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la sentenza

Ingiusto licenziamento, infermiera vince la battaglia legale contro il Tirrenia Hospital

Alina Vlad era stata sollevata dall’incarico «perché positiva al Covid». La struttura dovrà reintegrarla e risarcirla

Pubblicato il: 15/07/2021 – 11:08
di Fabio Benincasa
Ingiusto licenziamento, infermiera vince la battaglia legale contro il Tirrenia Hospital

PAOLA Il giudice del lavoro del Tribunale di Paola, Antonio Dinatolo, ha annullato il licenziamento intimato ad Alina Vlad, difesa dall’avvocato Romolo Reboa, infermiera del Tirrenia Hospital s.r.l. La struttura di Belvedere Marittimo dovrà ora reintegrare la donna, licenziata nel luglio del 2020. Alla ricorrente, Il Tirrenia Hospital dovrà corrispondere il pagamento di una indennità risarcitoria commisurata all’ultima retribuzione dal giorno del licenziamento sino a quello dell’effettivo reintegrazione (comunque non superiore alle dodici mensilità) e inoltre dovrà provvedere al versamento dei contributi previdenziali e assistenziali maggiorati di interessi nella misura legale. Il giudice ha dichiarato inammissibile la domanda avente ad oggetto l’accertamento dell’illegittimità del periodo di sospensione cautelare e consequenziale la richiesta di condanna della parte resistente al pagamento degli importi stipendiali non corrisposti in tale periodo. La Tirrenia Hospital di Marina di Belvedere, infine, dovrà risarcire Alina Vlad le spese legali pari a quasi 4mila euro.

La vicenda

Il Tirrenia Hospital è una struttura ospedaliera situata a Belvedere Marittimo con 118 posti letto dislocati nei vari piani ed articolato in due sezioni. Alina Vlad era stata assunta dall’Istituto Ninetta Rosano srl con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel 2009. Il suo rapporto è proseguito fino al fallimento della Casa di Cura Tricarico Rosano srl. Un ramo d’azienda della medesima società è stato poi ceduto in fitto in favore della Tirrenia Hospital s.r.l. I rapporti tra le parti si fanno tesi quando, il 6 aprile 2020, la struttura sanitaria invia alla Vlad una contestazione disciplinare perché «rientrando da alcuni giorni di malattia in cui presentava sintomatologia sospetta, visto il momento storico, in data 29/03/2020 durante il proprio turno di servizio si recava al pre-triage del Pronto Soccorso di codesta struttura, effettuava Tc Torace suggestiva per polmonite virale. Pertanto veniva effettuato Test Rapido Covid -19, che documentava la positività anticorpale indice di penetrazione nel torrente circolatorio e quindi di infezione attiva già in atto da giorni». Motivo che ha convinto il rappresentante legale pro tempore della struttura, Giorgio Crispino, a sospendere l’infermiera. Oltre alla contestazione disciplinare ed alla successiva sospensione, è arrivata anche la decisione di concludere il rapporto lavorativo con Alina Vlad.

La difesa

Nell’articolato ricorso, gli avvocati Romolo Reboa e Roberta Verginelli «oltre a ricordare che le norme di sicurezza sul lavoro impongono alle aziende di occuparsi della tutela della salute dei lavoratori e non viceversa, hanno invocano anche l’applicazione della normativa italiana ed europea a tutela del whistleblower, fatto che si ritiene sia per la prima volta che avviene in Calabria».

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