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Regionali 2021, discutiamone con i candidati della “società civile”

I quattro aspiranti governatori schierano molti volti “prestati alla politica” o di formazione politica, ma affermati in altri ambiti, come l’editoria o la Difesa. Tra questi Salvatore Gaetano, Nic…

Pubblicato il: 07/09/2021 – 7:14
di Francesco Donnici
Regionali 2021, discutiamone con i candidati della “società civile”

CATANZARO Tra i candidati alla carica di consigliere regionale per i quali potrà essere espressa una preferenza il prossimo 3 e 4 ottobre, sono diversi quelli “prestati alla politica” o anche non nuovi alla politica, ma con formazioni e percorsi importanti nei più svariati settori della vita sociale ed economica. Interessante diventa quindi indagare storie, idee e programmi di persone come Salvatore Gaetano detto “Pablo” editore televisivo candidato nelle liste di Forza Italia (circoscrizione Centro) o Rosario Vladimir Condarcuri figlio di Virgilio, senatore di Rifondazione Comunista, oggi direttore editoriale della “Riviera” e candidato con la lista “Oliverio presidente per la Calabria” nella circoscrizione Sud. Ma gli esempi sono molteplici e vanno anche oltre il mondo dell’editoria. Tra questi spicca il profilo del tenente colonnello Nicola Vero candidato Cinquestelle (circoscrizione Centro). Un ingegnere oltre che «servitore dello Stato» di recente inserito nella struttura del Commissario Straordinario per l’emergenza Covid-19, Francesco Paolo Figliuolo, per seguire le attività infrastrutturali di potenziamento della rete ospedaliera italiana.

La voce dei candidati

Una tornata elettorale all’esito di un periodo caratterizzato dalle emergenze. La Calabria è stata definita a più riprese “Sud del Sud”. Questa elezione diventa un “ora o mai più” o potrebbe essere considerata il punto di partenza per edificare la regione del domani?

Gaetano: «Alla Calabria serve un rapido cambio di passo e, soprattutto, un approccio mentale diverso nell’affrontare le tante emergenze che ancora assillano una regione dalle enormi potenzialità. Dobbiamo creare lavoro per i disoccupati e opportunità per le imprese. Dobbiamo difendere l’ambiente, a partire dal mare, per rendere credibile l’offerta turistica. Occorre valorizzare al massimo le risorse identitarie, culturali, storiche, archeologiche, artistiche. Sviluppo, sviluppo, sviluppo. Non dobbiamo pensare ad altro, abbandonando logiche clientelari e puntando sulla meritocrazia. Il pubblico deve avere lo stesso spirito che regna nel privato di matrice sana: l’efficienza come obiettivo, i risultati concreti e misurabili. Senza una nuova politica non ci sarà mai una nuova Calabria. Gli elettori riflettano molto prima di assegnare la loro preferenza».

Vero: «Penso che la nostra Regione, culla della Magna Grecia, sia una terra dalle mille risorse e bellezze. I Calabresi, eredi di Pitagora, Tommaso Campanella e Mattia Preti dovrebbero vivere nella consapevolezza di quanto la Calabria è contesa per la straordinaria posizione mediterranea, con una delle più ricche biodiversità al mondo. Per affrontare l’ardua sfida dei prossimi anni e contrastare eventuali interferenze, l’impegno di tutti dovrà essere contraddistinto dalla capacità di fare squadra, di unirci per l’interesse comune, mettendo da parte l’individualismo. Oggi è tempo di rianimare profondamente la nostra terra a cui rimane appena un mese di vita. Di fatti, se affideremo la Calabria al “medico” sbagliato allora morirà e non ci saranno investimenti e programmi che tengano».

Condarcuri: «Per tutto il mondo la ripartenza è sempre un’occasione. In Calabria soprattutto, perché qui le occasioni perse sono molte e non si riesce mai a dare un senso di continuità politica. Non sono d’accordo con la retorica della Calabria sempre ultima. Faccio l’esempio dei vaccini: nella Locride abbiamo registrato diversi record. C’è una narrazione della Locride secondo cui conviene che sia sempre ultima, ma i dati dimostrano che non è così».

In quanto candidato al consiglio regionale, quali ritiene siano le priorità dell’agenda politica calabrese?

