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L’insegnamento dei nuovi martiri della fede e della giustizia e l’importanza di fare il proprio dovere

A Catanzaro il convegno promosso dal Centro studi etici, sociali, giuridici e religiosi dell’Arcidiocesi: al centro l’attualità del messaggi dei beati Spoto, Puglisi e Livatino

Pubblicato il: 20/05/2021 – 19:05
L’insegnamento dei nuovi martiri della fede e della giustizia e l’importanza di fare il proprio dovere

CATANZARO L’esempio dei martiri della fede e della giustizia come un richiamo a fare il proprio dovere e la propria parte avendo come stelle polari e morali i valori dell’onestà, della legalità, della solidarietà, dell’impegno sociale e civile, perché è nella normalità, fondata su questi valori, che si racchiude la santità. È questo il messaggio emerso dal convegno promosso dal Centro per gli studi etici, sociali, giuridici e religiosi dell’Arcidiocesi metropolitana di Catanzaro-Squillace guidata da monsignor Vincenzo Bertolone, convegno tenuto nella Basilica dell’Immacolata del capoluogo. “Il secolo dei nuovi martiri”, il titolo del dibattito che ha acceso i riflettori su tre grandissime figure di beati, Don Pino Puglisi, padre Francesco Spoto e il giudice Rosario Livatino, martiri della fede e della giustizia, raccontati nella forza della loro testimonianza da autorevoli interventi, moderati da Saverio Candelieri, dirigente scolastico nell’Iis “Ferrari” di Chiaravalle Centrale, Il convegno è stato a tutti gli effetti anche il “battesimo” del Centro studi, le cui finalità sono state illustrate da Luigi Mariano Guzzo, docente di storia del diritto canonico e dei bene ecclesiastici dell’Umg di Catanzaro: «Il Centro – ha spiegato Guzzo – nasce dalla volontà dell’arcivescovo Bertolone che intende contribuire al rilancio e allo sviluppo del territorio a partire da forti basi spirituali».

«Tre grandi esempi per guardare oltre»

Ed è stato proprio monsignor Bertolone, che si è soffermato in particolare sulla figura di padre Spoto, a inquadrare il senso della giornata. «Parlare di martiri e di magistrati e metterli insieme potrebbe sembrare un’operazione difficile ma così non è, e l’esempio di Livatino ne è la dimostrazione. Quello di oggi – ha sostenuto l’arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace e presidente della Cec – è l’inizio di un cammino – che spero la Diocesi possa proseguire anche quando io non ci sarò più – che parte da tre martiri beatificati, un religioso, un prete e un laico ma non deve fermarsi solo a loro: i tre sono l’incipit, ce ne sono tanti altri attraverso i quali è possibile per i credenti individuare il cammino di santità, per chi non crede è possibile l’amore alla legalità. Se tutti osservassimo le leggi, non solo quelle dello Stato ma soprattutto quelle della coscienza, avremmo maggiore libertà e staremmo meglio. Allora un Centro studi che aiuti la nostra Calabria, la nostra città, la nostra arcidiocesi a guardare oltre le beghe, le difficoltà anche grosse che ci sono oggi. Dobbiamo guardare a questi nostri tre fratelli, a questi tre beati cristiani, che sono andati oltre, perché per loro Dio valeva più della loro vita». Monsignor Bertolone ha poi ricordato che «domenica sarà la Giornata della legalità, per ricordare Falcone e Borsellino. La vita di Livatino ci mette davanti un laico impegnato nel servizio allo Stato, nell’impegno parrocchiale, nel rapporto con i colleghi e nella fede, che coltiva in modo serio e concreto, umilmente, senza mettersi in mostra, si alimenta di questa fede. Il motivo della sua vita è mettere la vita sotto la tutela di Dio e questo lo ha sempre accompagnato: Livatino ci dà l’esempio di agire rettamente, fare il proprio dovere fino in fondo e farlo bene, un bell’esempio, umano, cristiano, da imitare».

«Fare il proprio dovere senza compromissioni»

Su Livatino ha focalizzato la sua attenzione anche il procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro, Vincenzo Capomolla: «Io penso che non ci sia bisogno di martiri e neanche i martiri avrebbero voluto essere martiri. Ciascuno è chiamato a fare il proprio dovere e lo deve fare con grande senso di responsabilità, onorando l’attività e la professione che svolge. Così la società non avrà bisogno di martiri. Il giudice Livatino, nelle occasioni in cui ha manifestato il suo pensiero sul ruolo del giudice nella società, ha sottolineato quanto sia importante per il giudice fare il proprio dovere secondo le regole che disciplinano la sua attività professionale. Questo – ha sostenuto Capomolla – dev’essere la guida per tutti, senza compromissioni di nessun genere ma avendo come obiettivo il bene comune».

«Le istituzioni bene essenziale per la convivenza civile»

Francesco Conigliaro, professore di teologia all’Università di Palermo, ha ricordato la figura di don Pino Puglisi che – ha spiegato – «ha offerto la sua esistenza a Dio come un dono di amore. Io credo che il messaggio de martirio sia la cosa più antica nella vita della comunità cristiana: chi vive autenticamente la propria fede a un certo punto è chiamato a fare atti di eroismo, che può consistere nel dare la vita ma anche nell’impegnarsi nel modo più intenso. C’è un martirio rosso e un martirio bianco, se così si può dire. Il martirio – ha rilevato Conigliaro – è dono di Dio che ci rende coraggiosi per unirci con lui in modo competo e definitivo». A tirare le fila di un dibattito molto articolato è stato il professore Franco Cimino, intellettuale, scrittore, editorialista e raffinato uomo di cultura di Catanzaro: «La giornata di oggi – ha osservato – è un’occasione straordinaria perché consente non solo di accostarsi più da vicino a questi tre beati ma anche di capire che nella normalità, facendo il proprio dovere, c’è una santità possibile e ogni atto di eroismo che può trasformare il mondo in un posto migliore. L’insegnamento che ne ricaviamo – ha concluso Cimino – è quello di fare il proprio dovere e basta, pensando alle istituzioni come a un bene essenziale per la convivenza civile e per il rafforzamento della democrazia e alla propria coscienza morale come forza ed energia per realizzare un mondo non violento e prospero».

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