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Il report

Calabria a rischio “desertificazione”. Oltre 33mila cittadini in meno in un anno

Nel Crotonese la riduzione maggiore (-2,7%). Due i capoluoghi che perdono più abitanti: Reggio (-1.859) e Cosenza (-1.553)

Pubblicato il: 12/03/2022 – 7:00
Calabria a rischio “desertificazione”. Oltre 33mila cittadini in meno in un anno

CATANZARO Ancora in calo la popolazione residente in Calabria. Al 31 dicembre 2020 erano 1.860.601 residenti con una diminuzione di 33.509 unità. È uno degli aspetti rilevati dalla terza edizione del Censimento permanente prodotto dall’Istat.
Il 64,5% dei residenti nella regione vive nelle province di Cosenza e Reggio di Calabria, che coprono il 65,1% del territorio, ma con differenti valori di densità di popolazione. In particolare, nella provincia reggina risiedono 163,2 abitanti ogni chilometro quadrato contro i 122,2 in media nella regione. All’opposto, Crotone e Cosenza, che coprono il 55,5% della superficie regionale, presentano i più bassi livelli di densità, con valori pari, rispettivamente, a 94,5 e 100,8 abitanti per chilometro quadrato.

La situazione nelle Province

Tra il 2019 e il 2020 la popolazione è diminuita in tutte le province, soprattutto a Crotone (-4.522, -2,7%), Cosenza che registra anche il maggiore decremento in termini assoluti (-2,1%, -14.384 unità), e Vibo Valentia (-2.522, -1,6%). Tra il 2019 e il 2020 solo 48 dei 404 comuni calabresi non hanno subito perdite di popolazione e tra questi si conta solamente un capoluogo di provincia, Vibo Valentia, che fa registrare anche il secondo maggior incremento comunale in regione, con 302 unità. Sono invece 356 i comuni dove la popolazione diminuisce: in valore assoluto le perdite più consistenti si registrano a Reggio (-1.859) e Cosenza (-1.553); in termini relativi nei comuni di Briatico (in provincia di Vibo Valentia) (-6,8%) e Aiello Calabro (in provincia di Cosenza) (-5,8%).
Dai dati del censimento Istat si rileva, inoltre, che «il decremento della popolazione straniera ha amplificato il declino ascrivibile principalmente al deficit di ‘sostituzione naturale’ tra nati e morti (saldo naturale). Tale decrescita è stata ulteriormente rafforzata dalla pandemia da Covid-19».

Eccesso di mortalità e decrescita delle natalità

L’eccesso di decessi ha comportato in Calabria, in ogni caso, l’incremento del tasso di mortalità dal 10,6 del 2019 all’11,2 per mille del 2020, con il picco dell’11,5 per mille di Cosenza.
Tra il 2019 e il 2020 il tasso di natalità è sceso dal 7,6 al 7,4 per mille, con una più ampia diminuzione nella provincia di Reggio (da 8,1 a 7,8 per mille). Si conferma la prevalenza della componente femminile: le donne, infatti, rappresentano il 51,2% del totale e superano gli uomini di 44.631 mila unità.

Stabile l’età media: 44,7 anni

L’età media resta stabile rispetto al 2019, è di 44,7 anni contro i 45,4 della media nazionale. Aumenta l’indice di vecchiaia che passa da 169,5 del 2019 a 173,3 del 2020.
A livello provinciale, Crotone e Reggio presentano la struttura demografica più giovane, con un’età media rispettivamente di 43,2 e 44,2 anni e un indice di vecchiaia inferiore alla media regionale (147,3 a Crotone e 163,8 a Reggio). A livello comunale, Platì, in provincia di Reggio, ha l’età media più bassa (36,2 anni) mentre Carpanzano, in provincia di Cosenza, quella più elevata (58,8 anni). Camini è invece il comune con il maggior incremento di popolazione (+7,2%) e Falconara Albanese è quello con l’aumento più alto di residenti italiani (+5,6%) rispetto al 2019. In termini di popolazione residente il comune più piccolo è Staiti, con 201 abitanti mentre Reggio continua a essere il più grande (173.026 abitanti).

In calo la popolazione straniera

La popolazione straniera in Calabria conta 92.996 residenti, con una diminuzione di circa 10 mila unità (-10,1%) rispetto al 2019 in tutte le province. Il decremento della popolazione straniera ha peggiorato la diminuzione di quella complessiva. Cosenza e Reggio, sono le province con il maggior numero di stranieri, registrano decrementi percentuali pari a -11,9% e -7,0% mentre quella di Crotone subisce la maggiore perdita rispetto al 2019, -16,0%. In Calabria la popolazione straniera è mediamente più giovane rispetto alla componente di nazionalità italiana. L’età media è di 34,4 anni.
In Calabria prevalgono le famiglie unipersonali (33,8% del totale contro 35,1% della media nazionale), seguono quelle con due componenti (25,4%). Le famiglie più numerose, con almeno tre componenti, rappresentano oltre il 40% del totale.

In crescita le persone con un titolo di studi

Sale il livello medio d’istruzione della popolazione. Rispetto al 2019 coloro che sono privi di un titolo di studio passano dal 5,2% al 4,9%, le licenze elementari dal 16,9% al 16,3%, quelle di scuola media dal 28,2% al 28,0%. Allo stesso tempo le percentuali dei diplomati e delle persone con istruzione terziaria sono aumentate rispettivamente di 0,4 e 0,8 punti percentuali, attestandosi al 34,9% e al 14,2% rispettivamente.
L’incremento dell’incidenza nei titoli universitari è da attribuire quasi interamente a quelli di II livello (crescono di quasi 11 mila unità, con un tasso di variazione del +6,3% rispetto all’anno precedente). A Crotone spetta la quota più consistente di persone senza alcun titolo di studio (7,3%), seguita da Cosenza (6,9%). Reggio insieme a Catanzaro e Vibo Valentia spiccano per la percentuale più bassa di persone con la licenza di scuola elementare (16,0% e 16,2%), Crotone e Vibo Valentia per le percentuali più elevate di persone in possesso della licenza media (30,8% e 30,6% rispettivamente). La quota di residenti con il diploma di scuola secondaria di secondo grado è più contenuta nella provincia di Crotone (32,1%), sale al 34,1% a Vibo Valentia e raggiunge il 35,0% a Catanzaro e Reggio fino a interessare il 35,5% della popolazione di Cosenza.
Nei territori che ospitano una sede universitaria, l’incidenza di titoli elevati è più rilevante nonostante una bassa percentuale di dottori di ricerca (0,2%) inferiore alla media nazionale (0,4%): i laureati sono il 14,7% a Catanzaro, il 14,5% a Cosenza e il 14,1% a Reggio, e tre su quattro sono costituiti da titoli di II livello.

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