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«Toscana tra ‘ndrangheta e rifiuti tossici, ma la politica preferisce parlare d’altro»

Il Domani torna sull’inchiesta “Keu” e sulla «rimozione collettiva» che coinvolge anche Enrico Letta, candidato alla Camera

Pubblicato il: 30/08/2021 – 12:35
«Toscana tra ‘ndrangheta e rifiuti tossici, ma la politica preferisce parlare d’altro»

SIENA Il prossimo ottobre nel collegio elettorale “Toscana 12” si voterà per eleggere un nuovo deputato che dovrà sostituire Pier Carlo Padoan (diventato presidente di Unicredit) tra gli scranni di Montecitorio. Tra i candidati spicca il nome dell’attuale segretario del Pd, Enrico Letta che però non correrà col simbolo del partito.
Al confine con detto collegio (di Siena) è il comune di Bucine, in provincia di Arezzo, tra i diversi territori attenzionati dalla Dda di Firenze nell’ambito dell’inchiesta “Keu” (QUI IL NOSTRO APPROFONDIMENTO) dello scorso aprile, che intende dimostrare eventuali cointeressenze tra ‘ndrangheta, politica e imprenditoria orientate allo smaltimento illecito di rifiuti, anche tossici.
Da un lato Francesco Lerose, tra i principali nomi dell’inchiesta. L’uomo di origine cutrese, ritenuto dalla Dda «legato alla cosca Grande Aracri» e loro referente per gli affari toscani. Si era visto applicare la misura cautelare in carcere proprio per via delle attività orientate allo smaltimento illegale di scarti di lavorazione e altri rifiuti. Molti di questi proprio sul territorio di Bucine  dove i rilievi hanno riscontrato la presenza di massicce dosi di inquinanti impiegate in un terreno dove sono stare costruite delle abitazioni. Ma l’inchiesta ha travolto ampia parte del territorio toscano e diversi comuni, stante il presunto impiego di materiali inquinanti anche nei lavori per la costruzione di un tratto della strada provinciale 429 e della pista dell’aeroporto militare di Pisa, solo per citare gli esempi più eclatanti. Al centro dell’inchiesta, oltre a Lerose e ai presunti referenti delle cosche, anche rappresentanti delle famose concerie di Santa Croce sull’Arno e diversi esponenti (vecchi e nuovi) dell’Associazione conciatori che avrebbero esercitato la loro influenza – sventolando consistenti pacchetti di voti – anche sulla politica al fine di ottenere favori e agevolazioni come «l’emendamento della vergogna» approvato “in zona cesarini” in consiglio regionale. La mano, in quel caso, era stata quella del consigliere regionale del Partito Democratico, Andrea Pieroni, che insieme agli altri esponenti politici coinvolti nell’inchiesta – come la stessa sindaca di Santa Croce sull’Arno, Giulia Deidda – non sono stati rimossi dal loro incarico né, per ora, hanno inteso dimettersi. Diversamente, l’emendamento “incriminato” è stato ritirato. La prima testa a rotolare era stata quella del Capo Gabinetto regionale Ledo Gori, che aveva ricoperto il ruolo già con l’ex governatore Rossi ed era stato riconfermato, il giorno dopo l’insediamento, dall’attuale presidente di Regione Eugenio Giani.

Il silenzio di Letta

Il quotidiano Domani, ricostruite le premesse dell’inchiesta che ha travolto il territorio toscano, ha così posto l’accento sulla vicinanza fisica tra il collegio per il quale corre Enrico Letta e le zone attenzionate, quindi sulla lontananza tra gli argomenti trattati dal segretario dem e l’inchiesta della Dda.
La testata si interroga sui perché di questa «rimozione collettiva» nell’ambito di una campagna elettorale pur cruciale per ammissione dello stesso Letta, che ha annunciato, in caso di sconfitta, la sua abdicazione dal ruolo di segretario del partito. «Ciò che veramente non torna in tutta questa storia – scrive il Domani – è il tentativo della politica (non solo del Pd che governa la Toscana da sempre ma anche di tutti gli altri partiti, con piccole eccezioni) di far finta che sia una questione nuova e imprevista» quando però «lo scandalo dei rifiuti tossici è all’ordine del giorno dal secolo scorso». Asserzione dimostrata già nei primi 90, quando l’inchiesta nei confronti di Cipriano Chianese, «l’inventore delle ecomafie in Campania», dimostrò un ruolo attivo nel business anche di Licio Gelli. Ancora una volta sotto i riflettori degli smaltimenti illeciti finiva la Toscana, ma in quel frangente il player del traffico era la Camorra e non la ‘ndrangheta. Passano gli anni, cambiano gli attori, ma il tema rimane di sconcertante attualità. «Eppure – conclude l’inchiesta – si continua a parlare d’altro». (f.d.)

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