Gaetano: «Favorire in ogni modo lo sviluppo sano per creare lavoro e ricchezza diffusa. Assistiamo a un calo demografico continuo e sconcertante. Decine di migliaia di Calabresi abbandonano la loro terra per cercare fortuna altrove. Dobbiamo fermare questa erosione di intelligenze, di voglia di fare, di energie, che in gran parte sono giovani e ben motivate. Rischiamo che in Calabria rimangano solo anziani e pensionati, la desertificazione delle aree interne, il crollo sempre più drammatico del mercato immobiliare, l’insostenibilità economica dei principali servizi. Pensi alla realtà di tanti piccoli Comuni calabresi che non hanno le risorse minime, umane e finanziarie, per tirare avanti. La Regione può fare molto di più, può fare tanto».

Vero: «Auspico un rilancio che deve partire da quei problemi più vicini e sentiti dai cittadini e che hanno disegnato il lato negativo della medaglia della nostra terra. In primis una revisione dello “strumento sanitario” rendendolo più aderente alle esigenze del cittadino attraverso il potenziamento territoriale sia delle strutture sanitarie sia delle risorse umane. Poi il Potenziamento e ammodernamento delle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali con un occhio attento ai progressi della tecnologia. Così come l’ambiente dev’essere considerato una priorità e l’inclusione sociale quale dovere di ogni essere umano di contribuire a ridurre il divario sociale e far crescere il paese. In ultimo, è necessario investire sulla scuola in quanto diritto e la cultura in quanto dovere. E sul turismo».

Condarcuri: «Sono infinite. Prima di tutto vorrei che si bloccasse la Calabria fino a che il mare non è pulito. Non è possibile che una regione che deve fare turismo non abbia il mare pulito. E ancor prima, ripeto, è necessario far governare la Calabria ai calabresi rendendoci padroni del nostro destino. Purtroppo continuiamo a essere una colonia. L’ipocrisia è tangibile anche nelle candidature perché molti candidati non dovrebbero più scendere in campo».

In quest’ottica, cosa pensa possa dare in più il suo schieramento rispetto agli altri?

Gaetano: «Ho fiducia nella figura di Roberto Occhiuto, candidato presidente. Ha sviluppato una grande esperienza sia a livello nazionale sia regionale, per cui ha le carte in regola per fare bene. Roberto va circondato di consiglieri regionali all’altezza, immuni da condizionamenti o limiti che talora sono stati evidenti, coraggiosi, capaci di sostenere svolte reali nel governo della cosa pubblica. Forza Italia è da sempre il partito del fare ed oggi e impegnata in prima linea nel difendere le ragioni del Sud. Il Mezzogiorno ha bisogno di una politica forte, per non rimanere schiacciato dagli interessi delle aree più forti del Paese e d’Europa».

Vero: «Il Movimento 5 Stelle nel corso del suo mandato politico ha realizzato l’80% del programma presentato, mai era successo nella storia della politica italiana. Noi appoggiamo la candidata Presidente Amalia Bruni, che è ricercatrice di fama mondiale dallo spessore umano, professionale e manageriale indiscutibili. Inoltre, il forte gettito di miliardi di euro, circa 200, che investirà il meridione potranno e dovranno dare una grossa spinta al rilancio della nostra terra. I progetti delle sei missioni del Pnrr sono ambiziosi e mirano a risolvere le problematiche e i disastri che da decenni sono il cruccio di noi calabresi, pertanto facciamo attenzione a chi affidarne l’attuazione. È fondamentale che i futuri governatori calabresi abbiano “cucito sulla pelle” caratteristiche come l’alto senso del dovere e il forte rispetto delle regole oltre ad avere un profilo tecnico professionale di eccellenza».

Condarcuri: «Oliverio è l’unico amministratore tra i candidati. La Calabria ha bisogno di una persona che amministri rimettendo in moto una macchina burocratica che non funziona da anni. Con Oliverio funzionava e puntualmente è stato estromesso dal sistema perché quella macchina non deve funzionare: se Calabria cresce e questo non fa comodo a tutti. Possiamo vederlo attraverso i dati. Durante il governo Oliverio la produzione del vino era triplicata, adesso si è stabilizzata. Se noi produciamo vino, in Toscana o Piemonte storcono il naso perché i nostri prodotti sono migliori».

