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Stige, i funzionari corrotti e la longa manus della cosca Farao-Marincola nel settore del taglio boschivo

La sentenza del processo contro la cosca di Cirò ricostruisce il triste spaccato della gestione dei boschi silani da parte di ditte colluse con i clan

Pubblicato il: 25/08/2021 – 7:00
di Alessia Truzzolillo
Stige, i funzionari corrotti e la longa manus della cosca Farao-Marincola nel settore del taglio boschivo

CROTONE Bandi di gara pilotati per il taglio e la commercializzazione della legna. È questo uno dei tanti argomenti contemplati nella sentenza del procedimento Stige, quasi 2500 pagine redatte dai giudici del Tribunale collegiale di Crotone – Massimo Forciniti presidente, Elvezia Cordasco e Davide Rizzuti a latere – che lo scorso 25 febbraio ha portato alla condanna di 54 imputati per complessivi 609 anni di carcere, e 24 assoluzioni. L’inchiesta – condotta dalla Dda di Catanzaro – contempla gli intrecci tra la cosca “Farao-Marincola” di Cirò, la politica e l’economia del territorio cirotano.
Una mafia imprenditrice quella dei Farao-Marincola che non si limita a imporre il proprio predominio attraverso le estorsioni ma tende a controllare l’economia, anche attraverso la concorrenza illecita, per monopolizzare ogni settore della vita economica.

Gli interessi di Santoro e degli Spadafora

Tra i settori tenuti sotto le grinfie del malaffare c’è anche quello del taglio boschivo che vede protagonista un cartello di imprese che vede protagonista, in primis, Vincenzo Santoro (condannato in abbreviato a 17 anni e 8 mesi), elemento di raccordo tra la cosca cirotana e gli imprenditori silani. Santoro, pur non essendo un imprenditore del settore, si era avvalso della collaborazione della ditta Spadafora di Luigi (15 anni e 4 mesi), Pasquale (20 anni e 8 mesi), Antonio (14 anni e 6 mesi), Rosario (14 anni e 4 mesi) Spadafora per perseguire i tagli boschivi e, soprattutto, per partecipare alle attività relative agli appalti. In alcuni casi, come accaduto nel Comune di Mandatoriccio, il taglio del bosco era stato illecitamente acquisito per mezzo della cooperativa Kalasarna, riconducibile a Luigi Tasso (3 anni e 4 mesi, in abbreviato). Una cooperativa che non aveva le carte in regola ma alla quale era stato dato l’affidamento diretto del taglio. 

Eliminare gli avversari

Luigi, Pasquale e Rosario Spadafora sono anche stati condannati per il reato di illecita concorrenza con minaccia o violenza, ai danni dell’imprenditore Fratto che non voleva piegarsi ai desiderata degli Spadafora e ha partecipato a una gara senza la loro autorizzazione. Secondo i giudici è emerso dalle condotte degli imputati che il loro scopo era quello di realizzare «l’isolamento commerciale del Fratto che contro la volontà degli Spadafora aveva osato partecipare alla gara indetta per il Comune di Scigliano». Non solo. Gli Spadafora lo ritenevano «responsabile delle segnalazioni pervenute al corpo Forestale dello Stato in merito ad alcuni tagli abusivi posti in essere dagli Spadafora, che in conseguenza di ciò avevano subito la sospensione dei lavori». Diversi gli atti di ritorsione. La persona offesa ha dichiarato che le venne impedito di acquistare dei listelli dall’impresa di Giannetto Bitonti dal quale si serviva dal 1996 ma gli Spadafora gli avevano proposto l’acquisto di listelli con un sovrapprezzo di 60 centesimi. In cambio Fratto venne tagliato fuori. Luigi Tasso smise di rifornirlo di legname. Senza contare le minaccia che questi subiva ogni volta che incontrava Pasquale Spadafora.

Funzionari corrotti

Gli Spadafora venivano sovente sostenuti anche da funzionari pubblici. È il caso del geometra del Comune di Colosimi, Paolo Maletta (condannato a 3 anni), responsabile del procedimento per una gara d’appalto che rassicurava Pasquale Spadafora sul fatto che «la gara fosse affidata a lui, anche se formalmente aggiudicata dall’impresa boschiva La Quercia».Nello staff del sindaco di Mandatoriccio era, invece, Giovanni Caruso (3 anni in abbreviato). Legato da rapporti di parentela con la famiglia Farao, secondo il collaboratore di giustizia Francesco Farao «fungeva da raccordo tra i suoi parenti e il Comune di Mandatoriccio al cui interno era stato messo per volontà dei medesimi». Caruso ha gestito in maniera occulta con Santoro l’appalto su Mandatoriccio.
Piccoli esempi di come sia stato gestito il settore del taglio boschivo in Sila. Con la longa manus della cosca Cirotana che, come un burattinaio, muoveva fili legati alle imprese e a pubblici funzionari. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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