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L’intervista

La Calabria vista dall’estero. Van Aalderen: «Resta sconosciuta. Per questo affascinante»

Il presidente della Stampa estera e corrispondente per l’Italia del quotidiano olandese “De Telegraaf” sulle possibilità di crescita futura della regione: «Strada lunga, ma l’ottimismo è d’obbligo»

Pubblicato il: 14/09/2021 – 7:25
di Roberto De Santo
La Calabria vista dall’estero. Van Aalderen: «Resta sconosciuta. Per questo affascinante»

REGGIO CALABRIA Una Calabria dalle mille risorse in cui le virtù diffuse come l’ospitalità e il mangiar bene e sano restano il valore aggiunto di un territorio ancora sconosciuto al grande pubblico internazionale. Un aspetto quest’ultimo che potrebbe anch’esso rappresentare un buon argomento per rendere più affascinante un viaggio in Calabria o destinare investimenti alla crescita del territorio. Ma ad alcune condizioni: un buon marketing e un contrasto più efficace alla pervasività dei clan. Precondizioni che consentirebbero finalmente alla Calabria di compiere quello “scatto” nella direzione dello sviluppo. Ne è convito Maarten van Aalderen, corrispondente per l’Italia e per la Turchia del più grande quotidiano olandese: De Telegraaf. Un profondo conoscitore della Calabria, visto che i genitori della moglie – con cui è legato dagli anni 80 – sono nativi di Careri, un piccolo centro ai piedi dell’Aspromonte.
Un punto di vista dunque privilegiato che rende interessante la lettura della nostra regione e delle sue potenzialità da parte del presidente dell’associazione Stampa estera al suo quinto mandato.  Maarten van Aalderen vive da 31 anni in Italia ed oltre al suo ruolo da cronista che racconta il nostro Paese, è anche docente di giornalismo presso due università romane, cioè la Business School of Rome (insegnamento in inglese) e l’università telematica Uni Nettuno, dove è responsabile di un Master in giornalismo. Ha pubblicato alcuni libri tra cui due volumi in italiano – “Il bello d’Italia” (2015) e “Talenti d’Italia” (2016) – per i quali ha ricevuto importanti riconoscimenti e premi, tra cui una benemerenza della Società Dante Alighieri nel 2017. E nel 2020, van Aalderen è stato insignito del “Premio Ischia” per i suoi libri e per il suo contributo al miglioramento dei rapporti tra Italia e Olanda a proposito della gestione dei fondi europei per la ripresa economica dopo il covid. Il Corriere della Calabria l’ha incontrato.

Lei ha visitato più volte la Calabria, che idea si è fatto della nostra regione?
«Dal 1988 ogni estate vado a Careri, visto che i miei suoceri sono di origini calabresi. Il fatto di ritrovare lì ogni anno tanti parenti di mia moglie, nonostante vivano quasi tutti in Nord Italia e alcuni di loro ci sono perfino nati, è quello che mi ha impressionato positivamente. Sono quei legami familiari a colpirmi di più. Farne parte è anche il modo migliore per capire da “dentro” il territorio. Torno sempre volentieri a Careri. Il mar Jonio vicino, a Bovalino Marina, è stupendo. Mi faccio volentieri circondare dall’acqua profonda e trasparente. I calabresi sono ospitali e si mangia bene e sano. Quest’estate ho apprezzato molto l’iniziativa di un circolo culturale del posto che ha organizzato in paese due serate dedicate al “loro” scrittore Francesco Perri. Una storia di legame profondo con il territorio che ho descritto in un “fondo” per il mio giornale. Ma sono tanti i ricordi che mi legano alla Calabria. In passato, per due volte, ho compiuto escursioni notturne indimenticabili a piedi al santuario della Madonna di Polsi in pieno Aspromonte, sotto la luce della luna piena. Per quanto riguarda altri luoghi che ho visto della Calabria, un mio amico ha scritto libri su Gerace, non lontano da Careri, e mi ha fatto da guida nella sua città ricca di chiese e di storia. Inoltre ho avuto modo di conoscere i due parchi nazionali del Pollino e della Sila, luoghi bellissimi. Ho visto un mar Tirreno stupendo a San Nicola Arcella e mi ha sorpreso la scoperta del santuario di San Francesco di Paola. Sono tutti posti che rendono unica la Calabria». 

