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‘Ndrangheta, «il sindaco di Lonate Pozzolo non si impegnò con il boss»

Le motivazioni del giudice di Milano sull’assoluzione di Danilo Rivolta dall’accusa di voto di scambio nell’inchiesta Krimisa

Pubblicato il: 28/03/2022 – 21:14
‘Ndrangheta, «il sindaco di Lonate Pozzolo non si impegnò con il boss»

MILANO «Non si ravvisano (…) elementi da cui desumere il contenuto degli impegni assunti» dall’ex sindaco di Lonate Pozzolo (Varese) Danilo Rivolta «a favore dell’associazione mafiosa, nonché la loro efficacia causale e la concreta incidenza sulle capacità operative» dell’organizzazione locale. Lo scrive il gup di Milano Tiziana Gueli, nelle motivazioni con cui ha mandato assolto l’ex primo cittadino del paese nel varesotto, difeso dall’avvocato Jacopo Pensa, e i suoi quattro coimputati, tra cui l’ex coordinatore lombardo dei Cristiano Democratici Peppino Falvo, processati con rito abbreviato per un capitolo dell’indagine “Krimisa” che riguardava un’ipotesi di presunto voto di scambio.
Per il giudice, non solo appare «chiaro, nonché provato per documenti, che il reato ipotizzato è stato consumato, al più tardi, nel marzo 2014 e comunque in ogni caso in data antecedente il 18 aprile 2014» e quindi, all’entrata in vigore della modifica di legge relativa al voto di scambio, ma sottolinea un altro aspetto che ha portato a scagionare tutti gli imputati. Tra i quali, Cataldo Cassoppero, «l’unico ad avere a carico una sentenza di condanna per appartenenza ad associazione mafiosa, individuata nella locale» della stessa Lonate Pozzolo, non ha un giudizio definitivo, ma solo una conferma in fase di appello, e comunque la sua appartenenza alla consorteria mafiosa «attiene al periodo successivo ai fatti» contestati a Rivolta e presunti complici, «collocati nel febbraio-marzo 2014». Inoltre «nessun altro degli imputati risulta essere oggetto di accertamento giudiziario – sostiene il giudice – per appartenenza all’associazione mafiosa» e infine «non è emerso un collegamento con ulteriori esponenti, già dichiarati tali in sentenze definitive, della locale di ‘ndrangheta».
Secondo gli inquirenti Rivolta avrebbe vinto con il centrodestra le elezioni amministrative con 300 voti della ‘ndrangheta, in cambio di un assessorato a una persona “gradita” alla cosca. Una accusa ora ribaltata. Non è escluso un nuovo round processuale con il ricorso della Procura contro la sentenza di assoluzione.

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