutate al Sud e riassegnate al Settentrione. Figliuolo: «Così bilanciamo le distribuzioni, nessuna regione svantaggiata»

Pubblicato il: 12/05/2021 – 12:30
Destinati al Veneto i vaccini AstraZeneca inutilizzati in Calabria

Il Veneto sarà una delle prime regioni del Nord a ricevere i vaccini di AstraZeneca rimasti inutilizzati in Calabria, Sicilia e Campania (perché gli over 60 li hanno rifiutati) e che il commissario per l’emergenza, generale Francesco Figliuolo, su pressione proprio dei governatori di Veneto, Piemonte e Friuli ha accettato di cominciare a redistribuire. Da quando è scoppiato il caso AstraZeneca la nostra regione è quella che ha registrato il tasso di rifiuto più alto del siero anglo-svedese. Una diffidenza diffusa sul territorio che ha causato lo stazionamento in frigo di migliaia di dosi in diversi hub vaccinali, e che ha servito alle regioni del Nord l’assist perfetto per richiedere i lotti inutilizzati. Forniture di primaria importanza per la lotta al Covid destinate al Meridione verranno, dunque, riassegnate alle regioni più virtuose nella campagna vaccinale come il Veneto. Il modello Calabria fin dall’inizio dell’emergenza si è distinto per la lentezza e le difficoltà organizzative dei singoli centri vaccinali, dove le prenotazioni erano sempre in esubero, le file per le somministrazioni troppo lunghe e le categorie a rischio spesso senza la priorità che gli spettava. Dal mese di maggio si registra però una ripresa nel numero giornaliero dei vaccini inoculati nella nostra regione: se ad aprile si viaggiava ad una velocità di circa 7mila dosi ogni 24ore, a maggio nella giornata meno virtuosa (lunedì 10) ne sono state somministrate 9.603, mentre nella data più proficua (domenica 9) si è arrivati a 18.133 dosi.

«A decidere i trasferimenti è il commissario straordinario, non di certo le Regioni»

«Con riferimento alle notizie pubblicate oggi da alcuni organi di stampa in merito all’assegnazione di dosi di vaccino alla Regione Veneto provenienti da altre Regioni, si smentisce la fondatezza della notizia, precisando che eventuali trasferimenti di dosi tra Regioni sono di esclusiva competenza della Struttura Commissariale». Il Commissario straordinario, nel corso della Conferenza delle Regioni tenutasi ieri, aveva ribadito che in merito al vaccino Vaxzevria – meno utilizzato in alcune Regioni – gli eventuali bilanciamenti sono effettuati, sentite le Regioni interessate, sempre ed esclusivamente a cura della Struttura Commissariale, per ragioni programmatiche e di coerenza con il piano vaccinale, oltre che per motivi legati alla logistica di trasporto e alla catena del freddo. Tali bilanciamenti – che peraltro non riguardano solo movimenti da Sud verso Nord ma, come già avvenuto, anche tra Regioni del sud – sono comunque da considerarsi quali anticipazioni di dosi di vaccino nell’ottica di un costante riequilibrio della ripartizione prevista tra Regioni/Province autonome, seguendo il criterio ‘una testa – un vaccino.

