I finanzieri infedeli a “caccia” nelle banche dati. “Spiati” colleghi, imprenditori e perfino l’ex sindaco di Roma
Dalla chiusura indagini “Thomas” emerge come alcuni militari si adoperassero per dare informazioni ai clan. Sono 15 gli indagati, tra fiamme gialle, sodali e imprenditori legati al locale di Cutro

CATANZARO Le banche dati delle forze di polizia messe a disposizione delle cosche per consegnare informazioni alle famiglie di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzuto, Belvedere Spinello e Cutro; capocosca informati in anticipo sulle operazioni di polizia; la ricerca spasmodica di notizie su verifiche fiscali o attività di indagine da riferire ai diretti interessati; le banche dati usate per “spiare” i colleghi, gli imprenditori del Crotonese e ci è scappata anche una verifica sull’ex sindaco di Roma Virginia Raggi. Il dato nuovo che emerge dalla chiusura indagini “Thomas” – notificata dai sostituti procuratori della Dda di Catanzaro Paolo Sirleo e Domenico Guarascio a 15 indagati – è la rete di finanzieri sulla quale i clan potevano contare per ricevere informazioni riservate. Una rete che le stesse Fiamme gialle di Crotone hanno svelato nel corso delle indagini preliminari e che ha portato a iscrivere nel registro degli indagati quattro appartenenti alla Gdf accusati, a vario titolo di concorso esterno in associazione mafiosa, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio, istigazione alla corruzione, omessa denuncia di reato da parte di un pubblico ufficiale, accesso abusivo a un sistema informatico. Reati aggravati dal metodo mafioso.
Divise sotto inchiesta
In particolare è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa e rivelazione di segreti d’ufficio, Donato D’Amelio, 69 anni, ex appartenente alla Guardia di Finanza di Crotone, che fin dal 2009 avrebbe assistito a agevolato le cosche comunicando ai sodali notizie coperte dal segreto d’ufficio che apprendeva «strumentalizzando i contatti e le relazioni con militari in servizio presso la Gdf di Crotone», ottenendo in cambio «favori personali e regalie varie». Gli investigatori hanno appurato che D’Amelio a luglio 2010 «informava il capocosca Giuseppe Vrenna dell’imminente esecuzione di una misura custodiale ai danni dell’imprenditore Francesco Anselmo Cavarretta, soggetto indiziato di appartenere alla cosca di ‘ndrangheta degli Arena; in data antecedente e prossima al 26.09.2009, informava Giuseppe Nicoscia, esponente della omonima famiglia di ‘ndrangheta di Isola Capo Rizzato, della presenza di una microspia posizionata all’interno della autovettura del fratello Antonio Nicoscia». Non solo. Nell’ottobre 2017 si attivava, tramite i colleghi Giuseppe Condemi e Roberto Triolo, per «ottenere informazioni circa un controllo subito da tale Antonio Franco, soggetto di interesse investigativo giacché collegato alle famiglia di ‘ndrangheta Arena e Grande Aracri» per informare degli esiti del controllo il diretto interessato. A marzo 2018, sempre con l’aiuto di Condemi e Triolo, D’Amelio avrebbe ottenuto informazioni sull’imprenditore Giuseppe Greco congiunto di Carmine Cutruzzolaro, soggetto quest’ultimo indiziato di appartenere alla cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri. D’Amelio avrebbe anche cercato notizie su eventuali azioni investigative, verifiche fiscali sul conto di Francesco Iona e Francesco Domenico Ciampà «legati alle cosche di ‘ndrangheta operanti sul territorio di Cutro e Belvedere Spinello» e su altri soggetti tra cui il carrozziere Antonio Borrelli.
Le “spiate” di Triolo, Condemi e Ferrara
Dal canto loro Roberto Triolo, Giuseppe Condemi e il luogotenete ora in quiescenza Domenico Ferrara, abusando delle loro qualità e dei loro poteri, avrebbero effettuato, secondo l’accusa, numerose interrogazioni alle banche dati in uso al Corpo nei confronti di diversi soggetti, non solo quelli già menzionati ma anche militari della Guardia di finanza (tra i quali l’ex comandante provinciale Emilio Fiora e l’ex comandante del Nucleo Pef Fabio Bianco), i parenti dei finanzieri, i parenti di Donato D’Amelio, l’ex generale della Guardia di Finanza ed ex direttore del Sismi Nicolò Pollari. Vittime dell’attività di “ricerca” sarebbero stati anche l’ex sindaco di Roma Virginia Raggi, e gli orafi MIchele Affidato e Gerardo Sacco. Condemi ha fatto ricerche anche su se stesso e sui propri familiari.
Istigazione alla corruzione
A marzo 2018 Carmine Cutruzzolaro, Ilario Fazzolari e Giuseppe Greco avrebbero offerto 5000 euro al luogotenente Giuseppe Condemi, o ai finanzieri che avevano in gestione la pratica, affinché intervenissero su un’attività di polizia economico-finanziaria riguardante l’imprenditore agricolo Giuseppe Greco per proteggerlo da eventuali contestazioni.
In particolare il 2 marzo 2018 Fazzolari avrebbe invitato Condemi nella sua barberia per consegnargli un pizzino nel quale era scritto il nome del del maresciallo della Finanza verificatore. Poi avrebbe comunicato a Condemi l’interesse di Cutruzzolaro e Greco «affinché il controllo di polizia finanziaria si interrompesse» riferendogli la frase «anche se dobbiamo dargli cinquemila euro…».
Dal canto loro i luogotenenti Giuseppe Condemi e Roberto Triolo, che erano a conoscenza della richiesta corruttiva, avrebbero omesso di denunciare la cosa e fare rapporto come sarebbe stato in loro dovere fare.
