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l’inchiesta

‘Ndrangheta, la “Via della Seta” del narcotraffico

Liguria crocevia del business per i clan calabresi. La frontiera degli scali nel nord Europa e i profitti riciclati in Germania. La rotta per Odessa e la Transnistria (e cosa cambia con la guerra i…

Pubblicato il: 16/04/2022 – 6:53
di Pablo Petrasso
‘Ndrangheta, la “Via della Seta” del narcotraffico

LAMEZIA TERME Le indagini della magistratura, la ricerca di nuove rotte durante i mesi più duri della pandemia, la guerra in Ucraina e i calcoli geopolitici. I broker della cocaina (e non solo) devono tenersi aggiornati, modificare i propri piani e gestire mutamenti globali se vogliono soddisfare i desiderata delle organizzazioni criminali. I canali di rifornimento della droga mutano in continuazione. L’invasione russa non è una circostanza ininfluente. Basti pensare al porto di Odessa, centro di (quasi) tutti i traffici che portano al Mar Nero e alle aree grigie dell’Europa centro-orientale. Da anni, secondo investigatori e osservatori, lo scalo è al centro di uno scontro interno tra municipalità cittadina e governatorato della regione. Il nodo della contesa è la dogana di una città in cui mafia russa, cinese e ‘ndrangheta hanno cercato, e spesso trovato, rifugio a pochi chilometri dalla Transnistria, area presidiata da un nutrito contingente militare russo e, di fatto, sottratta alla legalità internazionale. Zona di passaggio per i traffici dei clan; 3.500 chilometri quadrati “sottratti” alla Moldova e non riconosciuti dalla comunità internazionale. Il luogo ideale in cui far perdere le proprie tracce. Tracce dei traffici delle cosche sulle sponde del Mar Nero emergono invece dalle cronache: è il 10 agosto 2021 quando il Servizio di sicurezza dell’Ucraina sequestra 60 chili di cocaina (10 milioni di euro il valore sul mercato) nel porto commerciale di Pivdenny Sea (foto sopra). In carcere finiscono i tre presunti responsabili dello smistamento locale della droga, che segue su base globale lo schema classico: partenza dall’America latina e arrivo in Europa secondo una rotta non ancora consolidata. Altri tempi: allora i venti di guerra del Donbass non erano percepiti dell’area occidentale del Paese. Oggi lo scenario è cambiato. E con esso, probabilmente, le ricerche di scali “sicuri”.  

La Liguria crocevia per il narcotraffico della ‘ndrangheta

sequestro_cocaina_porto_genova

Tra questi si conferma la Liguria, nuovo crocevia per il narcotraffico. Nonostante le misure di contenimento abbiano determinato, secondo la Dia, «un rallentamento globale delle transazioni commerciali nelle aree portuali della Regione (Genova, La Spezia e Vado Ligure) che rappresentano snodi cruciali per i traffici illeciti», i numeri restano altissimi, specie in termini percentuali. «Il dato – riporta la relazione semestrale della Direzione investigativa antimafia – viene evidenziato dalla Relazione Annuale “Dcsa 2021” della Direzione centrale per i Servizi antidroga pubblicata il 18 giugno 2021 che, nel sottolineare un decremento delle attività illecite rispetto all’anno precedente, evidenzia la conclusione di 822 operazioni antidroga il 59,85% delle quali hanno riguardato la piazza di Genova». Considerazioni simili valgono «per quanto attiene alla frontiera terrestre di Ventimiglia da sempre transito di corrieri provenienti dal nord Africa. Questi muovendosi lungo la direttrice terrestre Spagna-Francia-Italia tentano di importare attraverso quel valico autostradale grandi quantità di hashish e marijuana principalmente coltivate nel nord del Marocco. Proprio in tale passante nel periodo di riferimento è stato sequestrato il 99,38% del totale di hashish ed il 44,73% del totale di marijuana intercettati su base nazionale». 
Su chi tiri le fila di questi traffici, gli investigatori sembrano non avere dubbi: «Pare oramai assodato – scrivono – il coinvolgimento delle consorterie ‘ndranghetiste radicate sul territorio. Da anni infatti esse sono in grado di avvalersi di basi logistiche liguri per l’importazione di cocaina. In proposito si ricordano gli esiti dell’operazione “Molo 13” conclusa dalla Guardia di finanza il 15 aprile 2021 con la quale è stato evidenziato il coinvolgimento della cosca Gallace di Guardavalle e delle sue ramificazioni presenti in diverse regioni tra cui la Liguria nel traffico di cocaina dalla Colombia, dal Brasile e dal Costarica». La Liguria è terra di immigrazione per gli ‘ndranghetisti «sin dagli anni 50 per il florido tessuto economico, essendo tra l’altro un crocevia strategico tra Versilia, Costa Azzurra, regioni del nord Italia e nord Europa». Ed è anche una proiezione verso le mete dei traffici globali, per via dei «facili collegamenti verso altri continenti grazie agli scali portuali». 

