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«Vacche grasse e vacche magre»

Daniela Mazzuconi. Chi ricorda questo nome? Daniela Mazzuconi di Usmate Velate in provincia di Monza-Brianza, già docente universitaria, fu eletta senatrice del Partito democratico in Calabria il …

Pubblicato il: 12/06/2021 – 19:18
di Bruno Gemelli
«Vacche grasse e vacche magre»

Daniela Mazzuconi. Chi ricorda questo nome? Daniela Mazzuconi di Usmate Velate in provincia di Monza-Brianza, già docente universitaria, fu eletta senatrice del Partito democratico in Calabria il 13 aprile 2008. Quale apporto ha dato alla Calabria questa signora? Zero. Eppure è stata votata dai calabresi. Come Rosi Bindi, che pure aveva un ruolo nazionale, e Alfredo D’Attorre, che era stato cacciato da Salerno dall’allora sindaco, Vincenzo De Luca. Senza dimenticare, per par condicio, Domenico Scilipoti, il salvatore di Berlusconi. Quest’ultimo promise che avrebbe aperto le sue segreterie politiche in tutta la Calabria. Per fortuna questa minaccia non s’è avverata.
Messi assieme questi personaggi hanno contano meno di zero in rapporto all’utilità che avrebbe dovuto dare al territorio calabrese. Quando furono eletti era il tempo delle vacche grasse e i partiti ingrossavano le proprie file con gente, per lo più sconosciuta, attraverso un equilibrio nazionale giacché bisognava sempre trovare un collegio sicuro al candidato rimasto a piedi.
Ma il meccanismo valeva anche a parti invertite, cioè fuori dalla Calabria. Infatti, nelle ultime elezioni Marco Minniti, che a differenza della Mazzuconi era ed è un personaggio nazionale, è stato eletto nel collegio plurinominale Campania 2 – 03. Insomma, a Battipaglia.
Una esterofilia che ancora oggi si propone con un accento partenopeo.
Il sistema funzionava così. Il partito era padre-padrone e spostava le pedine come pacchi postali. I beneficiari giuravano eterno amore ai territori in cui venivano eletti, salvo a dimenticarsene il giorno dopo.
Adesso è tempo di vacche magre. Il Pd, che è il più esposto perché ha commesso, perpetuandoli nel tempo, gravissimi errori, ora paga il prezzo più alto. La vicenda del candidato a presidente è esemplare e rasenta il grottesco. Il candidato Nicola Irto ha dovuto rinunciare ben due volte per farsi ascoltare. Altri candidati sono tali per le pressioni cibernetiche della piazza. Il matrimonio con i grillini, come la ciliegina sulla torta, è arrivato senza arte né parte. Insomma, una commedia di Ionesco.
Il tutto preceduto dalle dimissioni del commissario regionale Stefano Graziano. In generale, i commissariamenti in Calabria, di qualunque natura, sono eterni, pietrificati. Inutili, dannosi. Vedi Pd e vedi Sanità le cui storie combaciano.
Ma oggi, per il Pd, il vero oggetto del contendere non sono le elezioni regionali, che loro già le immaginano soccombenti, ma le candidature per le prossime elezioni politiche. Per chi ci arriverà.

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