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«’Ndrangheta padrona al Centro e al Nord. E i clan provano a far eleggere i loro uomini» – VIDEO

La relazione sull’evoluzione delle cosche. «Sono 61 le locali in accertamento». Introcaso chiude le illazioni sulle ingiuste detenzioni

Pubblicato il: 22/01/2022 – 12:48
«’Ndrangheta padrona al Centro e al Nord. E i clan provano a far eleggere i loro uomini» – VIDEO

LAMEZIA TERME «I cosiddetti maxi processi in misura assolutamente prevalente di criminalità organizzata, costituiscono il riflesso processuale delle attività di ‘ndrangheta e delle articolazioni territoriali indicate come locali a diffusione capillare, fondate su nuclei familiari allargati da matrimoni, cosiddetti “comparaggi” in una commistione di elementi comuni: crimine, impresa, rapporti di sangue». Domenico Introcaso, presidente della Corte d’Appello, affronta nella propria relazione – tenuta durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nell’aula bunker di Lamezia Terme – l’evoluzione del fenomeno mafioso nel distretto di Catanzaro. E parla di «subcultura della famiglia intesa come espressione personale, lavorativa, criminale».

«Zone del Centro e del Nord assoggettate alla ‘ndrangheta»

Le articolazioni dei clan sono «non più locali ma in proiezione nazionale. Pare utile ricordare – continua il presidente della Corte d’Appello – che le locali di ‘ndrangheta in giudiziale accertamento sono 61: 18 nella provincia di Vibo Valentia, 16 in quella di Catanzaro, 13 a Crotone, 14 nella provincia di Cosenza. Sono di giudiziale accertamento le locali del Nord ovest d’Italia, di proiezione distrettuale, in numero di 45. Dunque, l’esportazione del crimine in zone del centro e del Nord Italia ormai assoggettate alle modalità ‘ndranghetiste di gestione di interi settori dell’economia, della finanza, dell’industria. Il fenomeno origina dalla crisi del mercato del doppio trattato di Maastricht, che ha determinato la “rottura” del sistema economico».

«Il soccorso alla crisi pandemica ha innescato la “risposta” della ‘ndrangheta»

Questo «evento traumatico», per il magistrato «si realizza, in misura ancora più radicale, con la pandemia, che sconvolge l’organizzazione economico sociale e crea gravissime paralisi nella produzione e nei mercati determinando fenomeni mai riscontrati nell’economia mondiale progredita. In siffatte dinamiche si inseriscono i poderosi interventi conseguenti all’attuazione del Pnrr e alle correlate enormi provvidenze economiche. È di primo, giudiziale accertamento l’inserimento della criminalità nell’impresa. La pandemia ha paralizzato le attività, sottratto risorse. Siffatte emergenze globali hanno determinato crisi gravissime nelle imprese commerciali e segnatamente nelle piccole e medie imprese. La crisi e le prime provvidenze economiche, di soccorso, hanno innescato il fenomeno criminogenetico proprio delle organizzazioni ‘ndranghetiste. Diffuse su tutti i territori, gestite con spiccato carattere imprenditoriale, inserite nel tessuto sociale delle imprese in crisi e soprattutto con disponibilità economiche da reimpiegare in modo da affrancarle dalla genesi illecita e curvarle a fini leciti. Le aggregazioni ‘ndranghetiste nascono e si pongono in una logica di soccorso e in surroga alle istituzioni nel senso che ausiliano l’impresa in difficoltà attraverso la leva del finanziamento e la gestione, attuata con il ricorso al lavoro nero in evasione contributiva, allo smaltimento illecito dei rifiuti. La corruzione del tessuto imprenditoriale non è solo endogena, ma incide anche sull’acquisizione delle provvidenze statali di supporto e finanziamento della crisi. E il cerchio – conclude Introcaso – si chiude, così da corrompere la struttura dell’impresa, la funzionalità di essa, e l’acquisizione delle provvidenze a essa destinate».

La «corruzione del procedimento elettorale: i clan eleggono propri intranei»

L’ulteriore immediata conseguenza, per Introcaso, «è la corruzione del procedimento elettorale, di formazione del consenso, di raccolta di esso. Anche in tale attività si manifesta la capacità dinamica delle associazioni di ‘ndrangheta che si inseriscono in un contesto di riorganizzazione dello Stato mediante creazione di organismi politici e amministrativi intermedi, tali da delineare una potestà diffusa nel territori (si pensi alla centralità dei sindaci, eletti direttamente), titolari, per natura e funzione, di discrezionalità immediata sull’andamento generale dell’amministrazione. Il consenso non è ormai cercato ma esercitato direttamente dalle organizzazioni criminali che esprimono la tendenza, consolidata in molte aree, a eleggere propri intranei. Da qui lo scioglimento degli enti locali, le dichiarazioni di incandidabilità gravanti su tutti i tribunali del Distretto».

«Le criticità nei processi sono dovute a gravi scoperture d’organico»

«Nel settore penale le criticità sono addebitabili, in prevalenza, alle croniche e
gravi scoperture di organico. Attualmente la Corte d’appello di Catanzaro – ha dichiarato Introcaso – soffre di una scopertura del 25% dei consiglieri, accentuata da un’applicazione extradistrettuale prorogata e da un indice di alternanza del giudici del 42%. Negli ultimi anni, inoltre – ha aggiunto – è aumentato in maniera esponenziale ed è sempre crescente il numero di maxiprocessi di criminalità organizzata, di trattazione urgente e prioritaria, con impegno di tutti i consiglieri in numerose udienze di lunga durata, spesso anche per la necessità di riaprire le attività istruttorie, con conseguente ripercussione di tale maggiore carico di lavoro sulla fissazione e definizione dei processi ordinari».

La fine delle illazioni sui risarcimenti per ingiusta detenzione

«In questo contesto – ha detto Introcaso – si inserisce l’attività della magistratura, oggetto di evidenza mediatica quotidiana in singolare schema di adesione assoluta o di contestazione radicale, egualmente criticabili perché entrambe orientate alla soggettivizzazione delle inchieste e alla ricostruzione dei fatti e delle responsabilità secondo semplificazioni alimentate dal luogo comune, alla ricerca dei fatti e delle responsabilità continue e sostanzialmente elusive dei problemi reali; vengono in mente i risarcimenti da ingiusta detenzione, disposti dalla Corte, inseriti in un cono di luce spazio-temporale assolutamente incongruo e legato alla camera dell’eco». Un dato su tutti emerge che pone fine a ogni polemica o alle illazioni che in anni passati volevano indicare nelle operazioni della Dda guidata da Nicola Gratteri il grosso delle ingiuste detenzioni: «Nell’anno 2020 sono stati liquidati 2.066.343,82 per ingiuste detenzioni risalenti ad un arco temporale collocabile tra l’anno 2000 e l’anno 2015 relativi a tutti i Tribunali del Distretto, salvo due rientranti nell’anno 2016 e 2017 (gip Castrovillari) e altro nel 2017 (gip Catanzaro)». Il procuratore Gratteri si è insediato nel 2016 e questi dati mettono fine a discussioni e polemiche risalenti ad anni addietro. (ale. tru.)

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