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«Domani mattina ha i “cavalli” a casa». La droga dalla Calabria alla Sicilia e il sequestro di coca in autostrada

Le telefonate, gli appuntamenti saltati, gli intermediari e il colpo della GdF sull’A18. I legami tra i narcotrafficanti di Catania e Marina di Gioiosa Ionica

Pubblicato il: 03/12/2021 – 8:54
di Giorgio Curcio
«Domani mattina ha i “cavalli” a casa». La droga dalla Calabria alla Sicilia e il sequestro di coca in autostrada

LAMEZIA TERME «O bello sono per strada… faccio tardi un pochettino che c’è il mare forte… hai capito?». Il business della droga sull’asse Sicilia-Calabria, quello scoperto dall’inchiesta “Le Vallette” della Dda di Catania, era gestito da Antonio Bevilacqua, su più tavoli, e attraverso più di un “cliente”.
Dalla ricostruzione delle vicende, riportate nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Catania, Bevilacqua (finito in carcere) oltre a rifornire il gruppo guidato da Rosario Amico (QUI LA NOTIZIA), aveva anche stretti rapporti con Giovanni Cilano – tra gli indagati – noto come “Giovanni del Villaggio” e che proprio al telefono di presentava come “quello di Sant’Agata”, riferendosi al quartiere di Catania.

I continui rinvii

I due, secondo gli inquirenti, si sarebbero incontrati il 2 ottobre 2018, ma così come nelle trattative con l’altro gruppo di Rosolini, anche in questo caso Bevilacqua indugiava spesso nella consegna della partita di droga contrattata e alternava, fino ad infastidire spesso gli “amici”, con annunci di imminente soluzione alla transazione a comunicazioni di improvvisi impedimenti con conseguenti rinvii. «Sì… ma Tony come siamo combinati… quello si è arrabbiato m’bare» «Tu gli dici che massimo massimo massimo …ma non credo che passerà … domani mattina c’ha “i cavalli” a casa! …hai capito?». È una delle telefonate – captate dagli inquirenti – che meglio rappresenta “l’attitudine” di Bevilacqua a disdire tutto all’ultimo momento.

Le trattative dirette con un tale “Antonio”

Dal 6 ottobre in poi a chiamare Bevilacqua sarà poi direttamente il committente del carico di droga, un tale “Antonio” che, in una conversazione intercettata, chiedeva spiegazioni per i continui ritardi. «Tu non puoi giocare con i sentimenti delle persone… non puoi lasciarmi “in tredici”» dirà questo Antonio a Bevilacqua che lo rassicura: «Ho avuto un problemino, Antonio ho avuto! Domani mattina sono a casa tua… che veniamo a mangiare a casa tua domani mattina». Dalle attività di intercettazione sarebbe emerso, poi, secondo gli inquirenti, che per gestire il business dei carichi di droga Bevilacqua si servisse di un intermediario, un altro collaboratore insomma come Angelo Caccamo, coinvolto in un procedimento separato insieme alla moglie Debora Albanese – l’uomo al quale proprio Bevilacqua chiedeva di predisporre un’auto, con ogni probabilità il mezzo da utilizzare per il trasporto dello stupefacente a Catania. Anche l’ennesimo tentativo, però, si consuma in un nulla di fatto, per il disappunto del catanese che, a questo punto, decide di raggiungerlo in Calabria. «Ascolta una cosa… ma io domani posso essere da te… già posso essere io domani a pranzo da te … vengo io». «Allora, ascoltami, una cosa, mi fai la gentilezza? Io voglio parlare con tuo fratello Rocco… tu domani mattina in caso mi fai parlare con lui (…) tu domani mattina in caso mi fai parlare con lui ma in tal caso io alte sei sono da te 100% se non ti vedo per mezzogiorno, ok?».

La spedizione in Sicilia

È chiaro per gli inquirenti – così come riportato ancora nell’ordinanza del gip – che Antonio Caccamo era stato scelto da Bevilacqua come corriere per il trasporto della partita destinata al catanese “Antonio”, soggetto mai rintracciato dagli inquirenti e dunque rimasto ignoto. Dalle intercettazioni dell’8 ottobre 2018, è emerso come Caccamo, dopo aver ricevuto la partita di droga, nel corso del pomeriggio fosse partito alla volta di Catania, scortato da Antonio Bevilacqua che, nell’occasione, gli faceva da staffetta.
Alla trasferta in terra sicula prendeva parte anche la moglie, Albanese, già adirata perché costretta a lavorare nel giorno del suo compleanno, così come scrive il gip. Il servizio di osservazione in prossimità delle barriere di accesso dell’autostrada A8 di Messina consentirà agli inquirenti di individuare l’auto, un’Alfa Romeo 147, seguita a breve distanza da una Citroen C3, auto presa a noleggio da una società di Gioia Tauro.

Il sequestro della cocaina

Le conversazioni e gli SMS sono numerosi. «Siamo per strada… ci vediamo tra un pochino ci vediamo, chiudi ciao» comunicherà nel frattempo Bevilacqua ad Antonio, l’acquirente siciliano. Intorno alle ore 19:30, come confermato telefonicamente, i due veicoli giungevano alle barriere di uscita della A18 di San Gregorio di Catania. Ed è proprio in quel momento che gli agenti della Guardia di Finanza, dopo aver lasciato transitare l’Alfa Romeo 147, intimano l’alt alla Citroen C3 al suo seguito, con a bordo Caccamo e la moglie Albanese. «Ti hanno fermato?» «Sì» «Va bene, dai. Ciao». Caccamo, al telefono con Bevilacqua, finge di parlare con la suocera mentre proprio Bevilacqua, appresa la notizia, contatta subito la Vodafone – il proprio gestore telefonico – per chiedere il cambio immediato del numero di cellulare perché «infastidito» dalle continue telefonate moleste ricevute. L’operatore conferma, poi, l’avvenuta operazione via SMS e nel frattempo Bevilacqua conferma a Giuseppe Agostino, in quel momento al suo fianco, il fallimento dell’operazione: «Torniamo indietro, vediamo».

Nel corso della perquisizione, intanto, gli uomini della GdF troveranno ben cinque panetti contenenti sostanza biancastra che, sottoposta ad analisi tramite narcotest, risultava essere cocaina per un peso complessivo di oltre 1 kg di cocaina. (redazione@corrierecal.it)

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