Si è parlato delle commistioni tra ‘ndrangheta e politica, anche con riguardo al tema degli “impresentabili”. Quale risposta pensa debba arrivare in tal senso dalla campagna elettorale? Qual è, a suo avviso, la “narrazione” più corretta per questa terra e quale il ruolo dell’informazione?

Gaetano: «Sono assolutamente in linea con quanto affermato pubblicamente dal Nicola Gratteri, Procuratore distrettuale a Catanzaro. Al di là degli aspetti formali, serve andare alla sostanza. La ‘ndrangheta, la massomafia e le lobby fameliche sono il male assoluto perché perseguono l’interesse di pochissimi a danno della gran massa dei cittadini. Tutte le più gravi emergenze che devastano da decenni la Calabria sono originate dai tentacoli del crimine organizzato colluso con i poteri deviati, gli stessi che, direttamente o indirettamente, si scagliano contro la magistratura e le forze dell’ordine che stanno assestando colpi durissimi alla ‘ndrangheta ed ai suoi potenti alleati che vestono con giacche e cravatte»

Vero: «Le liste del Movimento sono state sottoposte al vaglio della Commissione Antimafia e sono sicuro che gli elettori hanno orecchie per ascoltare e occhi per leggere tutte le liste elettorali scese in campo. Sono convintissimo che il calabrese ha ben percepito lo scenario che si presenta a questa tornata elettorale e proprio per questo non bisogna farsi intimidire. Tra noi candidati non c’è solo il solito clientelismo, ma ci sono anche persone che oltre alla faccia ci mettono il cuore ed eccellenti professionisti che vivono questa esperienza come una vera e propria “Missione”. Il cambiamento impone un profondo, ma coraggioso e consapevole “mea culpa” a tutti i livelli per aver abbandonato la nostra terra ai “banditi”. Con le prossime elezioni regionali potremo scardinare una classe dirigente pubblica e politica inesistente e i loro gregari a lavoro con le mani in tasca, evitando così che la Calabria muoia. È necessario non assecondare nell’indifferenza politiche sbagliate».

Condarcuri: «Siamo famosi per la criminalità organizzata e per la ‘ndrangheta, che dovrebbe essere l’organizzazione criminale più potente al mondo. Ma siamo famosi anche per altri tipi di personaggi che non spiccano positivamente, come Palamara. Il problema vero è che non si vuole sconfiggere la criminalità organizzata che ogni volta torna utile come alibi per dire che le cose non funzionano. Chi vive in posti come la Locride sa esattamente cos’è la ‘ndrangheta, ma non viene narrata per com’è. Purtroppo l’antimafia, da parte di molti, viene facilmente predicata e difficilmente praticata. Io, per esempio, sono contrario ai commissariamenti. Bisogna dare ai calabresi la possibilità di superare i problemi con le proprie forze. La “verità” è lo strumento attraverso cui questa terra si può salvare».

Alle scorse regionali tra i vincitori è risultato il “partito dell’astensionismo”. C’è il rischio che il dato sui non votanti possa replicarsi se non crescere?

Gaetano: «Grandi scrittori ci hanno tramandato un’espressione sempre valida: ogni popolo ha il governo che si merita. Chi si astiene, chi sta rinchiuso in casa propria, chi si abbandona ad atteggiamenti egoistici e individualistici ha sempre torto. Abbiamo tutti il dovere, per il bene dei nostri figli, di rimboccarci le maniche e di impegnarci al massimo, pensando solo a ciò che è utile per la collettività. L’astensione pesa negativamente quanto il voto a persone sbagliate. Penso al voto di scambio politico-mafioso, al voto clientelare, al voto raccolto da lobby affaristiche. In tal senso sono contento per lo straordinario lavoro che stanno compiendo magistratura e forze dell’ordine, un lavoro che sostengo anche come gruppo editoriale, da sempre. Mai come oggi è fondamentale che tutti i Calabresi capiscano che occorre andare al voto e puntare, in ogni lista, da sinistra a destra, su persone competenti e perbene».

