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Sara Pedri, il rettore di Catanzaro: «Vittima dell’arroganza»

Giovambattista De Sarro interviene sulla scomparsa della giovane ginecologa formata all’università “Magna Graecia”

Pubblicato il: 04/07/2021 – 14:12
Sara Pedri, il rettore di Catanzaro: «Vittima dell’arroganza»

TRENTO «Quanto è accaduto a Sara è un’offesa per tutti e non può passare senza una giusta presa di posizione per chiedere che venga fatta luce su fatti che mortificano in maniera grave l’essere una donna, un medico, uno specialista, un universitario. La scelta di una giovane dottoressa del Nord, di venire in Calabria, a Catanzaro, all’università Magna Graecia, che rappresento, per specializzarsi in ginecologia e ostetricia è stata utilizzata dall’ignavia, dall’ignoranza e dall’arroganza per denigrarla e opprimerla nel pieno della sua crescita professionale». Così Giovambattista De Sarro, rettore dell’università Magna Graecia di Catanzaro, che affida a una nota il pensiero dell’ateneo calabrese sulla scomparsa di Sara Pedri, la ginecologa forlivese di 32 anni di cui non si sa più nulla dal 4 marzo scorso subito dopo il trasferimento dal reperto di ginecologia e ostetricia dell’ospedale Santa Chiara di Trento a quello di Cles da cui si era dimessa 24 ore prima della sparizione. «Sara Pedri oggi è, suo malgrado, protagonista di una dolorosa storia che riguarda le donne, i medici, la società – si legge nella nota del rettore -. Come gli stessi professori, medici e infermieri della nostra unità operativa hanno già espresso in più occasioni, Sara a novembre 2020, è una ragazza fresca di specializzazione conseguita a pieni voti, preparata, innamorata della professione, che progetta una vita con il fidanzato. Allora, come è possibile che nel giro di pochi mesi deperisce, non risponde al telefono, se non con messaggi brevi e con voce triste, la famiglia la trova deperita, si deve riposare per poter riprendersi e poi a marzo lascia il lavoro e sparisce – continua la nota -. Si apprende in seguito di situazioni inquietanti che l’hanno vista “vittima” di una grave “persecuzione sociale e professionale” sul luogo di lavoro e che la stampa ormai riporta quasi quotidianamente. Davanti a tutto ciò, è dovere di ognuno di noi intervenire e chiedere giustizia. I diritti di Sara e la sua dignità vengano rispettati. Sono i diritti di tutti noi».

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