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Rinascita Scott, il teso controesame “pro domo sua” dell’avvocato Staiano

Il legale di Pittelli interroga Mantella: «O mente o è stato preso in giro». Scontri con accusa e collegio. La pm: «Qui non ci sono domande»

Pubblicato il: 09/06/2021 – 7:04
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, il teso controesame “pro domo sua” dell’avvocato Staiano

LAMEZIA TERME In oltre tre ore di controesame il collaboratore di giustizia Andrea Mantella ha parlato per molto meno del 50% del tempo. Quello dell’avvocato Salvatore Staiano più che un controesame (con esame incorporato visto che Mantella è stato nominato come teste dal collegio che difende l’avvocato Giancarlo Pittelli) è sembrato una discussione difensiva, con tanto di documenti esibiti, prove e nomi da riversare ancora agli atti. Così ha sintetizzato, nel corso dell’ennesima opposizione, il pm Annamaria Frustaci: «Qui non c’è alcuna domanda. Comunque ringrazio il difensore – ha detto riferendosi a Staiano – perché ci sta anticipando i temi difensivi che verranno trattati in sede di discussione». Una strategia, quella messa in atto nell’aula bunker di Lamezia Terme nel corso del processo “Rinascita-Scott”, tesa a minare la credibilità di Andrea Mantella, il suo ruolo di ex boss carismatico e rispettato.
Staiano è stato, in passato, difensore di Mantella il quale, una volta divenuto collaboratore di giustizia lo ha accusato di avere “oliato” per l’ex cliente un sistema costituito da false perizie e medici corrotti che gli avrebbe garantito di lasciare il carcere per un comodo soggiorno ai domiciliari nella clinica Villa Verde. Dichiarazioni che hanno dato vita a un processo – che si sta svolgendo a Catanzaro – a carico di periti a avvocati che vede, tra gli altri, l’avvocato Salvatore Staiano imputato per favoreggiamento aggravato. Staiano afferma di non voler essere «Cicero pro domo sua» perché «io ho già i miei avvocati che mi difendono». Però qualcosa a verbale viene seminata qua e là, tra le esternazioni fatte dall’avvocato e più volte contestate dall’accusa e richiamate dal presidente del collegio.

Il caso Loiacono e la corruzione del giudice 

Secondo Staino, Mantella, nel corso dell’esame davanti ai pm della Dda di Catanzaro avrebbe rivelato un fatto inedito: il recupero di alcune somme che l’avvocato Francesco Loiacono ha tentato di effettuare in afferenza di un intervento in Cassazione per avere il dissequestro dei beni di Mario De Rito. Staiano chiede se quello di Loiacono fosse un intervento corruttivo o un normale intervento di lavoro.
«Per quanto mi riguarda non è un inedito perché io l’ho dichiarato fin dall’inizio della mia collaborazione – afferma Mantella –. Stando a quello che mi hanno riferito Francesco Pesce alias “Ciccio Testuni”, Damiano Vallelunga e Salvatore Mantella, cognato di De Rito, Mario De Rito aveva promesso all’avvocato Francesco Loiacono che lui avrebbe avuto disponibilità economica…»
Ma Staiano non attende la risposta e lo dice anche ai giudici e ai pm Frustaci e De Bernardo che chiedono di conoscere la risposta «io non attendo proprio niente, Mantella era un accordo corruttivo, sì o no?».
Inutile l’invito del presidente del collegio Brigida Cavasino a moderare i toni. I toni saranno sempre alti e teatrali per tutto lo svolgimento dell’udienza.
«De Rito aveva una disponibilità economica per comprarsi qualche avvocato disponibile in modo che potesse avere indietro i suoi beni – riprende Mantella –. Loiacono aveva una chiave in Cassazione come si diceva nell’ambito della criminalità organizzata, come mi ha riferito Francesco Pesce, e quindi ha preso un impegno economico con l’avvocato Loiacono che ha ottenuto un risultato e poi pretendeva 50mila euro». Staiano a questo punto scopre la prima carta: «Ho le sentenze della Cassazione – afferma – e le dico chi era il relatore: Davigo. Quindi manderemo sotto processo Davigo ora». Il presidente Cavasino lo invita a limitarsi a fare delle domande. L’inizio di una lunga serie di inviti  a fare solo delle domande. Staiano grida: «Io sto dicendo che ho i provvedimenti e il relatore è Davigo».
«E questa non è una domanda», puntualizza il presidente Cavasino, ma l’avvocato di Pittelli prosegue per la sua strada, nonostante l’opposizione dell’accusa a non fare domande suggestive, e scopre le sue carte.
«Io mi sono impegnato – dice Mantella – a salvare la vita a Mario De Rito per conto dell’avvocato Francesco Loiacono al quale doveva dare 50mila euro. Questa è una situazione ‘ndranghetista, non c’entra la Cassazione. Io feci dare i soldi all’avvocato Loiacono da De Rito e li consegnai direttamente a Francesco Pesce». Secondo Staiano le sentenze di Cassazione per De Rito sono state «un disastro: tre inammissibilità e tre annullamenti. Questo ha portato al sequestro completo dei beni». «E il relatore era Davigo», afferma Staiano il quale dice che produrrà la documentazione alla prossima udienza e che si riserverà di sentire l’avvocato Loiacono.

