«Bocciammo il commissariamento della sanità calabrese perché si era rivelato un disastro»
Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale, spiega il perché della sentenza adottata nel 2021 dalla Consulta contro la gestione straordinaria

CATANZARO «Un commissariamento che dura undici anni è, di fatto, una contraddizione in termini ed è chiaramente contrario allo spirito della Costituzione. La Costituzione non può tollerare un sistema così fallimentare. Per questo la Corte Costituzionale si è assunta, con coraggio, la responsabilità di affermare che non si poteva più andare avanti in questo modo». Lo ha detto, a margine di un incontro alla Regione, il professore Luca Antonini, vicepresidente della Corte costituzionale, estensore della sentenza con cui nel 2021fa la Consulta “bocciò” il commissariamento della sanità calabrese.
Perché la bocciatura del commissariamento
«Quando si interviene con un commissariamento – ha aggiunto Antonini – non basta cambiare soltanto il vertice: bisogna intervenire anche su tutta la struttura che sta intorno, coinvolgendo soggetti come Agenas, la Guardia di Finanza e gli altri organismi competenti. Serve una vera sinergia dell’intervento statale, capace di riportare in tempi rapidi il sistema in una condizione di efficienza. La Corte ha anche affermato un altro principio importante: bisogna dare fiducia quando vengono presentati piani di riequilibrio e di risanamento credibili. Non si può restare bloccati a priori su criteri esclusivamente ragionieristici. Qui non c’è soltanto un problema di bilancio: c’è la salute delle persone. E la salute dei cittadini deve venire almeno insieme al bilancio, non dopo. Non si può mettere il bilancio al primo posto e la vita delle persone all’ultimo, perché così il sistema non funziona. Noi – ha sostenuto il giudice della Consulta – abbiamo preso atto del quadro che emergeva dalle relazioni di enti istituzionali, come la Corte dei Conti e altri organismi di controllo. Da quelle relazioni emergeva chiaramente un disastro: la stessa Corte dei Conti aveva evidenziato che, dopo undici anni di commissariamento, la situazione era addirittura peggiorata. I calabresi continuavano a pagare le imposte più alte d’Italia e, quando avevano bisogno di cure, erano spesso costretti alla migrazione sanitaria verso altre regioni. Tutto questo, dal punto di vista costituzionale, non può essere tollerato. È proprio compito della Corte Costituzionale dare attuazione concreta ai principi della Costituzione. Le istituzioni italiane sono organismi vivi e, di fronte a inefficienze così gravi, devono reagire dicendo con chiarezza che non si può continuare così. Noi non abbiamo scelto il “male minore”; abbiamo indicato un metodo. E il metodo deve essere questo: se si commissaria, bisogna risanare in tempi rapidi. “Metodo”, dal greco, significa strada, cioè il modo in cui si raggiunge un obiettivo — in questo caso garantire una sanità dignitosa. E il metodo utilizzato – ha proseguito Antonini – si era dimostrato chiaramente fallimentare».
Il tema dell’IA nella sanità
Antonini alla Regione ha partecipato alla presentazione del rapporto “Sussidiarietà e… salute”, realizzato dalla Fondazione per la Sussidiarietà, soffermandosi sul tema dell’IA: «L’Europa è in anticipo perché è stato il primo continente a varare un regolamento molto buono sull’IA e si sta lavorando anche in Parlamento sul darne attuazione. Il regolamento mantiene il principio della centralità dell’uomo rispetto all’IA. Occorre, quindi, una regolamentazione. Capire i settori dove può essere usata, dove non può, e i settori dove è molto rischioso usarla. Serve avere queste distinzioni in modo che dopo si possa, anche dal punto di vista legale, muoversi di conseguenza. L’IA – ha spiegato il vicepresidente della Corte costituzionale – è una grandissima risorsa per la Sanità. Però deve rimanere sempre l’uomo al vertice, non può mai essere una sostituzione. L’IA guarda al passato, guarda dati, mentre l’uomo ha la capacità di intuire anche il futuro, scoprendo cose nuove. Bisogna sempre mantenere il controllo in mano all’uomo». (a. cant.)
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