I cinque porti italiani nella “Via della Seta” dei clan

È un settore, quello del traffico di stupefacenti, che «non sembra abbia fatto registrare flessioni nell’ultimo periodo nonostante» la crisi pandemica. Segno che i canali di distribuzione funzionano. E, forse, che i clan calabresi hanno scelto di diversificare rotte e scali di riferimento. Gioia Tauro, Genova, La Spezia, Vado Ligure e Livorno sono i porti nei quali si sono registrati «significativi approdi di droga». Snodi centrali in quella che può essere immaginata come una sorta di “Via della Seta” del narcotraffico. Sempre l’inchiesta Molo 13, d’altra parte «ha evidenziato la capa- cità delle cosche catanzaresi di pianificare ingenti importazioni di cocaina dal Sud America e di rivenderla in Europa, Nuova Zelanda e Australia». In questo sistema, il porto di Gioia Tauro – rispetto al quale di recente il procuratore capo della Dda di Reggio Calabria ha sollecitato la «non criminalizzazione» – «fino al 2018, sembrava avesse perso il primato di scalo marittimo privilegiato per l’ingresso in Europa della cocaina proveniente dal Sud America, inviata invece verso altri terminal del Mediterraneo e del Nord Europa. Invero, a partire dal 2019 si è registrata nuovamente la crescita dei quantitativi di droga sequestrati presso lo scalo calabrese. Nel 2020 sono stati recuperati ben 5 mila kg circa di cocaina e nel solo semestre in esame (il primo del 2021, ndr) ne sono stati sequestrati oltre 7.500 chili».

Obiettivo Nord Europa: Anversa, Amburgo e Rotterdam

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Nelle rotte della cocaina assumono un valore strategico anche i porti del nord Europa. «Rilevanti indagini internazionali di polizia – è ancora l’analisi della Dia – hanno consentito di dimostrare un costante utilizzo del porto di Anversa, da parte dei clan mafiosi, per l’importazione degli stupefacenti diretti al mercato italiano. In particolare la ‘ndrangheta, servendosi di intermediari internazionali, sfrutta le rotte provenienti dall’intero Sud America per far arrivare in Europa grandi carichi di sostanza stupefacente sfruttando lo scalo commerciale». Anversa “chiude” un triangolo di porti che vede fiorenti attività di narcotraffico assieme ad Amburgo e Rotterdam. In parte, questi traffici sarebbero gestiti dalla famiglia Giorgi di San Luca. Un business attivo tra Olanda, Germania, Spagna e Italia «i cui profitti risulterebbero investiti in attività commerciali, soprattutto in territorio tedesco». È il filone investigativo “Platinum Dia” ad aver illuminato gli affari in corso. Gli elementi acquisiti hanno svelato «attività di narcotraffico dal Sud America a mezzo di navi porta-containers, con destinazione i porti del nord Europa. (…) Sono state altresì monitorate diverse trattative con membri della famiglia Assisi (due rilevanti esponenti dei quali sono stai catturati in Brasile nel luglio 2019) per l’approvvigionamento di cocaina dal Brasile, nonché con narcotrafficanti albanesi, romeni e colombiani stanziali in Olanda e Belgio». (p.petrasso@corrierecal.it)

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