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Rinascita Scott, i nuovi atti della Dda contro Pittelli

La vicenda di “Studio Aperto Mag” e le affermazioni dell’avvocato: «Tutte putta…, alla base c’è una storia diversa, di odi personali… con Gratteri»

Pubblicato il: 22/03/2022 – 19:46
di Alessia Truzzolillo
Rinascita Scott, i nuovi atti della Dda contro Pittelli

CATANZARO La Dda di Catanzaro ha depositato nuovi atti, stamani, nel corso dell’udienza davanti al Tribunale del Riesame al quale la Procura si è appellata richiedendo la misura cautelare in carcere nei confronti dell’avvocato Giancarlo Pittelli, imputato nel processo Rinascita Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Secondo la Distrettuale antimafia vi sono nuovi elementi, che si aggiungono a quelli già presentati nella richiesta di carcerazione, che motiverebbero la misura cautelare più afflittiva per l’ex parlamentare di Forza Italia. Oltre alla vicenda del dialogo che Pittelli ha avuto con due giornalisti di Mediaset. l’11 febbraio scorso, in regime di domiciliari, la Dda ha depositato anche le interpellanze parlamentari dei deputati Magi, Giachetti e Bruno Bossio e dei radicali Bonino e Richetti, oltre ad alcuni articoli apparsi sul quotidiano “Il Riformista” e un’intervista al parlamentare Vittorio Sgarbi su “Il Fatto Quotidiano” nella quale Sgarbi prima dice di avere ricevuto una lettera di Pittelli dai domiciliari, poi fa un passo indietro e afferma «mi sento intimidito e non le posso dire se ho ricevuto la lettera».

L’intervista a Studio Aperto Mag

Lo scorso 22 febbraio è andata in onda una puntata di “Studio Aperto Mag” dedicata alla ‘ndrangheta. Nelle riprese si vede l’avvocato che, ristretto ai domiciliari, parla con due persone sull’uscio di casa. Tra gli argomenti trattati, il rapporto dell’avvocato con la famiglia del boss Luigi Mancuso, l’aiuto che avrebbe dato alla figlia del capocosca che non riusciva a superare un esame a medicina. Gli chiedono se faceva da tramite tra Mancuso e la politica. «Ma la cosa bella – risponde Pittelli – è che io avrei detto a Mancuso un qualcosa che si sarebbe verificato due mesi dopo». 
Dagli atti depositati si evince che il dialogo è avvenuto la mattina dell’11 febbraio scorso. Quello stesso giorno Pittelli manda una mail al proprio avvocato, Salvatore Staiano, per informarlo che quel giorno, alle 11:50 circa del mattino «hanno bussato alla porta di casa, mia moglie convinta che fossero dei carabinieri è venuta a chiamarmi, si sono poi con me qualificati come giornalisti Mediaset. Rispondevo di non poter interloquire con alcuni e li invitavo ad allontanarsi. I due insistevano nel chiedermi come mai io avessi appoggiato una mano sulla spalla di Mancuso Luigi e se avessi raccomandato la figlia di costui all’università. Rispondevo – scrive Pittelli – garbatamente che si trattava di fatti insignificanti e su mia insistenza i due si allontanavano».
Lo stesso giorno, i legali Staiano e Guido Contestabile si sono affrettati ad avvisare la Procura di Catanzaro e il Tribunale di Vibo Valentia su quanto avvenuto, sottolineando l’errore della moglie di Pittelli e il fatto che lo stesso «quantunque provato da grave afflizione psichica, di certo non avrebbe scambiato alcuna comunicazione, se anche egli non si fosse inizialmente ingannato sulla professione dei due».

La versione dei giornalisti

La Procura, dopo la messa in onda del servizio, ha deciso di approfondire la vicenda e ha interrogato il giornalista Alessio Fusco che era presente nel corso dell’intervista a Pittelli. Fusco afferma di essersi recato a casa dell’avvocato con microfono e telecamera con la scritta Mediaset, di non essersi qualificato subito al citofono come giornalista. «Mi hanno aperto – ha aggiunto – ed ho raggiunto sull’uscio dell’abitazione, presentandomi con telecamera e con microfono, con su scritto Mediaset: è stato lo stesso Pittelli ad accogliermi ed a farmi entrare in casa. Pittelli non aveva compreso immediatamente chi fossi, ma non appena ho precisato di essere un giornalista della Mediaseta, ha espresso fiducia nei miei confronti e nei confronti della Mediaset e mi ha invitato a entrare in casa, offrendo un caffè a me e alla persona che mi accompagnava, l’operatore Pino Messina». In realtà Pittelli dice, come si legge nella trascrizione dell’audio delle riprese: «Mi spiace non potervi offrire un caffè».
I due rifiutano il caffè, poi Pittelli dice loro che «avrebbe tanto voluto raccontarci tutta la sua verità sulla sua vicenda processuale, della quale riteneva responsabile il procuratore Gratteri». Tuttavia, vista la condizione di arresti domiciliari, l’avvocato ha invitato i due a «proseguire la conversazione sull’uscio di casa, onde evitare problemi». Il giornalista sostiene di avere proseguito sull’uscio di casa la conversazione per 10/15 minuti, alla presenza delle telecamere e del microfono (le riprese sono state fatte dal basso), fino a quando è intervenuta la moglie che ha invitato il marito a chiudere il discorso visto che era ai domiciliari. 

