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L’estorsione “sbagliata” alla ditta legata alla ‘ndrangheta. «Nel cuore te la infilo la mazzetta»

Il cartello sui lavori ferroviari e i legami dei fratelli Aloisio con il clan Nicoscia. Lo «spessore criminale» nelle intercettazioni: «Noi i “fiori” li portiamo per dote, dalla nascita»

Pubblicato il: 12/02/2022 – 8:09
L’estorsione “sbagliata” alla ditta legata alla ‘ndrangheta. «Nel cuore te la infilo la mazzetta»

CROTONE L’obiettivo del tentativo di estorsione era decisamente sbagliato. Non che esistano obiettivi giusti, ma chiedere una mazzetta a una delle aziende del gruppo Aloisio può diventare una faccenda pericolosa. Perché dietro alla galassia di aziende si celano rapporti con le cosche del Crotonese. I pm della Dda di Milano non contestano l’associazione mafiosa nell’inchiesta sul cartello che avrebbe agito per assicurarsi gli appalti di Rfi. Ma segnalano, nei capi d’imputazione per associazione a delinquere, i legami tra alcuni degli imprenditori arrestati e la ‘ndrangheta: in particolare con la cosca Nicoscia. L’accusa parla di «solidi e attuali collegamenti» e «indissolubili vincoli di parentela».

«Volevano la mazzetta?». «Nel cuore te la infilo»

Il gip della distrettuale di Milano sottolinea lo «spessore criminale» di Antonio e Alfonso Aloisio a partire da una vicenda inserita nella richiesta di misure cautelari. Si tratta di un tentativo di estorsione in danno di uno zio dei due fratelli. Un fatto non contestato («e per il quale non vi è alcuna richiesta cautelare») e tuttavia considerato significativo. È Alfonso a mostrarsi stupito per il fatto che un uomo, non indagato nel procedimento, «abbia osato “pretendere una mazzetta” da loro». «Male hai fatto che non l’hai picchiato», dice Alfonso. «Ah, gliel’ho fatto capire bene bene che deve stare alla larga», è la risposta del fratello.
Alfonso Aloisio chiede: «Volevano la mazzetta?».
Antonio risponde alla domanda con un racconto dettagliato di ciò che sarebbe accaduto dopo il tentativo di estorsione: «Ho chiamato subito questo schifoso e gli ho detto: vieni subito qua eh ma… vieni subito qua… se no ti tengo responsabile a te per primo… è venuto lì…no, ma vedi che ha capito male… che cazzo ha capito male… gli ho detto: portami da questo schifoso… no ma quello… chiamiamo un mio amico… non devi chiamare nessuno… portami da questo schifoso altrimenti ti rompo
le corna a te per primo… sono andato da questo schifoso e gli ho detto: cosa vuoi tu». Il resto della ricostruzione è ancora più esplicito: «Te la do io la mazzetta…nel cuore te la infilo la mazzetta… a me ti permetti a venire a chiedere (…) ha negato tutto… gli ho detto: ti dico una cosa… guarda che se ti vedo solo passare da Varese ti scanno come un agnello… solo che ti vedo passare da dove lavoro io… cerca di cambiare strada… adesso sono diversi mesi che non lo vedo più». Metodi spicci e convincenti. Che, nelle parole dei fratelli Aloisio, portano addirittura a un capovolgimento dei ruoli. Dopo aver sistemato il presunto estortore, Alfonso pensa addirittura di chiedergli dei soldi: «Gli dico: adesso vai a prelevare… mi porti 2000 euro al mese… a me… che abbiamo i nostri carcerati da mantenere».

«I fiori li portiamo per dote dalla nascita»

L’avvicinamento di un altro imprenditore, si sarebbe concluso con un altro riferimento che connoterebbe lo spessore criminale degli Aloisio. «È venuto anche da me l’altra volta… ha detto se volevamo i fiori (…). Gli ho detto: guarda che i fiori noi li portiamo per dote, dalla nascita. Si è tappato la bocca con me». Per il gip, «il riferimento ai “fiori portati in dote dalla nascita” pare un esplicito riferimento all’appartenenza degli Aloisio alla ndrangheta». Tuttavia, il giudice «rileva, però, che agli indagati non è contestato dal pm il delitto» di associazione mafiosa, dunque queste considerazioni «possono rilevare in questa sede solo per dimostrare lo spessore criminale degli indagati ai fini della valutazione delle esigenze cautelari e della scelta della misura coercitiva più adeguata».

Il contributo al mantenimento finanziario dei detenuti

Ci sarebbe un altro indice della vicinanza tra gli imprenditori e i clan: il gruppo, infatti, assicurerebbe «il costante e continuo approvvigionamento dei mezzi di sussistenza soprattutto» i caso di arresto dei capi. Secondo la Dda, infatti, alcuni «componenti» dell’associazione per delinquere, che avrebbe messo le mani sui lavori di «armamento e manutenzione della rete ferroviaria italiana», hanno «agevolato la ‘ndrina, facente capo alla “locale” di Isola Capo Rizzuto, contribuendo al mantenimento finanziario dei detenuti e dei loro familiari» e «procurando falsi contratti di assunzione per far ottenere benefici premiali a soggetti colpiti da provvedimenti giudiziari». (ppp)

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