Vero: «Non si può ancora aspettare, sbagliare, rimandare, già da oggi dobbiamo dare un forte segno della voglia di rinascita. È dovere di tutti dare un futuro migliore alle giovani generazioni. Abbiamo l’obbligo di coinvolgere i nostri giovani perché dovranno partecipare attivamente al cambiamento, bisogna capire che il nostro dovere non termina con la “X” sulla scheda elettorale, ma inizia in quel momento, perché da quel momento dovremo collaborare, aiutare e sostenere i futuri consiglieri uniti tutti in una squadra. Per i prossimi trenta giorni la “matita” sarà l’arma più potente di tutta la Calabria: fatene buon uso!»

Condarcuri: «Il dato sui non votanti è in parte drogato. Molti aventi diritto al voto vivono fuori. A Platì, per esempio, alle amministrative non poteva essere raggiunto il “quorum” perché molti vivevano addirittura in altri continenti. D’altro canto, ci sono stati anni in cui la politica è stata fatta vedere come il nemico numero uno. La gente quindi si è disaffezionata. La politica, invece, è l’unico mestiere dove la passione ha un ruolo importante. Io faccio politica per passione, al servizio degli altri».

Quali sono state le motivazioni che la hanno spinta a mettersi in gioco, candidandosi?

Gaetano: «Il futuro dei mie figli. Io e mia moglie Anna abbiamo quattro figli, e ben tre sono già a Milano, tra formazione e lavoro. Il mio desiderio più grande è che possano ritornare in Calabria per realizzare al meglio i propri progetti di vita. E poi penso ai miei dipendenti che si impegnano in un’azienda editoriale che ormai esiste da quasi quarant’anni ininterrottamente, con immensi sacrifici e con la schiena dritta. In una Calabria forte c’è spazio per tutti. In una Calabria debole le parole chiave sono disoccupazione e drammi sociali. Lavoro da sempre con sforzi giganteschi e so cosa significa portare risultati a casa. Se la gente mi darà fiducia, come spero, saprò trasmettere questo modo di essere anche nella vita politica».

Vero: «Non ho mai distolto l’attenzione verso il territorio di origine. Decido di affrontare la prima sfida elettorale tra le fila del Movimento 5 stelle, per Amalia Bruni presidente, dopo un’oculata riflessione scaturita soprattutto dalle ultime esperienze maturate nella gestione delle attività mirate a contrastare la diffusione del virus Covid-19. Sono consapevole che in Calabria è necessario che tutti i cittadini prendano atto che ci vuole un vero e proprio “Piano Marshall” che dovrà rivoluzionare decenni di politica opportunista e destinata a pochi».

Condarcuri: «Nel 93 ero vicesegretario provinciale dei giovani di Rifondazione Comunista con Seby Romeo segretario. Nel 2000 ho lasciato il partito per fare l’imprenditore e magari acquisire competenza che avrei, un domani, potuto mettere a disposizione della politica. È importante avere una classe dirigente preparata. Tra le battaglie principali che porto avanti ci sono quella sulla legge sullo scioglimento dei Comuni e sulle interdittive antimafia. Non si possono lasciare i paesi senza una guida senza comunque sconfiggere la ‘ndrangheta. Non può essere detto che abbiamo un tumore senza dirci cosa fare per curarlo».

Quali quelle che la hanno portata a scegliere la lista e lo schieramento di cui fa parte?

Gaetano: «Il centrodestra è la mia casa per valori e programmi. Sono un cattolico praticante, sono un imprenditore, sono un calabrese doc. Ricordo che mio suocero, il compianto Elio Riga, un pioniere, fu uno dei primi editori d’Italia ad aderire al grande progetto Mediaset, sposando varie sfide, dalla tv alla dimensione commerciale. Non fa parte della mia cultura, comunque, avere atteggiamenti faziosi. Ho tanti amici veri in ogni schieramento politico: io li rispetto, loro mi rispettano, con grande senso dell’equilibrio e dell’armonia».

Vero: «La condivisione di valori oggi sempre più rari. Il Rappresentante Politico è un servitore del Popolo e “Deve” lavorare e dar conto ad esso, non è più tollerabile che tale figura venga vissuta come un libero professionista». 

Condarcuri: «Oggi vedo le imposizioni romane – come quelle di Occhiuto o Bruni o l’estromissione di Oliverio – frutto anche di una politica caratterizzata da un pizzico di imposizione da parte della magistratura. Vorrei che la Calabria non fosse più colonia». (redazione@corrierecal.it)

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