Lei ha sostenuto che in Italia e in Calabria in particolare non si ha piena consapevolezza delle potenzialità del territorio. Ritiene ancora valida questa osservazione?
«Assolutamente sì. La Sicilia è sempre stata famosa, la Puglia ha fatto ormai da vent’ anni una politica di marketing di grande successo, la piccola Basilicata ha Matera, un gioiello praticamente irraggiungibile con i mezzi pubblici. La Calabria, rispetto alla Sicilia e alla Puglia, è rimasta indietro, ma proprio per questo motivo è la regione più interessante da scoprire. Chi conosce bene l’Italia, ma vuole approfondire la sua conoscenza, è interessato alla Calabria. Ne faccio un esempio: almeno cinque consiglieri (quindi quasi la metà) dell’Associazione della Stampa Estera sono stati quest’estate in vacanza in Calabria. Sono tutti grandi conoscitori dell’Italia che vogliono scoprire meglio questa regione troppo sconosciuta».

Spesso si sente parlare di ‘ndrangheta e di mafia per rappresentare il Sud e la Calabria all’estero. Ritiene che sia solo questa l’immagine diffusa del territorio?
«No, non è solo questa l’immagine che dovrebbe rappresentare questi territori. Ma purtroppo confermo che è la prima cosa a cui si pensa. Quando si parla della Calabria il primo pensiero va alla ‘ndrangheta. Dall’altra parte, se hai un fatturato che viene stimato di alcune decine di miliardi all’anno, di cosa parliamo? Di un potere enorme che ovviamente riesce a infiltrarsi in tantissimi settori redditizi della società».

In che modo si potrebbero dispiegare al meglio le potenzialità presenti in Calabria?
«Sicuramente con un buon marketing. Non c’è dubbio».

Al di là del profilo turistico, come rendere attrattiva la nostra regione anche per gli investimenti esteri?
«Occorre offrire le massime garanzie affinché non ci siano infiltrazioni mafiose sul territorio. Ma allo stesso modo evitare che ci sia troppa burocrazia, nella speranza che queste due esigenze non si contraddicano. Per il resto è necessario migliorare le infrastrutture. Anche se va detto che tanto è stato già fatto. Pensiamo per esempio all’autostrada Salerno-Reggio Calabria e al collegamento stradale tra Rosarno e Roccella Ionica».   

È innegabile che la nostra regione sia indietro su diversi terreni. Anche e soprattutto sui diritti essenziali per la popolazione. A chi attribuisce questi ritardi?
«Ovviamente si può dire che è colpa della classe politica, ma è una risposta troppo semplice. C’è da evidenziare inoltre che i politici vengono votati dalla popolazione. Per cui possiamo affermare che alla fine è solo una questione di mentalità. Occorre evitare che prevalgano sul territorio gerarchie, favoritismi, nepotismi e dipendenze da vecchi retaggi. La società e la politica dovrebbero offrire maggiori opportunità alle donne, che spesso lavorano sodo. Ce ne sono tante in Calabria e sono spesso le migliori».

È fiducioso sul futuro della Calabria, in altre parole ritiene che possa risalire la china e divenire finalmente competitiva?
«La via per raggiungere quell’obiettivo è ancora lunga, ci sono diverse cose da metter in campo. Ma l’ottimismo è d’obbligo. Ho sempre ritenuto che il pessimismo rappresenta solo pigrizia mentale». (r.desanto@corrierecal.it)

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