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l’intervista

Malattie della pelle, Valenti: «Nella cura la Calabria è al passo con i tempi»

Il direttore del reparto di Dermatologia del “Pugliese Ciaccio” fa il punto sullo stato di salute della branca specialistica

Pubblicato il: 15/09/2021 – 7:16
di Roberto De Santo
Malattie della pelle, Valenti: «Nella cura la Calabria è al passo con i tempi»

CATANZARO La cura delle malattie della cute hanno raggiunto traguardi importanti in Calabria. Un’attenzione che è cresciuta nel tempo grazie all’impegno di professionisti in prima linea nella regione contro quelle patologie che interessano una buona fetta della popolazione del Paese. Stando agli studi malattie come la dermatite atopica, le psoriasi e i tumori cutanei colpiscono quindici milioni di italiani pari a circa il 25% della popolazione. Proprio per il livello della qualità raggiunta nella cura di queste patologie, la Calabria è stata scelta per ospitare il 58mo congresso nazionale di dermatologia clinica che si svolgerà nell’università “Magna Graecia” di Catanzaro dal 15 al 18 settembre. Già 500 le presenze con 200 relatori registrati al Congresso nazionale, organizzato dall’Associazione dermatologi-venereologi ospedalieri italiani (Adoi), che sarà il primo appuntamento che si svolgerà in presenza in Italia dopo il fermo imposto dalle norme anticovid. A coordinare quello che si preannuncia un vero e proprio evento scientifico di caratura non solo nazionale è Giancarlo Valenti, direttore del reparto di Dermatologia dell’Azienda ospedaliera “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro che il Corriere della Calabria ha incontrato per affrontare a tutto tondo i temi della dermatologia e della sanità nella nostra regione.

Giancarlo Valenti, direttore del reparto di Dermatologia dell’ospedale “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro
Giancarlo Valenti, direttore del reparto di Dermatologia dell’ospedale “Pugliese Ciaccio” di Catanzaro

Dottore l’esplosione del coronavirus ha determinato un calo di attenzione nella rete di ricoveri e assistenza anche in Calabria di patologie legate alla cute?
«Assolutamente sì. Le normative più stringenti per l’accesso in ospedale hanno di fatto bloccato le prenotazioni per i casi non urgenti. Inoltre i pazienti a causa dei timori legati alla diffusione del virus non si sono recati per mesi dai propri medici specialisti né dai medici di famiglia. Per cui il “sistema filtro” è saltato fino a quando grazie alla campagna vaccinale, la popolazione si è rincuorata e la rete di assistenza e cura ha ripreso a lavorare regolarmente. Questo stop però ha comportato soprattutto per alcune patologie tumorali come gli epiteliomi ed il melanoma ritardi nell’osservazione da parte nostra dei casi. Con le conseguenze che ognuno può immaginare».

Un calo di attenzione dunque che non va nella direzione giusta: i dati indicano che le malattie dermatologiche sono molto diffuse. Anche nella nostra regione sono così presenti?
«Anche per la nostra regione la richiesta di consulenze dermatologiche è molto elevata sia in campo ospedaliero che ambulatoriale. Credo sia tra le branche sanitarie più richieste. Questo perché le patologie legate a questo settore sono molto difficili da comprendere come diagnostica, per cui i medici di famiglia tendono a mandare con più facilità dallo specialista. Inoltre la pelle rispetto ad altri organi interni invia dei “messaggi” quotidiani ben visibili suscitando maggiore attenzione da parte dei pazienti che si rivolgono al medico con maggiore assiduità rispetto ad altre patologie».

L’equipe del dottor Valente in un momento di confronto prima della pandemia

Quali sono le patologie più diffuse in Calabria?
«Guardi rispettano l’andamento dei dati nazionali ed internazionali. Una delle patologie più frequenti è sicuramente la psoriasi. Questa riguarda il 2-3% dell’intera popolazione mondiale. Anche se l’ambiente mite e la presenza di 800 chilometri di costa in Calabria fa sì che il paziente goda di alcuni vantaggi terapeutici. Visto che l’esposizione ai raggi ultravioletti ha una capacità antinfiammatoria molto importante. Questo ovviamente vale per le forme lievi o medie, ma non vale per le forme medio-gravi e gravi. In questo caso oltre alla terapia farmacologica tradizionale presente da alcuni anni che offre una discreta risposta, con l’avvento dei farmaci cosiddetti biotecnologici la vita di questi pazienti con forme di patologia molto grave è decisamente migliorata. Anche se vi è la necessità di proseguire costantemente la terapia».

Nella sua esperienza sul campo ritiene che a seguito della pandemia e di quello che viene definito long Covid ci siano state ripercussioni anche sulle malattie legate alla pelle?
«Guardi soprattutto nella fase acuta della contrazione del virus. Abbiamo assistito a molti casi di rilasci cutanei e la nascita di processi cosiddetti vasculitici che interessavano gli arti inferiori dei pazienti affetti da Covid, ma solo nelle prime settimane. Tutti processi però autorisolutivi che con una semplice terapia sono rapidamente regrediti. Mentre non abbiamo riscontrato alcun effetto a lungo termine nei soggetti che avevano contratto il Coronavirus».