«Odi personali… con Gratteri»

Appena i due giornalisti si qualificano Pittelli, che li ha fatti entrare in casa, li placca subito: «Non posso ragazzi».
«Lei ha avuto problemi con quella lettera per quella lettera che ha mandato», dice Fusco.
«Si immagini per questo», risponde Pittelli.
L’avvocato si rammarica di non poter offrire un caffè «accogliervi come avrei voluto, con le feste che meritereste».
«Rischierebbe di nuovo di tornare in carcere?», chiede il giornalista.
«Mi arrestano di nuovo – dice Pittelli – questo è talmente merda che mi arresterebbe di nuovo»
«Quando saprete la verità totale – aggiunge Pittelli – ve la dirà tanto… ve la dirà Sansonetti quindi… Tg4».
Il giornalista Fusco chiede a Pittelli come sta
«Un po’ stordito», risponde l’interlocutore.
«Forse brutta pubblicità sa che cosa hanno fatto? … detto tra noi questo», chiede il giornalista.
«Si metta da qua a parlare, scusi», chiede Pittelli che invita a gli interlocutori fuori dalla porta di casa.
È qui che prosegue la conversazione della quale una parte è stata mandata in onda. Fusco chiede quale sia l’intercettazione che preoccupa di più all’imputato.
«Nessuna», risponde Pittelli che poi aggiunge: «Nessuna … tutte puttanate, tutte cazzate … alla base c’è una storia … diversa … di odi personali di cui non vi posso parlare ma ne sentirete parlare …».
«Di odi perso… ma perché lei… con Mancuso o …», chiede Fusco.
«Con Gratteri», risponde Pittelli.
La conversazione viene interrotta dalla voce di una donna che chiede: «Giancarlo scusa che stai facendo?
«Niente, sto… sto parlando con questi signori …», risponde l’avvocato.
«Eh ma tu non puoi parlare», lo ammonisce la donna.
«Eh lo so infatti…»
«E allora vattene dentro per favore», dice la donna.
I tre si congedano. Sono passati sette minuti e 56 secondi.

Nuovi atti, dall’intervista a Studio Aperto alla lettera a Sgarbi, alle interrogazioni parlamentari 

Il 22 marzo scorso, nel corso dell’udienza davanti al Riesame, la Distrettuale ha depositato nuovi atti.
Secondo l’accusa vi sono nuovi elementi – che si aggiungono a quelli già presentati nella richiesta di carcerazione – i quali motiverebbero la misura cautelare più afflittiva per l’ex parlamentare di Forza Italia. Oltre alla vicenda del dialogo che Pittelli ha avuto con due giornalisti di Mediaset, l’11 febbraio scorso, in regime di domiciliari, la Dda ha depositato anche le interpellanze parlamentari dei deputati Magi, Giachetti e Bruno Bossio (il cui consorte, Nicola Adamo, è imputato nel troncone di Rinascita che si sta svolgendo davanti al Tribunale di Cosenza) e dei radicali Bonino e Richetti.
Nella lettera che Pittelli, lo scorso otto ottobre aveva inviato al ministro per il Sud Mara Carfagna l’imputato parla del fatto che si stesse preparando un’interrogazione parlamentare della quale Vittorio Sgarbi sarebbe stato il primo firmatario. Agli atti la Dda ha depositato anche un’intervista di Sgarbi al Fatto Quotiano nella quale questi prima dice di avere ricevuto una lettera di Pittelli dai domiciliari, poi fa un passo indietro e afferma «mi sento intimidito e non le posso dire se ho ricevuto la lettera». Il giornalista chiede se è vero, come scrive Pittelli a Carfagna, che sarebbe stata proposta un’interrogazione parlamentare. «Sì, è vero, lui me l’ha chiesto. Io volevo farla, poi il materiale non l’ho visto. In ogni modo l’avrei fatta, ne ho già fat­ta una». Alla domanda se Pittelli ha scritto anche a lui, Sgarbi replica: «Sì, direi che ha scritto anche a me, ma non vorrei che diventasse un’aggravante». Ad ogni modo, l’interrogazione parlamentare c’è stata e anche questa è stata messa agli atti del processo.
I parlamentari sopra citati scrivono, tra le altre cose, che «per 10 mesi, fino al 19 ottobre 2020, Pittelli è stato trattenuto in custodia cautelare presso la sezione alta sicurezza della casa circondariale di Nuoro sottoposto al regime previsto dall’articolo 41 bis». Informazione falsa poiché Pittelli non è mai stato sottoposto al carcere duro né a nessuna forma di isolamento. (a.truzzolillo@corrierecal.it)

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