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Piano anti Covid in ritardo (mostruoso). In un anno attivati 16 nuovi posti di Terapia intensiva su 134 previsti

Il monitoraggio della Corte dei Conti boccia le Regioni. Male anche le semintensive. Nessun progetto concluso per adeguare i Pronto soccorso

Pubblicato il: 06/06/2021 – 16:26
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Piano anti Covid in ritardo (mostruoso). In un anno attivati 16 nuovi posti di Terapia intensiva su 134 previsti

LAMEZIA TERME Finora il piano anti Covid – sul versante dell’aggiornamento tecnologico della sanità – è stato applicato in modo molto parziale. I guai si distribuiscono lungo tutto lo Stivale e la Calabria non fa eccezione.
In un anno di pandemia le Regioni italiane hanno attivato solo 922 nuovi posti letto di terapia intensiva: un quarto rispetto ai 3.591 previsti dal governo Conte, che con il decreto legge del 19 maggio 2020 aveva stanziato per il potenziamento dell’assistenza ospedaliera in totale oltre 1,4 miliardi, di cui 711 milioni sono stati richiesti dalle Regioni proprio per incrementare i posti letto disponibili nei reparti messi più a dura prova dalla pandemia.
I freddi numeri del Rapporto 2021 sul coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti mostrano che larga parte di quei soldi è rimasta nel cassetto. I posti letto finanziati, d’altra parte, sono ancora un progetto nonostante le tre ondate pandemiche ai quali gli ospedali si sono trovati a dover resistere spesso “a mani nude”.

Calabria indietro sulle Terapie intensive e gli adeguamenti Covid

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Il quadro complessivo dice che «a fine aprile l’attuazione dei lavori di potenziamento risulta compiuta solo al 25,7 per cento, con differenze particolarmente pronunciate tra Regioni». Le tabelle sintetizzano il dato: in Valle d’Aosta, Molise e Basilicata il monitoraggio condotto dal ministero della Salute non segnala alcun progresso; unica area ad aver attivato tutti i posti previsti (40) è la Provincia autonoma di Bolzano. Sospesi tra inerzia ed efficienza stanno tutti gli altri. Con notevoli sfumature: in Calabria, su 134 posti letto di Terapia intensiva programmati, ne sono stati attivati 16, cioè l’11,9%. Peggiore il dato sulla terapia semintensiva: soltanto 11 posti attivati sui 136 previsti (pari all’8,1%).
La Corte dei conti allarga l’orizzonte anche agli interventi previsti per i Pronto soccorso (sempre nell’ambito delle misure anti Covid). Qui il calcolo è più rapido: nessuno dei 18 progetti previsti è stato realizzato, dato purtroppo abbastanza in linea con quello nazionale. Delle 9 ambulanze da acquistare, invece, ne sono arrivate 3, ma zero è il numero segnalato alla voce “consegnate e collaudate”.

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Covid, i fondi stanziati per aiutare i reparti

Il lavoro da fare resta molto ed è «complesso», come spiegano gli stessi magistrati contabili. Alcune Regioni, però, come Emilia-Romagna e Abruzzo sono riuscite a completare l’adeguamento per una quota superiore al 75%: tra le peggiori, invece, Sicilia, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Lombardia, che hanno attivato meno del 10% delle terapie intensive previste. L’aumento delle postazioni in Rianimazione con i fondi stanziati nel maggio dello scorso anno, sarebbe dovuto servire per evitare il collasso dei reparti sperimentato nella primavera del 2020. E la saturazione delle terapie intensive è stata infatti inserita a ottobre scorso tra i parametri che determinano i colori delle Regioni, le aperture e le chiusure. L’analisi, per, racconta che poco è stato fatto. E l’inerzia è finita più volte al centro di scambi di accuse tra l’ex commissario all’emergenza Covid Arcuri e le Regioni. (ppp)

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