Un esame della pelle

Ritornando al tema delle patologie dermatologiche e della sanità più in generale, purtroppo si assiste in Calabria ad una migrazione molto alta per le cure. Perché secondo lei il calabrese preferisce andare via dalla regione per curarsi?
«Il tema riguarda tutte le branche sanitarie e non è assolutamente legato alla qualità del rapporto medico-paziente ma alla cosiddetta “qualità percepita” dai cittadini. Quest’ultima è legata a molte variabili: dalla situazione logistica all’ambiente ospedaliero passando alla tecnologia a disposizione da parte della struttura sanitaria stessa. Ma anche alla qualità dell’assistenza infermieristica e dei servizi ospedalieri. Così come alla tempistica cioè alla capacità di offrire risposte rapide alle esigenze dei pazienti. Tutto questo chiaramente in una regione che è commissariata da oltre dieci anni non offre quelle “garanzie” che i cittadini richiedono. Questo dimostra, come sosteniamo da tempo a tutti i livelli, il fallimento di un approccio al problema sanitario calabrese attraverso lo strumento del commissariamento. La strada giusta per migliorare la qualità del sistema sanitario calabrese viene intrapresa se a capo ci sono operatori che conoscono le reali esigenze e che offrano risposte. Sarebbe utile che questi organi statali o regionali si adoperino per effettuare controlli periodici anche trimestrali sullo stato di salute del sistema sanitario».

Cosa andrebbe fatto per contrastare il fenomeno dell’esodo sanitario?
«Non si tratta di lavorare sulla qualità dei professionisti che operano in Calabria. Né di formazione. Lo dimostra la circostanza che molti bravi medici lavorano nella regione ma si fanno valere anche fuori dalla Calabria. Dunque se lavorano bene in circuiti nazionali significa che i professionisti calabresi non hanno avuto la possibilità di trovare spazi nella propria regione oppure non hanno ritenuto adeguata la tecnologia e le strutture sanitarie presenti in Calabria per cui hanno preferito andare via. Dunque è la qualità dell’organizzazione della sanità in ambito regionale che va rimodulata. Sicuramente occorrerà operare sulla macchina amministrativa che dovrà offrire risposte molto più veloci alle esigenze dei cittadini rispetto a quello che è avvenuto negli ultimi anni. Si immagini che allo stato attuale esistono molti posti vacanti non solo di guardia medica, di 118, di medicina d’emergenza come anche di medici di famiglia. Una situazione legata ai tempi di svolgimento dei concorsi decisamente troppo lenti. Sappiamo bene che se funziona correttamente la medicina territoriale, poi a cascata migliora la qualità della medicina di secondo livello che opera in ambiente ospedaliero».

Ritornando al tema della dermatologia, la Calabria offre sicuramente assistenza importante in questo campo. E l’attenzione per le patologie legate alla cute è molto alta, tanto che proprio in Calabria verrà organizzato il congresso nazionale sul tema?
«Negli ultimi 10-15 anni la dermatologia in Calabria ha compiuto passi da gigante. Questo perché vi è stato un ricambio generazionale importante e un avanzamento professionale notevole. Grazie allo sviluppo di convegnistica scientifica di alto profilo che si è svolta in Calabria si è innalzato il livello di informazione sul territorio di cui hanno tratto beneficio sia i professionisti che operano nelle strutture sanitarie pubbliche, sia quanti lavorano nell’ambito specialistico ambulatoriale ma anche i medici di medicina generale. C’è stato poi un interscambio importante anche tra professionisti che operano in branche vicine alla dermatologia, mi riferisco ad esempio all’oncologo, al medico internista, al reumatologo ed all’endocrinologo. Lo scambio di nozioni scientifiche ha permesso che la qualità della risposta terapeutica sul paziente migliorasse in Calabria. Un miglioramento che è stato notato anche in ambito nazionale. Tanto che l’Associazione dermatologi-venereologi ospedalieri italiani (Adoi), che è l’organizzazione più importante in Italia del settore, ha deciso di affidarci l’organizzazione del 58° congresso nazionale di dermatologia clinica che doveva tenersi già nel corso del 2020, ma poi a causa della pandemia è stato rinviato a quest’anno. E a valutare le risposte che abbiamo avuto in termini di iscrizione possiamo testimoniare che c’è un enorme desiderio di scambio di pareri scientifici, ricerche e attività di approfondimento tra i cultori della materia. Siamo già attorno ai 500 iscritti all’evento, oltre ad avere 200 relatori che rappresentano i massimi esperti ciascuno per la propria branca specialistica. Questo chiaramente comporterà una visibilità notevole non solo della dermatologia, ma dell’intera Calabria nel panorama nazionale. Un’attenzione meritata perché sia per la psoriasi, per il melanoma, per i tumori cutanei e per la dermatite atopica ci siamo ormai accodati a tutte le esperienze scientifiche mondiali per cui oggi in Calabria si possono ottenere tutte quelle prescrizioni all’avanguardia per la cura. Tutte sotto il regime di assistenza pubblica e garantite nei centri sanitari accreditati della regione». (r.desanto@corrierecal.it)

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