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La riflessione

«L’origine dei mali della Calabria»

Lo scenario che si prefigura in Calabria dopo le elezioni di domenica e lunedì prossimi, secondo quanti dicono di avere in mano il polso della situazione, si giocherebbe sul filo di lana tra la si…

Pubblicato il: 30/09/2021 – 10:30
di Franco Scrima*
«L’origine dei mali della Calabria»

Lo scenario che si prefigura in Calabria dopo le elezioni di domenica e lunedì prossimi, secondo quanti dicono di avere in mano il polso della situazione, si giocherebbe sul filo di lana tra la sinistra capitanata da Amalia Bruni e la destra che sostiene Roberto Occhiuto. Tra di essi, speranzosi, i calabresi che chiedono lavoro, sanità, ambiente e futuro.
Perché votare Amalia Bruni? Lo suggerisce lei stessa: «Sono un medico, ma ritengo che la politica sia la più alta delle arti, indispensabile per la vita in comune. È quanto mi aiuta e mi ispira in questa mia avventura politica». Idee e concetti di Amalia Bruni candidata alla Presidenza della Regione in quota Pd.
La Calabria trasuda ancora degli anni di passione che ha dovuto subire, frutto di una superficialità senza pari: Lavoro, Sanità, Turismo, Progresso sono pressoché misconosciuti; forse financo ritenuti superflui per una popolazione abituata a subire e alla quale tutto, o quasi, è stato negato sul presupposto che i calabresi sarebbero refrattari al lavoro oltre che “mafiosi” per antonomasia.
Al contrario, sono in pochi a riconoscere che questa è una Terra abbandonata, abituata ai rimasugli, che si è dovuta accontentarsi delle briciole, una per tutte: la gestione della Sanità dimenticata e non sufficientemente considerata ancora prima dell’Unità d’Italia, la Calabria, nonostante il benessere e gli esempi di probità sociale, anche in economia, fossero apprezzati oltre i confini territoriali.
Il riferimento è al “Regno delle due Sicilie” che governò l’Italia meridionale per 45 anni, fino all’unità del Paese. La Calabria era parte integrante e attiva dell’apparato industriale che i Borboni avevano creato. Cacciata quella dinastia, emerse il ruolo rapace della borghesia agraria, fiorì il brigantaggio e cominciò l’emigrazione. Fu l’inizio della fine del risparmio calabrese, abbandonato e lasciato senza alcuna prospettiva futura. L’ingresso di Garibaldi prima e dei Savoia dopo, accentuò gli effetti negativi dell’economia. Il tessile, la siderurgia, l’attività estrattiva che fino ad allora erano da considerare fiorenti, dopo mandarono in cancrena l’intero apparato industriale. La Calabria cominciò a indebolirsi fino a diventare la regione più povera del Mezzogiorno. Fu un costo alto quello pagato dalla Calabria con l’annessione al Regno piemontese. Condizione che spianò la strada del sottosviluppo e dell’emarginazione di cui ancora oggi soffre il Meridione.
Sarebbe sufficiente ricordare cos’era la Calabria nel settore siderurgico nel quale emergevano due grandi stabilimenti, la ferriera della “Ferdinandea” e le officine di Mongiana, aziende che da sole producevano gran parte del fabbisogno del Regno delle due Sicilie e davano lavoro ad oltre mille operai. Ma anche la fonderia di Fuscaldo e la ferriera di Satriano rappresentavano una notevole risorsa per l’economia di quei territori.
Le altre attività di rilievo erano rappresentate dal settore della liquirizia e del tannino, dalla lavorazione della lana e della seta, risorse che sono andate perdute. Il loro trasferimento altrove, soprattutto nelle regioni del Nord, ha determinato per la Calabria l’inizio della fine. Impossibile rinascere; la mancanza di qualsiasi strategia le ha negato le residue possibilità di assicurare lavoro e benessere alla popolazione.
Gli storici concordano nel ritenere che l’impoverimento del territorio calabrese fu una scelta ponderata. E, infatti, di quel periodo rimangono solo quanto fu affermato cento anni più tardi, in occasione del censimento industriale del 1961 che mise in chiaro «il deterioramento delle attività industriali calabresi rispetto al secolo precedente».
Una realtà che, anche in epoca moderna è rimasta estranea per la politica regionale che ha pensato bene di non occuparsene più. Forse anche perché sono stati pochissimi i governanti che si sono preoccupati di conoscere la storia della loro terra. O forse più semplicemente perché faceva comodo non ricordarla. L’unica occasione si è avuta ascoltando in campagna elettorale Amalia Bruni che si è posta il problema del riscatto sociale e politico della Calabria. Un tema che, a parole, fu sposato anche dagli eredi del “Carroccio”, i quali, nei fatti, hanno dimostrato di essere sempre quelli che “Io a Milano voglio l’Euro perché qui siamo in Europa. Il Sud, invece, è come la Grecia ed ha bisogno di un’altra moneta” come si espresse Matteo Salvini da eurodeputato, quando ebbe a manifestare tutta la sua avversione nel valore dell’Europa unita.
*giornalista

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