Skip to main content

Ultimo aggiornamento alle 23:20
Corriere della Calabria - Home

I nostri canali


Si legge in: 4 minuti
Cambia colore:
 

cervelli in fuga

«Per lavorare al Sud devi conoscere le persone giuste. Qui ho trovato la meritocrazia»

Marco Fortino, nato a Cosenza, lavora per una start up in Spagna. «In Calabria la situazione è critica sarei comunque emigrato al Nord»

Pubblicato il: 06/06/2021 – 22:01
00:00
00:00
Ascolta la versione audio dell'articolo
«Per lavorare al Sud devi conoscere le persone giuste. Qui ho trovato la meritocrazia»

BARCELLONA Spesso i cervelli in fuga dall’Italia che trovano fortuna all’estero sono calabresi. Marco Fortino, 34 anni, è uno di questi. Nato a Cosenza e cresciuto a Casali del Manco, oggi vive e lavora a Barcellona, dove è nello staff di una startup israeliana che opera in ambito sanitario. Fortino racconta la sua storia al Fatto Quotidiano, senza nascondere la soddisfazione per la sua vita professionale in un ambiente più aperto e motivante rispetto a quello che aveva trovato nel suo Paese d’origine. «All’estero la crescita professionale è più rapida – afferma Fortino – se hai costruito le tue competenze attraverso studio ed esperienze, ti vengono tutte riconosciute. I rapporti tra le figure professionali, anche se a livello gerarchico sono su livelli diversi, sono paritari e non ci sono atteggiamenti di superiorità». Meritocrazia e gestione orizzontale dei ruoli all’interno delle aziende sono i punti di forza che mancano a molte realtà lavorative in Italia secondo la testimonianza del cosentino trasferitosi in Catalogna. Un’altra mancanza forte che finisce con l’essere uno svantaggio notevole per il nostro Paese, e ancor di più per la Calabria, è la scarsa presenza di talenti stranieri. «Nei Paesi e nelle aziende in cui ho lavorato ho l’opportunità di confrontarmi quotidianamente con colleghi di diverse nazionalità. Questo mi porta a vedere, conoscere, applicare e testare nuove metodologie, ascoltare punti di vista completamente differenti, arricchire le mie conoscenze professionali e personali». Una vita all’estero non solo per “guadagnarsi da vivere”, ma per poter far parte del “melting pot professionale” di cui sono caratterizzate molte metropoli europee come Barcellona. Un confronto continuo con altre competenze e visioni in un clima anti gerarchico che favorisce la cooperazione tra professionisti. Questi i vantaggi descritti da Fortino, ma non nega, anzi evidenzia, un altro tipo di beneficio: «I guadagni – spiega Marco – sono sensibilmente più alti. A questo va aggiunto un sistema fiscale più vantaggioso, che migliora ancora in quanto cittadino straniero che lavora all’estero. Oggi in Italia, con la normativa sul regime speciale per i lavoratori rimpatriati, il mio vantaggio fiscale si riduce. Anzi, non esiste più. L’unica motivazione per rientrare – continua Marco – sarebbe quella di avvicinarmi alla mia famiglia».

«Laurea e master all’estero per poi vivere in una delle città più belle»

Marco ha lasciato i suoi genitori e i suoi due fratelli subito dopo il diploma, per prendere la laurea in Marketing Management alla Staffordshire University e poi il master in Business Administration, alla Bologna Business School. Negli ultimi dieci anni ha vissuto all’estero, tra Irlanda e Spagna, lavorando in grandi aziende e società hi-tech. Circa un anno fa è arrivata l’occasione di collaborare con la startup israeliana che ha sede a Barcellona dove lavora nell’area di sviluppo business. «Mare, clima, cultura, internazionalità e opportunità di ogni genere – racconta – sono le caratteristiche principali che meglio descrivono la città e che la rendono tra le più belle al mondo nelle quali vivere».

«La situazione al Sud è critica, sarei comunque emigrato al Nord»

I corsi di studio in Italia secondo Fortino sono di un livello molto buono, ma sono poco proiettati all’inserimento nel mondo professionale: «dovrebbe migliorare nell’aspetto pratico per facilitare l’immissione dei giovani nel mondo del lavoro». «Se fossi rimasto in Italia mi sarei comunque dovuto allontanare dalla famiglia e dagli amici – racconta –. La situazione al Sud è veramente critica, le opportunità professionali sono poche, sottopagate e spesso per accedere devi ‘conoscere’ le persone giuste per andare avanti». Se non vivesse a Barcellona Marco si immagina a vivere comunque lontano da casa, molto probabilmente nel Nord Italia «con un crescita personale e professionale più lenta», sottolinea. «Tra i miei amici ci sono quelli che sono soddisfatti e quelli che lo sono meno. Io vivo a Barcellona – conclude -perché ci sto bene e spero che anche i miei amici siano felici, dovunque abbiano deciso di vivere. Se non dovessero esserlo sta a loro cambiare»

Argomenti
Categorie collegate

x

x