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l’inchiesta

I liquami dei campi rom nelle fogne e la truffa ai danni di Acea: il business dei calabresi nel Lazio

Dalla denuncia ai pedinamenti: oltre 15mila kg di rifiuti smaltiti illecitamente dalle aziende dell’imprenditore vicino ai clan della Sibaritide

Pubblicato il: 15/12/2021 – 13:03
di Giorgio Curcio
I liquami dei campi rom nelle fogne e la truffa ai danni di Acea: il business dei calabresi nel Lazio

ROMA Oltre 80mila tonnellate di rifiuti non smaltiti lecitamente, un numero enorme e ricavato attraverso quasi 3mila Fir (formulari di identificazione dei rifiuti) contraffatti. Di questi, sarebbero poco oltre i 15mila kg i rifiuti smaltiti in modo illecito, all’interno della rete fognaria o nei terreni, per un totale di 500 viaggi. L’inchiesta della Dda della Procura di Roma ha fatto luce sulla gestione illecita dei rifiuti tra il territorio dell’hinterland romano in mano ad un cosentino, Giuseppe Borrelli, finito in carcere, gestito insieme a stretti familiari e sodali. Borrelli, infatti, è ritenuto un imprenditore di riferimento della cosca di ‘ndrangheta Forastefano; per “sfuggire” a due interdittive antimafia, sarebbe riuscito ad acquisire e creare nuove società nel comprensorio romano e attraverso alcuni prestanome, dando così vita ad una fiorente attività – gestite in modo illecito – nel settore della gestione dei rifiuti. 

Le aziende del cosentino Borrelli

Due le aziende in particolare finite nel mirino degli inquirenti: la Moter srl con sede ad Ariccia e la Ecoter srl, con sede a Pomezia. È in questi capannoni che – secondo gli inquirenti – il gruppo criminale guidato dallo stesso Borrelli «interrava i fanghi rimanenti e dove avveniva lo smaltimento abusivo, senza alcun lavoro di preparazione o predisposizione per evitare l’inquinamento ambientale delle condotte fognarie e dei terreni adiacenti», così come riportato nell’ordinanza firmata dal gip del Tribunale di Roma, Andrea Fanelli. Senza considerare il trattamento dei gas prodotti dai liquami in seguito all’esposizione agli agenti atmosferici.  Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, poi, quasi giornalmente i mezzi di autospurgo o le autocisterne – una volta tornati in sede – avrebbero sversato quantitativi di rifiuti liquidi innumerevoli e provenienti da destinazioni diverse e numerose. Rifiuti, dunque, che sarebbero stati smaltiti nella rete pubblica, il resto invece veniva interrato dopo aver praticato apposite buche con escavatori nei terreni circostanti i due capannoni ad Ariccia e Pomezia.

La denuncia di Acea

A dare impulso alle indagini è stata la denuncia resa da Acea in ordine ad «un anomalo smaltimento di rifiuti liquidi da parte di un’azienda, la Moter srl, cui era stato commissionato il relativo appalto» nel 2018 per un importo di 251.712 euro. La denuncia porta la firma di Daniele Cecili, responsabile dell’impianto di trattamento e recupero di rifiuti speciali non pericolosi di Acea Ambiente di Aprilia, in provincia di Latina. In seguito ad alcune verifiche delle copie dei Fir erano emerse diverse anomalie, disconoscendo poi sei scarichi a loro attribuiti che riferivano «di non aver mai compilato nella parte riservata al destinatario», disconoscendo anche il timbro. Le successive verifiche della polizia giudiziaria hanno permesso di accertare come i mezzi della Moter srl venivano utilizzati per effettuare il trasporto dei rifiuti liquidi dalla sede di Acea verso le ditte che «espletavano il trattamento autorizzato dei rifiuti» come la Berg spa di Frosinone, ma in realtà non accadeva affatto. Gli inquirenti, infatti, hanno documentato come l’automezzo guidato da Ioan Sosan – finito agli arresti domiciliari – ogni mattina si recasse dalla sede all’Acea per raccogliere il carico di rifiuti che poi veniva smaltito illecitamente alla Moter, falsificando la documentazione dello smaltimento.

L’autospurgo a Fiumicino «per il presidente della Regione»  

«(…) come sei messo? Se mi organizzo tu potresti andare con la cisterna a fare un’aspirazione a Fiumicino perché mi hanno chiamato… c’è il presidente della Regione, c’è il sindaco, un casino» «Ma devo andare con la cisterna grande? (…) ma poi per svuotare dove li svuotiamo Giuse’?» «Al cantiere!». È un’intercettazione captata dagli inquirenti, considerato un importante elemento indiziario. È la mattina del 21 aprile 2018; al telefono discutono Ioan Sosan e uno degli uomini di fiducia di Borrelli, Giuseppe Bruno. È lui a riferire all’autista della Moter di aver bisogno subito di effettuare uno spurgo a Fiumicino perché «pressato dal sindaco e dal presidente della Regione Lazio» indicando come luogo di “scarico” proprio il “cantiere” ovvero, secondo gli inquirenti, il deposito di Ariccia della Moter Srl. 

I carichi dai campi rom 

Il gruppo di Borrelli, inoltre, aveva ottenuto da Roma Capitale l’appalto per la raccolta dei liquami dai campi rom di Castel Romano e La Barbuta. Ma, i dati raccolti dai dispositivi GPS installati su due diverse cisterne tra il 30 luglio 2018 e l’1 ottobre 2019, hanno fornito ulteriori elementi investigativi. La prima cisterna “Bianca” sarebbe così stata utilizzata per il carico di liquami nei campi nomadi di Roma – Castel Romano e La Barbuta – per 200 volte. Di questi carichi, solo 102 sarebbero stati effettivamente scaricati nella discarica della Berg di Frosinone. La cisterna “argento” – nello stesso periodo – si sarebbe recata 256 volte nel campo rom “La Barbuta”, 179 volte nel campo di “Castel Romano” e 26 nella Ex-Kyklos, gestita da Acea. Di contro, è scritto nell’ordinanza, «si registrano 49 viaggi presso la Berg di Frosinone e sette viaggi nella discarica di Civita Castellana» con oltre 400 occasioni in cui il carico di liquami sarebbe stato scaricato illegalmente alla Ecoter, altra azienda della galassia del calabrese Borrelli. (redazione@corrierecal.it)

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