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Il vescovo: «L’omicidio precipita Lamezia in anni bui. La città non può girarsi dall’altra parte»

Monsignor Schillaci ospite di “20.20”. «Si avvii una riflessione profonda. Vanno individuati percorsi di cambiamento, che ci sono»

Pubblicato il: 09/03/2022 – 19:03
Il vescovo: «L’omicidio precipita Lamezia in anni bui. La città non può girarsi dall’altra parte»

LAMEZIA TERME Nuovo appuntamento di “20.20”, il settimanale di approfondimento in onda questa sera alle 21 sul canale 16 de L’Altro Corriere tv.
Ospite di Danilo Monteleone e Ugo Floro, Monsignor Giuseppe Schillaci, vescovo della Diocesi di Lamezia Terme. «Nessuno si aspettava un episodio di tale violenza, che ha precipitato la città in quegli anni bui di un passato che si pensava fosse ormai alle spalle». Così il vescovo Schillaci sul fatto delittuoso avvenuto giorni fa a Lamezia costato la vita a una persona e il ferimento di altre due.
«La città – ha aggiunto l’uomo di Chiesa – non può girarsi dall’altra parte, ma deve partire da questo ultimo triste accadimento per avviare una riflessione profonda, evitando di sprofondare in un atteggiamento di indifferenza che le nuocerebbe. Ognuno di noi deve sentirsi interpellato su cosa fare per evitare che si ricada in una spirale di violenza. Per far questo c’è bisogno, come dice Papa Francesco, di occhi che ascoltino e di individuare percorsi di cambiamento, che ci sono, che possono essere seguiti dalla collettività».
Monsignor Schillaci in tal senso, da uomo del Sud, invita a tenere presente la testimonianza del giudice ragazzino, il giudice Rosario Livatino «il quale affermava che non basta che una comunità sia credente, ma anche credibile. E alla comunità lametina l’ho ricordato, bisogna saper rispondere partendo proprio da noi stessi, essendo in grado e capaci di dire “sono un credente credibile”».
Profonda poi la riflessione del Vescovo lametino sulla guerra in Ucraina «che ci tocca nel profondo, scuotendo le coscienze. Noi in larga parte non abbiamo vissuto la guerra, ce l’hanno raccontata i nostri padri e i nostri nonni. Pensavamo di aver chiuso la partita, non ci aspettavamo che la “guerra” ci riguardasse così da vicino, invece stiamo vivendo una fase drammatica».
Che però è anche un momento di grande e dilagante solidarietà. «Abbiamo incontrato due mamme e tre bambine, nei loro occhi abbiamo letto il disastro, la rottura di determinati legami e rapporti. Due mamme provenienti da Leopoli che si sono ritrovate qui e alle quali noi abbiamo aperto le porte, così come le apriremo ad altri che arriveranno». (redazione@corrierecal.it)

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