Dosi supplementari

La prossima settimana arriveranno 25mila dosi di AstraZeneca «supplementari» oltre alla fornitura ufficiale, e il 25 maggio l’«extra» salirà a 110mila dosi. In Veneto l’utilizzo dell’anti-Covid anglo-svedese è all’80%,contro il 40%-60% rilevato nel centro-Sud. Nella prima settimana di maggio la Regione ne ha somministrate 1900 dosi ogni 100mila abitanti, contro le 800 del Lazio e le 400 della Sicilia, che ne ha cedute una parte anche alla Puglia. E poi c’è il caso delle Marche, che domenica hanno organizzato «AstraNight», otto ore di accesso libero alla vaccinazione: dalle 22 alle 6 del mattino successivo per i residenti tra 60 e 79 anni c’erano a disposizione 750 dosi. Ne sono state inoculate 250. «L’infezione è decisamente in calo, non c’è il rischio di passare in zona arancione — commenta il governatore Luca Zaia — è iniziata la fase della convivenza, per la quale l’anti-Covid è fondamentale. Il 30% dei nostri cittadini ne ha già ricevuta almeno una dose, il 12% anche il richiamo. Si procede con le somministrazioni (35.681 lunedì, ndr), la campagna è aggressiva, però mancano le fiale. Noi avremmo un potenziale di 100mila iniezioni al giorno e non riusciamo a farne più di 40mila poiché la fornitura settimanale è di circa 214mila. Il vaccino è vitale: nelle categorie che l’hanno assunto non ci sono più pazienti ricoverati, in particolare sono crollati gli accessi in ospedale degli over 80, il 96,9% dei quali ha assunto almeno la prima dose».
Scorte AstraZeneca
Lo stesso dicasi per l’81,4% della fascia 70/79 anni, mentre la coorte 60/69 si ferma al 59,5%, quindi anche in Veneto rappresenta «il freno», perché rifiuta AstraZeneca. Raccomandato sopra i 60 anni dall’Agenzia italiana del farmaco dopo i 30 decessi per trombosi registrati tra Europa (tre in Italia) e Stati Uniti soprattutto in donne dai 18 ai 48 anni. Nonostante le rassicurazioni di Ema, l’Agenzia europea del Farmaco, che non ha posto invece limiti d’età e secondo la quale eventi avversi così gravi sono rari, la paura sta avendo la meglio su una larga fetta di popolazione. Il problema è che non si può scegliere il tipo di vaccino, se rinunci a quello a te indicato, resti senza. Per contro, le Regioni destinate a dover cedere le proprie scorte di AstraZeneca ferme in frigo ai territorio pronti a usarle, ora fanno melina e non rispettano il calendario del Piano nazionale, che ha appena iniziato a immunizzare i cinquantenni. Il Lazio ha lanciato, per i prossimi 15 e 16 maggio, l’«Open day» riservato ai quarantenni, mentre la Campania il 3 maggio ha immunizzato con lo stesso anti-Covid 2.500 giovani tra i 18 e i 30 anni a Marcianise e ieri ha fatto lo stesso a Caserta. «Nel Veneto rifiuta AstraZeneca il 15%-20% dei soggetti ai quali è destinato — rivela il dottor Sandro Cinquetti, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Usl Dolomiti e past president per il Triveneto della Società italiana di Igiene —. Ma la percentuale di opposizione scende notevolmente tra i pazienti dei medici di famiglia, che ne conoscono bene la storia clinica e quindi infondono loro maggior tranquillità.

I richiami

Al Veneto dosi in più di AstraZeneca servono eccome, soprattutto per i richiami. Nella prima parte della campagna, tarata non sulle fasce d’età ma sulle categorie professionali più esposte al rischio Covid, abbiamo somministrato la prima dose a migliaia tra insegnanti, appartenenti alle forze dell’ordine e ai servizi pubblici essenziali, che a distanza di 10/12 settimane devono assumere la seconda. E il termine sta scadendo in questi giorni — chiude Cinquetti —. Poter disporre di una fornitura extra consente di completare il ciclo vaccinale senza ansia». Secondo il quarto Rapporto di farmacovigilanza diffuso da Aifa, il 91% delle sospette reazioni avverse da anti-Covid rilevate tra il 27 dicembre 2020 e il 26 aprile 2021 non sono gravi. Consistono in dolori in sede di iniezione e muscolari, febbre, astenia/stanchezza. Gli episodi gravi sono invece l’8,6%. Il 75% delle segnalazioni riguardano Pfizer Biontech, il più utilizzato (70,9% delle dosi somministrate), il 22% AstraZeneca e il 3% Moderna. A proposito di reazioni avverse, l’autopsia eseguita ieri mattina su Irma Dall’Acqua, la 91enne morta sabato dopo la seconda dose di Pfizer assunta al centro vaccinale di Villorba, ha escluso ogni correlazione con l’anti-Covid. Lo comunica l’Usl Marca Trevigiana, precisando che la morte «è stata causata da problemi cardiaci». Intanto il portale regionale dal primo aprile a ieri ha superato il milione di prenotazioni: 31.064 solo nelle ultime 24 ore.

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