I beni patrimoniali di Mantella

L’avvocato Staiano, nel corso di lunghe dissertazioni – puntualmente contestate dall’accusa perché lungi dall’essere domande – scopre una per una le proprie carte. Nel corso dell’udienza viene trattato l’argomento dei beni che Mantella riceveva dai Bonavota quando era in carcere. «Mi avevano confiscato un patrimonio da 6 milioni di euro – dice Mantella – i Bonavota mi mandavano qualche migliaio di euro attraverso mio zio Armando Mantella». Staiano contesta il fatto che nel 2012, quando Mantella non era ancora collaboratore (si pente nel 2016, ndr), nel corso di una intercettazione avrebbe detto a sua moglie di non prendere l’aereo ad agosto per raggiungerlo in Sardegna, dove era detenuto, per non spendere troppi soldi. Mantella ribatte che sapeva di essere intercettato e usava queste cautele per non far capire di essere foraggiato dai Bonavota con i quali era in stretti rapporti. In realtà, dice il collaboratore, molto denaro è stato speso per avvocati e spese processuali.
Staiano, in passato, pure avrebbe abbondantemente fatto parte di queste spese processuali stando alle accuse di Mantella. L’avvocato più volte, come dicevamo, afferma di non voler fare «Cicero pro domo sua». Eppure lascia cadere a verbale notizie come «Dal 2011 al 2016 non ha corrotto più nessuno. Anzi, anzi: ha preteso». E ancora: «Voglio sapere chi sono stati i suoi avvocati dal 2011 al 2016. Voglio sentire. L’avvocato Staiano? Ho la lettera dove mi richiede i soldi. E ho la quantità dei soldi che mi chiede. Una somma da morto di fame. L’avvocato Sabatino. Ho la lettera dove richiede i soldi a Sabatino. Una cifra da morto di fame». Il pm Antonio De Bernardo fa presente che se l’avvocato continua a fare riferimenti ad atti che non sono nel processo deve produrli. 

L’accusa a Cantafora

«Lei ha accusato l’avvocato Cantafora di qualcosa?», chiede Staiano. Mantella afferma che l’avvocato Nicola Cantafora è una persona «iper iper per bene e iper iper onesta». Staiano contesta che il collaboratore, sentito a Salerno il 4 aprile 2019, ha dichiarato che tra i canali per arrivare al giudice Petrini c’erano Salvatore Staiano, Giancarlo Pittelli, Anselmo Torchia, Nicola Cantafora e un altro avvocato del quale Staiano non fa il nome.
«Quando ho fatto quel passaggio – risponde Mantella – io ho detto che i mafiosi credevano che il canale per avvicinare Petrini fosse pure il Cantafora ma io non ebbi mai riscontro che l’avvocato Nicola Cantafora ha corrotto qualcuno. Assolutamente. L’avvocato Cantafora è stato il mio avvocato e di mezzo c’è stata sempre la scrivania. Il resto lo sta aggiungendo lei, Salvatore Staiano».
Ma Staiano insiste a toni sempre più accesi: «Tra i canali privilegiati questo screanzato osa mettere…». La giudice Cavasino ferma la valanga. «Che mi denunzi», ribatte Staiano in quella che è una difesa non richiesta dell’onorabilità di avvocati e magistrati nominati da Mantella nel corso dell’esame sostenuto davanti ai pm.

