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Il provvedimento

‘Ndrangheta, confiscati beni per 10 milioni a un imprenditore reggino

Si tratta di Carmelo Gullace. Considerato figura apicale della cosca Raso-Gullace-Albanese, con funzione direttiva e di comando in Liguria e in Piemonte

Pubblicato il: 14/10/2021 – 8:00
‘Ndrangheta, confiscati beni per 10 milioni a un imprenditore reggino

REGGIO CALABRIA La Direzione Investigativa Antimafia, su disposizione del Tribunale di Reggio Calabria, ha eseguito un provvedimento di confisca di beni nei confronti di un imprenditore e del proprio coniuge. Si tratta dell’imprenditore Carmelo Gullace, originario di Cittanova ma residente a Toirano, in provincia di Savona, il destinatario della confisca disposta dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria.
Su richiesta della Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giovanni Bombardieri e dall’aggiunto Gaetano Paci, il provvedimento di confisca è stato firmato dalla giudice Ornella Pastore e ha riguardato anche la moglie di Gullace, Giulia Fazzari. Entrambi, nel luglio 2016, sono stati coinvolti nell’operazione “Alchemia” da cui è nato il processo che ha portato alla condanna di Gullace, nel luglio 2020, a 18 anni di carcere, perché ritenuto capo promotore della cosca Raso-Gullace-Albanese in quanto gravemente indiziati di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e intestazione fittizia di beni e società. Al termine del processo, invece, la moglie è stata assolta.
Le successive e approfondite indagini patrimoniali della Dia avevano condotto, nell’agosto del 2019, su proposta della Procura reggina, al sequestro dei citati beni poiché l’imprenditore e il coniuge sono stati ritenuti dal Tribunale di Reggio Calabria caratterizzati da una pericolosità sociale qualificata in quanto indiziati di appartenenza ad associazione di tipo mafioso.

La figura dell’imprenditore

Nello specifico il soggetto è considerato figura apicale della cosca Raso-Gullace-Albanese, con funzione direttiva e di comando dell’articolazione ‘ndranghetistica in Liguria e in Piemonte, per il mantenimento dei contatti con gli esponenti di spicco di altre articolazioni territoriali della ‘ndrangheta e per la condivisione di interessi imprenditoriali ed il reimpiego di proventi delle attività delittuose. Inoltre, in data 18 luglio 2020 il Tribunale di Palmi (RC) ha condannato il medesimo alla pena di anni 18 di reclusione, ritenendolo colpevole del delitto di associazione a delinquere di stampo mafioso ex art. 416 bis c.p. In attesa del processo d’appello, che deve essere ancora fissato, si è arrivati quindi alla confisca dei beni che erano stati sequestrati dalla Dia nell’agosto 2019. Carmelo Gullace è ritenuto il punto di riferimento in Liguria e in Piemonte dell’omonima consorteria della Piana di Gioia Tauro. Secondo gli inquirenti, infatti, l’imprenditore era il soggetto «deputato, in ragione del suo ruolo, ad indire riunioni di ‘ndrangheta”. Inoltre, curava il mantenimento dei contatti con gli esponenti di spicco delle altre cosche, la condivisione di interessi imprenditoriali ed il reimpiego di proventi delle attività delittuose».

I beni confiscati

La confisca ha interessato l’intero capitale sociale ed il patrimonio aziendale di 4 società, nonché 14 fabbricati e 41 terreni siti in provincia di Savona e Reggio Calabria, conti correnti, beni mobili registrati e posizioni finanziarie, per un valore stimato di circa 10 milioni di euro.
L’odierno traguardo si inserisce nell’ambito delle attività operative finalizzate all’aggressione delle illecite ricchezze acquisite e riconducibili, direttamente o indirettamente, a contesti delinquenziali, agendo così a tutela e salvaguardia della parte sana del tessuto economico nazionale.

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