L’omicidio di Antonio Macrì contestato al collaboratore Liperoti
Nuovo elemento che emerge da questa chiusura indagini è la contestazione di omicidio al collaboratore di giustizia Giuseppe Liperoti. In particolare Liperoti – in concorso con Nicolino Grande Aracri, Ernesto Grande Aracri, Martino Vito (già giudicati separatamente e per i quali è stato comminato l’ergastolo a Nicolino Grande Aracri e Vito mentre è stato assolto Ernesto Grande Aracri) – avrebbe atteso l’uscita della vittima da casa di Nicolino Grande Aracri e avrebbe aiutato i killer a a caricare il cadavere senza vita del Macrì ed il suo motorino su di un carrello per poter occultare il cadavere.
La società lametina a disposizione dei Grande Aracri per costruire case in Algeria
È accusato di concorso esterno con il locale di ‘ndrangheta di Cutro anche l’imprenditore lametino Giovanni Gentile, titolare della Edilsystem, con sede a Lamezia Terme, messa a disposizione della consorteria cutrese «al fine di consentire ai sodali Salvatore Scaprino, Alfonso Diletto, Antonio Giuseppe Mancuso, diretti dal capocosca Nicolino Grande Aracri, di poter investire denaro del sodalizio e/o procedere ad investimenti all’estero ed in specie accaparrarsi appalti» tramite la società di Gentile attraverso la quale avrebbero predisposto anche fidejussioni bancarie false per la costruzione di unità immobiliari in Algeria.
Il concorso esterno è contestato anche all’imprenditore Antonio Giuseppe Mancuso che avrebbe messo a disposizione del locale di Cutro «la propria esperienza nell’alterare cosiddette veline e documenti bancari al fine di formare fidejussioni false serventi l’accaparramento di appalti e/o comunque locupletare sulle transazioni bancarie maturate dall’utilizzo fraudolento della documentazione alterata come nel caso dell’ausilio prestato ai componenti della cosca nella predisposizione di fideiussioni, anche false, a favore della ditta denominata “Edilsystem” con sede a Lamezia Terme».
La falsificazione dei certificati per aggiudicarsi gli appalti
Sono accusati di truffa aggravata Antonio Mercurio e Rosario Le Rose, in concorso con soggetti al momento sconosciuti, per avere «falsificato documentazione funzionale al rilascio di attestazioni comprovanti requisiti tecnici indispensabili alla partecipazione a gare pubbliche da parte della impresa “Metal Costruzioni di Rosario Le Rose”, inducendo in errore il Comune di Cutro di Crotone (stazione appaltante) circa l’effettivo possedimento da parte della impresa dei requisiti tecnici necessari per l’ottenimento di commesse e/o appalti ed ottenendo, per tale via, l’indebita aggiudicazione di appalti banditi dal comune di Cutro – per un importo non inferiore a 431,276,94 euro».
Altra truffa aggravata avrebbero perpetrato tra il 2011 e il 2014 gli imprenditori Pietro Le Rose e Rosario Le Rosetitolari rispettivamente delle ditte Idroimpianti Lerose srl e della ditta individuale “Le Rose Rosario”. Secondo l’accusa avrebbero ceduto fittiziamente il ramo di azienda della ditta individuale “Le Rose Rosario”, in favore della “Idroimpianti Lerose srl”, ramo d’azienda comprensivo di certificazioni Soa (Società organismo di attestazione) falsamente ottenute «inducendo così in errore il Comune di Cutro di Crotone (stazione appaltante) circa l’effettivo possedimento da parte della Idroimpianti srl dei requisiti tecnici necessari per l’ottenimento e/o il mantenimento di commesse e appalti in forza della fittizia cessione di ramo d’azienda ed ottenendo, per tale via, l’indebita aggiudicazione di appalti e/o affidamenti di lavori concessi e/o banditi, per un importo complessivo di 482.218 euro».
L’associazione mafiosa e la tentata estorsione
L’associazione mafiosa viene contestata a Giuseppe Liperoti, quale membro del locale di Cutro capeggiato da Nicolino Grande Aracri e a Ivano Lanzo appartenente all’ala catanzarese della stessa cosca con il compito di eseguire azioni intimidatorie con finalità estorsive ai danni delle imprese e di reclutare azionisti per le intimidazioni. A Catanzaro Ivano Lanzo e Giuseppe Celi avrebbero tentato un’estorsione ai danni della società Ciop nautica appiccando il fuoco ad alcune imbarcazioni «onde rendere percepibile la capacità di assicurare o insidiare la tranquillità e la tutela dei beni dell’attività economica». Gesto prodromico alla richiesta di denaro che non è andato in porto.
Per concludere, gli indagati sono: Donato D’Amelio, 69 anni, di Grumento Nova; Giuseppe Condemi, 61 anni, di Crotone; Roberto Triolo, 58 anni, di Barcellona Pozzo di Gotto; Domenico Ferrara, 61 anni, di San Severo; Rosario Le Rose,65 anni, di Cutro; Pietro Le Rose, 35 anni, di Cutro; Carmine Cotruzzolaro, 48 anni, di Cutro; Giuseppe Greco, 47 anni, di Cutro; Ilario Fazzolari, 64 anni, di Cutro; Giuseppe Liperoti, 42 anni, di Cutro; e Giuseppe Antonio Mancuso, 58 anni; Antonio Mercurio, 56 anni, di Catanzaro; Giuseppe Celi, 45 anni, di Catanzaro; Ivano lanzo, 45 anni, di Catanzaro; Giovanni Gentile, 57 anni, di Lamezia Terme. (a.truzzolillo@corrierecal.it)