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Scoppia il caso delle dighe: decine di milioni bloccati e Consorzi «inadeguati»

Il ministero delle Infrastrutture evidenzia i casi di Redisole, Votturino e Metramo. E richiama la Regione: «Affidi la gestione a chi ne è capace»

Pubblicato il: 17/05/2021 – 10:48
di Pablo Petrasso
Scoppia il caso delle dighe: decine di milioni bloccati e Consorzi «inadeguati»

LAMEZIA TERME Basterebbe forse soltanto l’oggetto della comunicazione inviata dal ministero delle Infrastrutture per spiegare quale sia lo stato dell’arte delle dighe calabresi. «Situazione di inerzia e ritardo nelle attività di competenza di concessionari e gestori», in effetti, dà l’idea della precarietà. O, meglio, di una condizione di stallo che blocca decine di milioni di euro e perpetua la condizione di alcune che sono incompiute storiche non per mancanza di fondi ma per incapacità di programmare. Sarebbero circa 80 i milioni di euro “fermi” perché gli enti gestori dei grandi invasi, i Consorzi di Bonifica, non riescono a portare avanti i progetti. Per una volta – diversamente da quanto avviene per la sanità – non si può dare la “colpa” al governo. Che, nelle stanze del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, propone, pianifica. E scrive lettere che non lasciano spazio a dubbi.

«Inerzia e ritardo», il (triste) destino di tre dighe

La firma in calce alla prima comunicazione (risale al 22 settembre 2020) è di Angelica Catalano, direttore generale del settore. La manager evidenzia la situazione di stallo che riguarda tre strutture: le dighe di Redisole e Votturino nel Cosentino e la diga Castagnara sul fiume Metramo, nel comune di Galatro. Le prime due afferiscono al Consorzio dei Bacini meridionali del Tirreno cosentino, la terza al Consorzio del Tirreno reggino. La «situazione di inerzia e ritardo», invece, accomuna le tre opere. Il titolo è soltanto l’antipasto. Catalano, nella comunicazione (non è la prima, arriva dopo una missiva del 7 luglio 2020), evidenzia «per la diga di Redisole (San Giovanni in Fiore), completata da decenni e mai avviata agli invasi, il perdurare di una situazione di inerzia, ritardo e inefficacia da parte dei vari enti avvicendatisi quali affidatari pro-tempore dell’opera (e tra essi incluso – da ultimo – anche il Consorzio di Bonifica integrale dei Bacini meridionali del Cosentino), con il conseguente mancato utilizzo della risorsa idrica». Sono parole che gettano nuova luce sulle difficoltà degli agricoltori dell’area nei periodi di siccità. Quelle difficoltà sarebbero già state superate, se solo gli enti si fossero preoccupati di agire. La diga del Votturino (foto sopra), nel comune di Serra Pedace (gestita dallo stesso Consorzio), vede una «prolungata e ingiustificata dilazione del completamento dei lavori di manutenzione straordinaria e dei servizi finalizzati alla rivalutazione sismica e idraulica dell’infrastruttura». Risultato? È «impossibile la ripresa degli invasi sperimentiali entro tempi definiti e certi con conseguente perdita di risorsa idrica».

diga-redisole-consorzi-bonifica

I ritardi per entrambe le dighe sono da addebitare al Consorzio di bonifica: una situazione «di ripetuta procrastinazione» che «incide e influisce negativamente sia sulle esigenze di un’efficiente manutenzione delle opere ai fini della sicurezza e della conservazione dei beni pubblici, sia su quelle della corretta gestione della risorsa idrica». C’è, poi, il capitolo finanziario: le lentezze accumulate, infatti, tagliano fuori le strutture dalla possibilità «di accedere ai fondi del Piano operativo infrastrutture»: si tratta di 3 milioni 125mila euro che non permetteranno di attuare gli interventi necessari all’esercizio degli invasi e l’adeguamento alle normative antisismiche.
Non finisce qui. Sul fiume Metramo e «per altre dighe gestite da consorzi di bonifica calabresi», il ministero rileva una «analoga situazione di inadeguatezza gestionale».

