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il processo

Rinascita Scott, tragedie, omicidi e vendette nel racconto di Bartolomeo Arena

Il collaboratore racconta la parabola di Saverio Razionale: da giovane che tenta il suicidio per rimorso a mandante di esecuzioni eccellenti

Pubblicato il: 23/07/2021 – 7:17
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, tragedie, omicidi e vendette nel racconto di Bartolomeo Arena

LAMEZIA TERME «Io so che Saverio Razionale e Giuseppe Accorinti facevano parte del gruppo di Giuseppe Mancuso detto “’Mbroglia” ed erano loro che facevano gli omicidi per suo conto». Davanti al Tribunale collegiale di Vibo Valentia, Bartolomeo Arena per il terzo giorno consecutivo risponde alle domande dei pm della Dda di Catanzaro nell’ambito del processo “Rinascita-Scott”. Al sostituto procuratore Annamaria Frustaci spiga di avere appreso le informazioni sui ruoli di Razionale (boss di San Gregorio D’Ippona) e di Accorinti (boss di Zungri) «un po’ da tutti. Si figuri che Giuseppe Mancuso si portava Saverio Razionale dietro con lui quando ancora era in buoni rapporti con mio nonno». Rapporti che si guastarono dopo la scomparsa del padre di Bartolomeo Arena nel 1985, una lupara bianca della quale Arena accusa i Mancuso e Peppe ‘Mbroglia in particolare.
«Saverio Razionale, per come so io, sia perché me lo ha raccontato mio nonno Vincenzo Pugliese Carchedi, sia perché ne ho parlato con Totò Mazzeo (che lo conosceva bene perché sono stati anche insieme in carcere), faceva parte della batteria di fuoco dei Fiarè, di Giuseppe ‘Mbroglia, Peppe Accorinti i Vinci di San Gregorio, c’era Nazzareno Pugliese quello di san Costantino, c’era Raffaele Fiamingo “il Vichingo”, per la zona di San Calogero c’erano i Mercuri. Tutti questi erano quelli che facevano, negli anni ’80, gli omicidi per conto dei Mancuso». 

«Nella ‘ndrangheta ogni 5/6 anni c’è un cambio di amicizie»

Secondo Bartolomeo Arena «i Soriano hanno sempre avuto dissidi con i sangregoresi e altri gruppi». Per esempio «Nazzareno Pugliese veniva sparato spesso dai Soriano». Ma, dice il collaboratore di giustizia, nella ‘ndrangheta va così, «ogni 5/6 anni c’è il cambio di amicizia».
Per esempio Francesco Antonio Pardea era molto amico di Giuseppe Soriano, figlio di Roberto Soriano. Avevano rapporto prevalentemente sulla cessione di cocaina ma una volta Giuseppe Soriano aveva necessità di trovare una bomba e seppe che Francesco Antonio Pardea aveva disponibilità di un ordigno potente col telecomando. «Il codice del telecomando lo conosceva Domenico Camillò il piccolo», racconta Arena il quale dice pure che la bomba venne richiesta poco prima dell’operazione Nemea. «Noi eravamo convinti che la bomba fosse destinata a Giuseppe Accorinti».

L’omicidio di Roberto Soriano e Giuseppe Accorinti

Il racconto di Bartolomeo Arena sul duplice omicidio di Antonio Lo Giudice e Roberto Soriano ricalca quello fatto da Andrea Mantella: Lo Giudice cercava di recuperare l’auto rubata a una donna, probabilmente amante di Lo Giudice. Con Roberto Soriano interessarono della cosa Peppe Accorinti, il quale tese loro una trappola: avvertì Saverio Razionale e li fece uccidere entrambi. Antonio Lo Giudice non volle lasciare solo Roberto Soriano (il vero obbiettivo di Razionale e Accorinti) e venne ucciso, «venne poi riposto con le mani a croce – dice Arena –. L’agguato avvenne nelle zone in cui dimorava Accorinti. Ho saputo la morte orribile di Roberto Soriano, messo sotto una trebbiatrice e distrutto». Questi cose Arena ricorda di averle apprese da Francesco Antonio Pardea, amico del figlio di Soriano.
Le ragioni del livore nei confronti di Roberto Soriano stavano in due attentati che questi avrebbe compiuto ai danni di Saverio Razionale: una volta Soriano andò a sparare a casa di Saverio Razionale il quale si parò dietro un tavolo. Un altro agguato avvenne nella zona di Briatico lungo la strada che conduceva a una villetta di Razionale. «Questo me lo raccontò – dice Arena – Totò Mazzeo». Il mandante di questi agguati a Razionale sarebbe stato – da quello che ha appreso Bartolomeo Arena – Giuseppe Mancuso, detto “Peppe ‘Mbroglia” che non amava Razionale al tal punto che «anni prima degli agguati aveva puntato una pistola alla testa di Razionale per ucciderlo». A quel tempo ‘Mbroglia era molto amico di Rosario Fiarè e fu lui a dissuadere Giuseppe Mancuso dall’uccidere Razionale. Per rispetto all’amico Peppe ‘Mbroglia non sparò ma Arena racconta che si rivolse a Fiarè e gli disse: «Vedi che questo è troppo ambizioso e si mangia pure a te». 

Il giovane Razionale e la lite tra Ciccio Pomodoro e Pino Gasparro 

«Pasquale Franzé è nipote di Francesco Fortuna, figlio della sorella. Lui – racconta Arena – si lamentava con suo zio per il fatto che subiva furti di bestiame. Così si recarono a san Gregorio a trovare Pino Gasparro. Nel mentre Francesco Fortuna, detto “Ciccio Pomodoro” incontra Saverio Razionale che all’epoca credo che fosse minorenne o appena maggiorenne e gli chiese se andava a chiamare suo cognato. Saverio Razionale ci andò perché fino a quel momento tra Francesco Fortuna  e Pino Gasparro c’era solo amicizia. Quando Fortuna e Gasparro si incontrarono nella piazza Ciccio Pomodoro chiese il perché dei furti di bestiame. Insomma lo accusò di questo fatto. Gasparro negò e da lì partì la lite. Ciccio Pomodoro sparò Pino Gasparrò e venne ferito anche Saverio Razionale alle gambe, se non erro. Antonio Macrì mi raccontò che per il rimorso – sentendosi colpevole della morte di suo cognato – Saverio Razionale tentò il suicidio con della varechina». Dopo quella sparatoria Francesco Fortuna, detto Ciccio Pomodoro, iniziò un periodo di latitanza di un annetto. «In un primo tempo andò a Lamezia dai Giampà, poi si sposto da alcuni miei parenti. Mentre lui era latitante venne ucciso il cognato Antonio Galati. Una morte collegata al fatto di sangue. So che poi a Ciccio Pomodoro hanno condannato a 22 anni di carcere per l’omicidio di Gasparro».
«Quando uccisero Antonio Galati c’erano pure la moglie e la figlia piccola…»
Qui, però, il pm blocca il racconto: ci sono degli omissis.
Per decorrenza dei termini poi Ciccio Pomodoro venne scarcerato e gli venne imposto il soggiorno obbligatorio che lui trascorse in parte a Magliano Sabina (in provincia di Rieti). Ma accorsero che i sangregoresi erano andati a ucciderlo e quindi Fortuna torna in Calabria, trasferito a Pizzo dove a settembre 1988 venne assassinato in un bar. La sorte lo aveva seguito. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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