L’aggressione a Laudonio

«Il signor Saverio Razionale, all’interno del carcere di Paola mi ha riferito che doveva scontare otto mesi perché aveva litigato, aveva minacciato o addirittura era andato in tribunale per dare due sberle in faccia al procuratore Laudonio. Questo avvenne nel 1999». Staiano gira un’altra carta, sempre senza risparmiare commenti e frecciate: «O lei quando le parlano non capisce o a lei hanno raccontato un sacco di balle, o lei inventa un sacco di balle. Perché la sentenza per la quale Razionale è stato condannato ha come capo di imputazione il fatto che Razionale aveva reso false dichiarazioni al pubblico ministero».
«Ma la domanda qual è?», chiede l’accusa.
«Non c’è una domanda – ribatte Staiano – ora cosa mi risponde? Razionale la prendeva in giro lei ha capito male o lei ha inventato tutto?»
Il pm Frustaci interviene: «Quello che sta sollevando il difensore è tema di valutazione dell’attendibilità del collaboratore. Ci sarà una produzione documentale presidente, qual è l’obbiettivo di chiedere a Mantella se Razionale lo abbia o meno preso in giro. Che cosa può riferire di diverso Mantella rispetto a quello che ha sentito da Razionale?»
Rispetto a notizia appresa da altri Mantella conferma ciò che aveva appreso da Razionale.

Quello che Staiano vuole arrivare a dimostrare 

Staiano vuole arrivare a dimostrare che Razionale prendeva in giro Mantella. Lo dice chiaramente quando svela l’ennesima carta, ossia che la difesa si è scomodata ad andare a verificare al catasto tavolare austriaco se Pittelli abbia mai posseduto una casa in Austria, visto che Mantella ha dichiarato che Razionale sarebbe andato a trovare Pittelli in Austria in una casa col citofono d’oro. «Mantella – dice Staiano – io voglio arrivare a dimostrare che lei non era trattato bene, che lei era preso in giro, che non le hanno dato soldi, che l’hanno abbandonata, che lei non poteva essere involto in situazioni particolari».
Ma questo, per il collegio, non è un esame o un controesame. È altro, e il giudice Cavasino invita l’avvocato Staiano a fornire una produzione documentale per vagliare l’attendibilità delle dichiarazioni di Mantella. «Però lei – dice il giudice rivolto all’avvocato – sta chiedendo una valutazione. Questa domanda non è ammessa. Poi dopo la produzione documentale la chiederà». Staiano rifomula, vuole sapere se Mantella ha mai percepito che gli stessero raccontando balle. «Avvocato lei mi chiede di descrivere sensazioni e le sensazioni me le tengo per me. Io racconto fatti, racconto quello che ho sentito».

Cicero pro domo sua

Staiano dice di non voler essere Cicero pro domo sua ma alla fine la butta là, perché resti a verbale: «Certamente non le chiederò – dice rivolgendosi a Mantella –, ma glielo chiederà l’avvocato Cantafora nel mio processo, dove ho messo i soldi dei Gallace per comprare un villaggio».
Una frase che si perde così. «Non si comprende – dice il pm Frustaci – il senso della premessa». «Era insensata», ammette Staiano. «Siamo sempre al limite di qualcosa che non riusciamo a capire se è mandato difensivo o meno», replica il pm. Il controesame-arringa è agli sgoccioli. La prossima volta verranno esaminate le singole posizioni e, forse, si parlerà meno di Staiano e più dei singoli imputati. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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