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il caso

Sara Pedri, rimosso dall’incarico il primario del reparto

Nella sua ultima mail la ginecologa specializzata a Catanzaro chiama «sovrano illuminato» il proprio responsabile a Trento

Pubblicato il: 10/07/2021 – 17:57
Sara Pedri, rimosso dall’incarico il primario del reparto

TRENTO Non è più il primario di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara di Trento Saverio Tateo, rimosso dall’incarico insieme a un’altra responsabile Liliana Mereu. E’ questo l’esito dell’inchiesta condotta da una commissione interna all’Azienda sanitaria nel reparto del nosocomio dove lavorava Sara Pedri, giovane ginecologa originaria di Forlì, scomparsa il 4 marzo nei pressi di Cles. «Dalla documentazione emergono fatti oggettivi e una situazione di reparto critica – scrive la Commissione dell’Asp di Trento – che rendono necessario, a partire da lunedì 12 luglio, il trasferimento del direttore dell’Ostetricia e Ginecologia di Trento ad altra unità operativa e di un altro dirigente medico ad altra struttura ospedaliera dell’Azienda sanitaria». La decisione della Commissione è arrivata dopo la testimonianza di oltre 110 persone, la motivazione di questa scelta è stata così spiegata «al fine di tutelare la serenità delle pazienti, di tutti gli operatori coinvolti e a salvaguardia del buon funzionamento del reparto». «La direzione generale – continua la commissione – invierà gli atti della commissione di indagine all’Ufficio procedimenti disciplinari per l’attivazione del relativo iter. L’unità operativa del Santa Chiara è stata affidata al direttore della struttura complessa di ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Rovereto che guiderà il reparto a scavalco».

Gli abusi e le continue minacce

La 31enne prima di essere assunta al Santa Chiara, si era specializzata all’Università Magna Graecia di Catanzaro. Una scelta, quella di ultimare la sua formazione in Calabria, che sarebbe stata motivo di mobbing da parte dei suoi superiori. A denunciare i maltrattamenti subiti da Sara sono stati proprio i suoi familiari che hanno raccontato come dallo scorso autunno Sara facesse turni massacranti, e fosse sottoposta a continui abusi di potere e minacce. Accuse che sono state avvalorate dalle testimonianze di diversi professionisti che hanno lavorato negli ultimi anni in quel reparto.

Lo stato delle ricerche

Le ricerche stanno proseguendo ma al momento non c’è alcun indizio su dove possa trovarsi Sara, a parte il ritrovamento della sua auto rinvenuta vicino al ponte di Mostizzolo sul torrente Noce, con il suo cellulare dentro, un indizio che purtroppo lascia poco spazio alla speranza. A guidare le ricerche i carabinieri di Cles con il supporto dei Vigili del Fuoco e del Soccorso alpino e in questa fase si stanno concentrando proprio nella zona tra il torrente Noce e il lago di Santa Giustina. Qualche giorno fa le unità cinofile si sono fermate nei pressi di un dirupo alto una cinquantina di metri a cui si accede dalla pista ciclabile, ma nessun corpo è stato trovato. Nel frattempo, la Procura di Trento, che ha aperto un fascicolo senza notizia di reato, ha ricevuto la copia forense del telefono della dottoressa, i cui contenuti saranno ora valutati dal pubblico ministero, Licia Scagliarini.

Le indagini e l’ultima mail al «Sovrano illuminato»

Ad indagare sul caso gli ispettori mandati dal ministro della Salute Roberto Speranza che hanno già concluso la loro visita al nosocomio e si aspettano le audizioni dell’Ordine dei medici di Trento, previste a fine mese. Nel faldone documentale degli ispettori ministeriali è finita anche un’e-mail, che Sara avrebbe scritto al suo responsabile per annunciargli l’intenzione di lasciare l’incarico di dirigente medico dal Santa Chiara, che inizia con l’appellativo «Sovrano illuminato». Un’espressione che potrebbe confermare il clima di sottomissione che la dottoressa respirava sul luogo di lavoro, descritto anche negli appunti recuperati dalla sua casa a Cles. «L’esperienza a Trento doveva essere formativa, purtroppo ha generato in me un profondo stato d’ansia— si legge negli scritti pubblicati nei giorni scorsi dal settimanale Giallo — a causa del quale sono completamente bloccata e non posso proseguire. Sono partita con molto entusiasmo, non ho mai detto di no, nonostante i molteplici imprevisti e dei progetti incivili. È una situazione più grande di me».

Le dimissioni del direttore generale

All’allontanamento dal reparto del primario e di una dirigente si aggiungono le dimissioni del direttore generale Pier Paolo Benetollo, che ha confermato la decisione di lasciare il suo ruolo in una lettera inviata al personale dell’Azienda sanitaria. «È un lavoro complesso, che si può fare solo se si ha serenità d’animo — scrive il medico – forse anche appartengo ad un’altra generazione, in cui i sistemi di relazione erano diversi. In piena serenità quindi ritengo sia meglio per l’Azienda sanitaria e per me tornare al mio lavoro consueto, magari dopo un periodo di ferie, di cui ora ho bisogno; per questo ho riconfermato nei giorni scorsi la mia volontà di dimettermi dall’incarico».

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