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l’intervista

Gratteri: «Vi spiego perché le mafie mantengono un profilo basso»

Il procuratore di Catanzaro a Rai3: «Il governo allarga le maglie nel contrasto ai reati». La guerra e il traffico di armi. «Mafia albanese sempre più potente»

Pubblicato il: 16/04/2022 – 7:00
Gratteri: «Vi spiego perché le mafie mantengono un profilo basso»

CATANZARO Guerra e traffico di armi, riforme normative che, come conseguenza, tendono a rendere buone le mafie, la prateria Europa senza norme adeguate al contrasto alla criminalità, la potente mafia albanese, l’importazione di eroina dall’Afganistan e quella tolleranza dei reati negli altri continenti che si rivolta contro l’occidente. Un’analisi a tutto campo, partendo dalla situazione attuale della guerra in Ucraina, del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri nel corso della rubrica del Tg3 “Fuori Tg”. La guerra, come conseguenza, porta poi, al traffico di armi tra le mafie. Il fenomeno non è recente, anzi: dopo la guerra il prezzo delle armi, al mercato nero, scende ed è quello il momento in cui le organizzazioni criminali si riforniscono.
«È successo – ha spiegato Gratteri – che subito dopo la guerra nella ex Iugoslavia, le mafie, le organizzazioni criminali, andavano in Bosnia, in Montenegro, e un kalashnikov costava 750 euro. Subito dopo la guerra, ogni famiglia, di quei territori, aveva 4/5 kalashnikov, due bazooka, dieci chili di plastico C3 e C4. Piccole fabbriche di armi, esplosivo, nell’ex Iugoslavia erano situate nelle montagne, perché Tito aveva paura di concentrare grosse fabbriche in uno stesso luogo e le parcellizzava sul territorio. La ‘ndrangheta ha comprato tante volte armi provenienti dalla ex Iugoslavia, e molte volte ci sono stati scambi con la Sacra Corona Unita (la mafia pugliese, ndr) che, in cambio di armi, comprava cocaina dalla ‘ndrangheta. Niente di più facile che questo possa accadere subito dopo la fine di questa guerra perché è ovvio che, a prezzi stracciati, questa volta le mafie potrebbero andare a comprare armi molto più pericolose rispetto a un kalashnikov o rispetto a un bazooka. Non dimentichiamo che un mese fa qui in Calabria sono state trovate, sul versante ionico, armi anticarro, dieci volte più potenti di un kalashnikov». (redazione@corrierecal.it)

Armati per mostrarsi potenti

«Gli Stati si riarmano con uno scopo di deterrenza. Ma anche i clan fanno questo?», chiede la conduttrice Maria Rosaria De Medici. 
«Sì, certamente – ha affermato il procuratore – nella struttura della ‘ndrangheta c’è il Crimine che è una sorta di ministro della guerra. È colui il quale organizza e allena il proprio esercito, e ogni famiglia di ‘ndrangheta deve avere almeno 20 fucili, 50 pistole, almeno dieci chili di tritolo e 4/5 bazooka. Questo serve, ovviamente, non perché tali armi vengano usate. Infatti vengono custodite, nascoste. Però le altre organizzazioni sanno che si tratta di un locale di ‘ndrangheta bene armato».

Quelle riforme normative che tengono buone le mafie

Rischiamo di tornare a una stagione del cosiddetto terrorismo mafioso?
«Gli attentati – ha risposto Gratteri – non è che si fanno perché si hanno o non si hanno armi. Se volessero farli, se fosse conveniente farlo, oggi le armi le mafie già ce le hanno. Noi diciamo che, dopo la fine di questa guerra, le mafie potranno attrezzarsi, potranno entrare in possesso di armi molto più potenti rispetto alle armi da guerra che hanno avuto finora. Al momento non dovrebbe essere conveniente per le mafie fare attentati anche perché questo governo sta sostanzialmente facendo riforme normative che stanno un po’ allargando le maglie nel contrasto ai reati, in senso lato».
Il procuratore ha specificato di riferirsi a tutte le riforme che ci sono state nel 2021/2022. «L’idea – ha spiegato Gratteri – è che poi alla fine tutto si aggiusta e dunque io penso che le mafie oggi abbiano l’interesse a non rubare nemmeno una bicicletta proprio per dare l’idea di non esistere più. Così facendo, l’opinione pubblica è calma e tranquilla e il legislatore, il potere politico, non è costretto a fare un’inversione di tendenza o a creare delle norme più restrittive e meno convenienti nei confronti di chi vuole delinquere».