«Una nuova governance per le dighe»

I problemi, insomma, sono strutturali. Tant’è che la direzione generale del ministero sottolinea alla Regione Calabria «l’esigenza di un riesame dell’adeguatezza del Consorzio di Bonifica integrale dei Bacini meridionali del Cosentino a gestire in concessione la derivazione e gli sbarramenti connessi e di valutare di assegnare le relative concessioni di derivazione e le funzioni di gestione ad altro soggetto che possa garantire l’avvio all’esercizio delle opere». Vale per la Sila e per il Metramo, ma più in generale da Roma si mette in rilievo «l’urgente esigenza di un riesame complessivo della situazione delle dighe calabresi in concessione o comunque in custodia ai consorzi di bonifica». L’auspicio è quello di arrivare ad «accorpamenti delle gestioni e affidamenti a enti o società in grado di far fronte, con adeguata capacità tecnica, finanziaria e gestionale, ai compiti che la normativa di settore attribuisce ai concessionari di derivazione e gestione “grandi dighe”». Il rischio è che l’impasse consigli al ministero di non assegnare nuove risorse al settore dopo i 33,45 milioni di euro finanziari con il Piano operativo infrastrutture.

Il Consorzio senza risorse per la diga sul Metramo

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La diga sul Metramo

Era, lo ricordiamo, il 21 settembre 2020. Quasi sei mesi dopo, il 12 marzo 2021, dal ministero arriva una nuova, dura reprimenda, visto che la prima segnalazione è rimasta «senza riscontro». Il focus, questa volta, riguarda la diga di Castagnara, per la quale – dopo il primo richiamo – il Consorzio aveva addirittura avviato il procedimento di limitazione dell’esercizio dell’invaso. Nel corso di un’ispezione, davanti alle contestazioni relative alla sicurezza e alla scarsa manutenzione, il Consorzio tentava di difendersi facendo leva sulla «carenza di idonei finanziamenti regionali per la gestione della diga e a protrarsi della crisi finanziaria che lo stesso Consorzio stava attraversando». L’ente non prova neppure a difendersi: depone le armi e conferma «la propria impossibilità ad assolvere gli adempimenti previsti dalla normativa in materia di “grandi dighe”» e prescritti dal ministero delle Infrastrutture. La «grave sofferenza finanziaria» ferma gli interventi, i Consorzi lamentano l’assenza della Regione e le dighe vengono abbandonate al proprio destino da anni. Il ministero contesta l’approccio del Consorzio al tema. Dal Tirreno reggino arrivano considerazioni «improprie» sulla competenza degli interventi e che «denotano l’assenza di risorse anche per le attività minimali di esercizio in sicurezza dell’opera». Il tentativo di far passare per straordinari gli interventi quasi quotidiani di gestione è la prova che non ci sono prospettive fino a quando gli orizzonti resteranno confinati ai Consorzi. E le speranze di intercettare investimenti sono vane, perché mancano i progetti e i cronoprogrammi sono tutto fuorché rispettati. Intanto, l’invaso che potrebbe risolvere i problemi di rifornimento idrico nel Basso Vibonese e in parte della Piana di Gioia Tauro, non viene sfruttato.

Tre dighe fuori servizio e quattro con esercizio limitato

La manager Catalano non può che rinnovare la richiesta del settembre 2020 e ribadire «l’esigenza che l’amministrazione regionale (…) disponga l’affidamento in tempi brevi anche nella gestione della diga di Castagnara» a un ente che possa fare fronte ai propri obblighi «con adeguata capacità tecnica, finanziaria e gestionale». I casi, purtroppo, non sono pochi: «Altre dighe sono limitate nell’esercizio per analoghi motivi»; in effetti, «su otto grandi dighe calabresi gestite da Consorzi di bonifica, tre sono fuori esercizio e quattro con esercizio limitato per motivi di sicurezza». Siamo davanti a un quadro di «dispersione di risorse (idriche ed economiche) e di beni pubblici» da parte dei Consorzi di bonifica. Il ministero non può che invocare un incontro e ammonire la Regione a non chiedere ulteriori risorse per infrastrutture idriche se la governance non cambierà. È l’ennesimo invito a passare la palla a qualcuno che non siano i Consorzi. Scelta tecnica quasi necessaria, sulla quale la politica traccheggia da anni. Perché le risorse idriche sono importanti, ma (per alcuni, purtroppo) quelle elettorali contano di più. E gli enti di bonifica muovono consensi non indifferenti. (p.petrasso@corrierecal.it)

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