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Green pass, rassegnazione e scetticismo tra i commercianti. «Non possiamo fare i poliziotti con i clienti»

A Catanzaro il gestore di un bar, favorevole alla vaccinazione si dice «pronto ad attenersi alle disposizioni». Protesta a Cosenza

Pubblicato il: 06/08/2021 – 12:29
Green pass, rassegnazione e scetticismo tra i commercianti. «Non possiamo fare i poliziotti con i clienti»

CATANZARO Scetticismo diffuso ma anche disappunto per un provvedimento inteso come un’ulteriore penalizzazione della categoria e, pure, un pizzico di rassegnazione: sono questi i sentimenti prevalenti che si avvertono tra gli operatori commerciali – soprattutto gestori di bar, pasticcerie e ristoranti a Catanzaro – poche ore dopo l’entrata in vigore dell’obbligo del green pass nei locali pubblici al chiuso.
«Premesso che la vaccinazione è un fatto sacrosanto – spiega il gestore di un bar del centro storico capoluogo che chiede l’anonimato – noi non possiamo certo fare i poliziotti con i nostri clienti. Il decreto prevede che si chieda la certificazione? Bene, ci atterremo alle disposizioni anche se ci sono delle incongruenze, ma mettetevi nei nostri panni: non è facile». Al tavolo, nel locale, ci sono due avventori. «Siamo assolutamente in regola – dicono – entrambi vaccinati con seconda dose e regolare comunicazione sul cellulare che abbiamo esibito. Non si discute la validità di queste disposizioni soprattutto con la pandemia che mostra di alzare la testa, ma per gli operatori non è certo tutto rose e fiori». Pochi metri più avanti, altro bar-pasticceria. Al bancone c’è un vai e vieni. Nel dehor che dà sul corso, invece, c’è solo una coppia che consuma la colazione. «Non abbiamo avuto bisogno nemmeno di chiedere – dice uno dei dipendenti del locale che ha appena servito i due – sono marito e moglie ed entrambi vaccinati. Al momento non abbiamo difficoltà particolari, siamo ad agosto e molti uffici lavorano a ranghi ridotti per le ferie, ma nei momenti di maggiore afflusso non sarà facile stare dietro alla clientela. Sarà necessario, inoltre, che uno di noi si occupi solo del controllo della certificazione». Anche le palestre, che in questo periodo lavorano a scartamento ridotto per la stagione (aperture solo tre giorni a settimana e di pomeriggio) sono chiamate ad un ulteriore sacrificio. «I nostri ingressi sono contingentati, non più di tre per turno – dice il titolare di una delle più note e frequentate della città – e le nostre indicazioni sono già piuttosto rigorose».

protesta cosenza

La protesta a Cosenza

«Questo green pass è uno schiaffo alla democrazia. Chi non si è vaccinato per motivi personali va rispettato e non discriminato. Sono per la legge, ma contro le incoerenze». Non ci sta Giovanna Mirabelli, titolare di un bar in centro città a Cosenza, che protesta in concomitanza con l’entrata in vigore delle norme sull’obbligo del green pass in bar, ristoranti e palestre. Al momento, lamenta l’esercente, non è stato previsto identico obbligo per i lavoratori o i gestori delle attività, dunque chi siederà al tavolo in un locale al chiuso dovrà avere il green pass, ma chi lo servirà potrebbe non averlo. E negli stessi locali, ma per una consumazione veloce al banco niente certificazione. «Il green pass non è una soluzione – sostiene Mirabelli – perché avere la certificazione verde non esclude la possibilità di infettare altre persone. In realtà posso essere positiva asintomatica e avere il green pass, quindi, entrare in un locale, ma potenzialmente infettare altri. È una contraddizione in termini. Inoltre, io sono una barista, ma non una guardia e non ho l’autorizzazione per la visione dei dati personali. Devono rendere obbligatorio il vaccino se vogliono risolvere il problema».

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