L’Europa senza norme per il contrasto alle mafie

Torna, nelle parole di Gratteri, il concetto di Europa come prateria comoda per la criminalità organizzata.
«C’è poca collaborazione tra gli Stati – ha spiegato il magistrato – soprattutto sul piano normativo. Noi siamo in Europa perché abbiamo una moneta unica, perché parliamo di commerci. Però sul piano del contrasto alle mafie ognuno va per i fatti suoi. Esiste Eurogest, esiste Europol, esiste Interpol, però sono più sigle che sostanza rispetto a quello che sta accadendo in Europa soprattutto nel campo del riciclaggio. Fuori dall’Italia ci sono norme molto più blande ed è più facile riciclare senza controlli. Non c’è un tetto, c’è solo una direttiva europea che consiglia di porre un limite al contante sopra i 10mila euro. Si può andare nel Paese più ricco d’Europa, la Germania, dove c’è la più alta concentrazione di ‘ndrangheta dopo l’Italia, e comprare una macchina da 100mila euro e nessuno chiederà conto da dove provengano quei soldi». «Questo spinge le mafie a guardare all’Europa – ha spiegato il magistrato – per vendere cocaina e con quei soldi comprare tutto ciò che è in vendita». 

La pericolosa crescita della mafia albanese

«Noi vediamo spesso delle joint venture tra ‘ndrangheta e mafia albanese. La vediamo sempre più protagonista la mafia albanese e sarà la mafia emergente in Europa che già sta dando filo da torcere agli olandesi. Io 20 anni fa avevo avvertito gli olandesi di stare attenti al sistema blando che hanno di contrasto alla criminalità organizzata. Non sono stato ascoltato. Oggi l’Olanda si trova con la ‘ndrangheta, con la maffia – la terza generazione della mafia nordafricana –, e con gli albanesi. Quando parliamo di albanesi non dobbiamo pensare a quella criminalità dedita alle rapine in villa. La mafia albanese la vediamo in Sud America, in Europa. L’Albania è un grosso snodo per quanto riguarda l’importazione di eroina dall’Afganistan dove ci sono decine di tonnellate di eroina ferme per essere vendute in Europa. E poi c’è il traffico di armi dove l’Albania sarà ancora di più protagonista perché vediamo che è un’organizzazione molto forte che riesce ad affermarsi anche nei confronti delle altre mafie storiche italiane». 

Disastro Afganistan e quei reati tollerati che ci si ritorcono contro

«La guerra in Afganistan – ha spiegato Gratteri – è stata un disastro anche e soprattutto per il finale. Dopo 20 anni di occupazione hanno lasciato lì tutto e non sono riusciti minimamente a contrastare le coltivazioni di oppio. Anzi, sono state tollerate al punto che oggi c’è un aumento della vendita e del consumo di eroina proprio perché il prezzo si è abbattuto grazie alla grande quantità disponibile. Oggi si è tolto questo “tappo” dall’Afganistan e stanno arrivando in Europa consistenti quantità di eroina». 
Nessuno ha mai combattuto questo stato di cose in Afganistan perché, secondo il procuratore «quando si occupa uno Stato, è brutto dirlo, però si cerca di avere degli equilibri, cioè di non tirare molto la corda e, quindi, ci sono dei margini di tolleranza. La stessa cosa accade nel Sud del Sahara. Quando gli Stati europei che sono fisicamente lì vedono queste carovane di immigrati, organizzate da criminali del Centro Africa, non intervengono. Nei checkpoint internazionali nessuno li ferma. Passano attraverso il deserto, poi abbiamo le gabbie in Libia e dopo vediamo il Mediterraneo trasformarsi nel cimitero di questi poveri disgraziati. Molte volte tollerare reati e gruppi criminali che organizzano immigrazioni illegali o tollerare la coltivazione dell’oppio in Afganistan, o la detenzione di armi da guerra, si trasforma in un boomerang per il mondo occidentale».(redazione@corrierecal.it)

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