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Il processo

Omicidio Pagliuso, chiesto (il terzo) ergastolo per Marco Gallo

L’avvocato di Lamezia è stato ucciso a bruciapelo nel 2016. Messi agli atti gli assegni da 7.500 euro ricevuti dai mandanti

Pubblicato il: 07/12/2021 – 15:02
di Alessia Truzzolillo
Omicidio Pagliuso, chiesto (il terzo) ergastolo per Marco Gallo

CATANZARO Il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Pasquale Mandolfino, ha chiesto la condanna all’ergastolo nei confronti di Marco Gallo, 35 anni, accusato dell’omicidio dell’avvocato penalista di Lamezia Terme Francesco Pagliuso, avvenuto il 9 agosto 2016. Gallo, secondo l’accusa, è l’esecutore materiale del delitto eseguito per conto della cosca Scalise di Decollatura i cui vertici, Pino e Luciano Scalise, sono stati condannati all’ergastolo lo scorso 18 giugno.
Secondo le ricostruzioni di indagine, Gallo avrebbe praticato un foro nella rete di recinzione della villa di Pagliuso per introdursi nel giardino mentre l’avvocato era fuori casa. Lo avrebbe atteso nascosto nel buio per poi sparagli a bruciapelo nel momento in cui questi entrava con l’auto nel giardino. «Delitto commissionato – secondo l’accusa – perché l’avvocato Pagliuso era dagli Scalise ritenuto responsabile di aver agevolato e favorito il capo della cosca rivale Domenico Mezzatesta, sia nel processo che vedeva quest’ultimo, insieme al figlio Giovanni (classe 74, ndr) responsabile del duplice omicidio di Giovanni Vescio e Francesco Iannazzo» (soggetti legati a doppio filo alla cosca Scalise), sia nel periodo della latitanza di Domenico Mezzatesta (ritenuto il boss dell’omonima cosca), latitanza durante la quale veniva ucciso Daniele Scalise (il 28 giugno 2014), figlio di Pino e anch’egli elemento di spicco della sua consorteria.

Gallo si difende: «Non sono io il podista»

Si è sottoposto ad esame Marco Gallo, seguito dal proprio difensore Francesco Siclari. Gallo, imputato perché accusato di essere l’esecutore materiale dell’omicidio dell’avvocato Francesco Pagliuso, avvenuto il 9 agosto del 2016, ha ammesso di essersi recato più volte nella piazza antistante i palazzi Marconi lungo l’omonima via di Lamezia Terme dove si trovava anche la villa dell’avvocato Pagliuso. Qui si incontrava con una donna – dalla quale dice di essere legato da rapporti di amicizia – e altri conoscenti. Gli incontri, a detta dell’imputato, sarebbero avvenuti a orari diversi, dalla mattina alla notte. Gallo ha negato di essere lui il podista che più volte gli inquirenti hanno indicato nei filmati delle telecamere che, secondo l’accusa, fingeva di correre vicino alla villa dell’avvocato per, in realtà, studiare le strategie da adottare per l’agguato mortale. Ha negato ogni coinvolgimento nell’omicidio e ha dichiarato di avere una amicizia con gli Scalise, la cosca considerata mandate dell’omicidio.
Durante il controesame delle parti civili – avendo Gallo detto che non era lui il soggetto identificato come il podista – è stato chiesto come mai nei colloqui in carcere con i familiari l’imputato avrebbe detto di avere percorso la stradina chiusa che costeggia il giardino della casa della vittima, come ripreso anche dalle telecamere. Gallo ha detto di essere andato in quel luogo “per esigenze fisiologiche”.

I quattro omicidi a carico di Gallo

In seguito il pubblico ministero Pasquale Mandolfino ha prodotto una serie di documenti tra i quali la sentenza di condanna nei confronti dei mandanti, il decreto dispositivo del giudizio nei confronti di Marco Gallo con l’accusa di associazione mafiosa nell’ambito del procedimento “Reventinum”, la sentenza dell’omicidio Mezzatesta (che condanna Gallo all’ergastolo), la sentenza dell’omicidio Berlingeri (altro ergastolo per Gallo), l’ordinanza dell’omicidio di Domenico Gigliotti che lo vede indagato quale esecutore dell’assassinio dell’imprenditore lametino. L’accusa ha anche prodotto l’annotazione dei carabinieri che hanno rintracciato degli assegni da 7.500 euro emessi da Luciano Scalise a favore di Marco Gallo a gennaio 2017.

Richiesta di ergastolo e aggravanti dell’omicidio

Il pm Mandolfino ha parlato per circa due ore invocando, alla fine della discussione, l’ergastolo nei confronti di Marco Gallo. Il reato di omicidio è aggravato sia dalla premeditazione che dal metodo mafioso e dall’agevolazione alla cosca di ‘ndrangheta.
Al termine della requisitoria del pm sono intervenute le parti civili: la Camera penale di Lamezia Terme e i comuni di Soveria Mannelli e di Lamezia Terme.
Il presidente della Corte d’Assise, Alessandro Bravin, ha rinviato all’udienza del 22 dicembre per la conclusione delle discussioni delle altri parti civili e della difesa. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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